14/07/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Parte la missione di Msf di aiuto agli immigrati impiegati nell'agricoltura
Lavoratore straniero stagionale impiegato nella raccolta dei pomodori in Sud Italia. Copyright Medici senza frontiere.Quattro persone su dieci vivono in edifici abbandonati, quasi altrettante in condizioni di sovraffollamento. Circa la metà non dispone di acqua corrente né di servizi igienici, il 30 per cento deve fare a meno dell’elettricità. Una popolazione dimenticata, ignorata, “invisibile” il cui lavoro arriva sulla tavola di tutti, ogni giorno con i prodotti dell’agricoltura italiana. Non si tratta infatti di popolazioni lontane, ma di persone che lavorano in Italia nella stagione dei raccolti. E’ questo infatti il quadro tracciato da un’indagine condotta da aprile a dicembre 2004 dall’Organizzazione non governativa Medici senza frontiere (Msf), che ha raggiunto, intervistato e curato i lavoratori stagionali immigrati, impiegati nell'agricoltura nelle regioni del Sud Italia. Dal 15 luglio alcuni operatori dell’organizzazione ritorneranno nel Sud, per fornire assistenza medica, per verificare e denunciare anche quest'anno le loro condizioni di vita e di lavoro. “Saremo principalmente nella provincia di Foggia, per tre mesi, più o meno dal 15 luglio al 15 settembre”, racconta a PeaceReporter Andrea Accardi, coordinatore dello studio. “La scelta di Foggia è stata fatta sulla base di ciò che abbiamo visto lo scorso anno: è la zona in cui le necessità sono maggiori e arriveremo nel momento della stagione in cui queste persone veramente non hanno niente. Lo staff sarà composto da un logista, un mediatore e un medico e cercheremo di portare avanti interventi di primo livello, con cliniche mobili”.

Rifugio per dormire di un gruppo di lavoratori stagionali immigrati nel Sud Italia. Copyright Medici senza frontiere. Nessuna tutela. Lo scorso anno erano state percorse diverse regioni: Campania, Puglia, Basilicata, Sicilia e Calabria, visitando e intervistando 770 lavoratori su verosimilmente 12mila totali. “I risultati dell’inchiesta sono allarmanti: la grande maggioranza dei lavoratori incontrati vive in condizioni igieniche e alloggiative inaccettabili e non rispondenti agli standard minimi fissati dall’Alto commissariato Onu per i Rifugiati (Unhcr) per l’allestimento di campi profughi in zone di crisi”, denuncia Msf.  La metà degli stranieri incontrati, infatti, non aveva alcun permesso di soggiorno valido, un quarto circa era richiedente asilo, oltre il 6 per cento aveva lo status di rifugiato e il 19 per cento un permesso di soggiorno per motivi diversi dal lavoro stagionale. “Nessuno degli stranieri visitati da Msf godeva del contratto di lavoro previsto dalla legge per gli immigrati stagionali impiegati in agricoltura” insiste l’organizzazione nel comunicato stampa sui risultati dello studio. Ed ecco che la metà degli intervistati ha dichiarato di ricevere 25 euro o meno per un giorno intero di lavoro (nove-dieci ore), molti lavorano solo due-tre giorni a settimana e in un terzo dei casi sarebbe a loro carico il trasporto sul posto di lavoro (circa 5 euro). Il risultato è che nella metà dei casi gli stranieri hanno dichiarato di non riuscire nemmeno a mandare denaro a casa. Inoltre, “il 30% degli intervistati ha dichiarato di aver subito qualche forma di violenza, abuso, o maltrattamento negli ultimi 6 mesi in Italia. Nell’82,5% dei casi l’aggressore era un italiano”, si legge ancora nel comunicato.

Lavoratore stagionale straniero impiegato nella raccolta dei meloni in Sud Italia. Copyright Medici senza frontiere. Sanità fantasma. Nonostante gli stranieri regolari abbiano diritto all’iscrizione al Servizio sanitario nazionale e anche gli irregolari possano usufruire di cure mediche in forma anonima grazie a un codice numerico chiamato STP (straniero temporaneamente presente), secondo il rapporto “il 75% dei rifugiati, l’85,3% dei richiedenti asilo e l’88,6% degli stranieri irregolarmente presenti visitati da Msf non beneficiava di alcun tipo di assistenza sanitaria”. Il risultato? L’organizzazione ha riscontrato una o più patologie a quasi tutti coloro che hanno chiesto di essere visitati. Nella metà dei casi si trattava di malattie infettive: della pelle, intestinali, del cavo orale, respiratorie (anche tubercolosi). La stagione 2005 per i lavoratori stagionali è iniziata e le cliniche mobili ripartono, per ascoltare, visitare e informare. “Ci proponiamo di agire analogamente allo scorso anno dal punto di vista medico, con un migioramento della qualità: sulla base dell’esperienza precedente, abbiamo voluto come medico un infettivologo. Inoltre è nostra intenzione far conoscere queste realtà, portarle alla luce nei luoghi e nei modi ai quali avremo accesso, portando avanti alcune iniziative pubbliche sui territori in cui questi stranieri vivono e di cui nessuno parla”, conclude Accardi.

 

Valeria Confalonieri

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