11/11/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



A che punto è il piano delle grandi opere decennali, promesse da Berlusconi nel 2001? Solo il 12 percento è stato terminato. E il resto? Promesse

Il contratto con gli italiani firmato nel salotto di Bruno Vespa da Silvio Berlusconi l'8 maggio 2001 contemplava un piano decennale per le grandi opere, inserito nella legge Obiettivo 443/2001. Si trattava di grandi lavori infrastrutturali, elencati in base a tre criteri progressivi: priorità, criticità ed emergenza. Il 40 percento delle opere avrebbe dovuto essere realizzato entro cinque anni. O almeno, entro quel lasso temporale i cantieri avrebbero dovuto essere aperti. Quali sono i risultati di quella promessa, che il premier oggi dimissionario si impegnava a mantenere, siglandola teatralmente con il suggello della sua firma? Pochi, scarsi, o addirittura nulli.

Solo per le opere considerate indispensabili è ipotizzabile parlare di fatti. Per il resto, Ponte di Messina in primis, si è trattato di impegni illusori.

Partiamo dai cosiddetti 'Corridoi Ferroviari' con carattere di emergenza (e non di priorità o criticità). Per la Parma-La Spezia, la 'Pontremolese', lo stato di attuazione è alla progettazione preliminare, così come per la Napoli-Reggio Calabria e per la Palermo-Messina-Catania. Per quest'ultima, il processo di potenziamento è stato invertito negli anni: dal 2007 sono state soppresse sei coppie di corse dei treni a lunga percorrenza da e per la Sicilia e ridotte le unità navali adibite al traghettamento dei treni. All'aprile di quest'anno, nell'"Elenco opere infrastrutture strategiche" elaborato dalla Camera nell'aprile 2011, si legge che la Tav Torino-Lione, verrà completata nel 2023.

I 'corridoi stradali e autostradali' hanno visto poche realizzazioni importanti nei tempi stabili. Adeguamento del traforo del Frejus: completamento nel 2015. Adeguamento traforo del Monte Bianco: ancora allo stadio di progettazione, nessuna previsione di conclusione. Pedemontana veneta: la prima pietra è stata posata alcuni giorni fa. Pedemontana lombarda: cantieri aperti nel 2010. Parma-Verona (corridoio Tirreno-Brennero): ad aprile 2011 l'Anas ha approvato il progetto definitivo, nessun tempo certo di conclusione. Galleria di servizio del Gran Sasso: in fase di progettazione.

Della Venezia-Cesena (Nuova Romea o Romea commerciale) nel 2009 è stato ultimato il progetto esecutivo e nel 2010 è arrivata favorevole valutazione di impatto ambientale. I lavori della Salerno-Reggio Calabria sono frammentati in decine di appalti infiniti e la data di conclusione non è prevedibile, anche se per il presidente dell'Anas, Paolo Ciucci, l'opera terminerà entro il 2013. I lavori alla Siracusa-Gela vanno avanti a singhiozzo (alcuni cantieri, come lo svincolo di Siracusa) sono stati aperti nel 2010, mentre per la Tangenziale di Napoli sono in corsi lavori per la riqualifica delle stazioni di esazione, la cui conclusione è prevista per il 2014. Passante di Mestre: concluso nel 2009. Livorno-Civitavecchia: cantieri aperti nel 2009, conclusione prevista nel 2017. Palermo-Messina: i 40 chilometri conclusivi sono stati realizzati nel 2009. Il raddoppio della Milano-Brescia vedrà forse la conclusione nel 2014, mentre il raddoppo della Bologna-Firenze, con la variante di valico, ha subito rallentamenti a causa di una frana in Val di Sambro e probabilmente l'inaugurazione slitterà oltre il 2013.

Per le metropolitane, Genova è in fase di progettazione preliminare. A Napoli è stata siglata l'intesa nel 2009 ma i lavori devono ancora iniziare. A Roma i lavori sono iniziati nel 2007. Da allora sono stati costruiti 19 chilometri di gallerie. A Milano, dove su iniziativa locale le linee assistono a prolungamenti annuali, sono stati stanziati nel 2009 i fondi della legge obiettivo.

Opere idrogeologiche. Solo una, la più colossale, ovvero il Mose (la diga di cassoni per proteggere Venezia) è in fase di avanzamento. All'aprile di quest'anno i lavori erano al 60 percento. Per il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, i cantieri chiuderanno nel 2015. Per la messa a regime del bacino dell'Isonzo e dell'Arno siamo ancora alla fase dei protocolli d'intesa per le progettazioni preliminari. Sul sito dell'Autorità di bacino dell'Arno, dopo la sigla di un'intesa del 2005 tra ministro dell'Ambiente, Ato e Giunta Toscana, l'unica indicazione è la "progettazione di un immensa opera pubblica". Messa a regime dei sistemi torrentizi campani: interventi a macchia di leopardo, alcuni dei quali conclusi. Tuttavia, consultando il sito dell'autorità di bacino del Sarno (l'area campana maggiormente colpita da frane e alluvioni nel 1998, nella sezione 'attività', si legge che"per consentire l'effettivo avvio degli interventi è necessario avviare la progettazione definitiva ed esecutiva del progetto di sistemazione idraulica del fiume Sarno").
Per la messa a regime dei sistemi torrentizi liguri e del bacino del Tevere si rimanda al disastro di Genova di qualche settimana fa e alla piena del Tevere del 2008. In merito al Volturno, le ultime attività reperibili sul sito dell'Ato Volturno-Garigliano, sono i piani stralcio per l'assetto idreogeologico e il rischio idraulico approvati (al 2007). Alla sezione 'piani adottati' non risulta nulla. Sicilia, Calabria e Abruzzo, anch'esse interessate dalla messa a regime dei sistemi torrentizi, hanno sviluppato un'intensa attività di progettazione, monitoraggio e studio. Ma, come si rileva sul sito del ministero dell'Ambiente, la maggior parte dei progetti sono ancora sulla carta. O nemmeno su quella.

Perché questi ritardi? Perché in due governi di centrodestra (e uno di centrosinistra), i costi delle opere definite strategiche sono lievitati dai 125,8 miliardi di euro del 2001 ai 358 miliardi del 2010. Se la spesa pubblica per le infrastrutture è stata di 11,3 miliardi (stanziamenti erogati e mutui attivati), per attuare il programma per intero ci vorrebbero oltre trecento anni. La legge Obiettivo, che doveva integrare il piano decennale, lo modificò creando un mostro faraonico: da 196 opere si è passati a 348, secondo il Servizio studi della Commissione Ambiente della Camera. Era stata promessa l'apertura del 40 percento dei cantieri, mentre al giugno 2011, secondo quanto stimato da Legambiente, il 50,9 percento delle opere previste è ancora in fase di progettazione preliminare o allo studio di fattibilità. Quelle realizzate, cantierate o in gara, dieci anni dopo (e non cinque) rappresentano il 32 percento. Quelle interamente realizzate un magro 12,6 percento.

Luca Galassi

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