04/07/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



300mila sfollati e sei morti per le demolizioni. La denuncia
Ruspe padrone del mercato di MbareContinua l'operazione di demolizione dei quartieri poveri della capitale e di altre città dello Zimbabwe. Ad oggi il numero degli sfollati è salito a 300mila, secondo una stima delle Nazioni Unite, e ci sono già sei vittime. Da lunedì scorso si trova nel paese Anna Tibaijuka, direttore generale dell’agenzia Onu per il diritto alla casa,  Habitat, e inviato speciale del segretario generale Kofi Annan. Deve monitorare se l’operazione di demolizione delle case e mercati abusivi lanciata a fine maggio dal governo di Robert Mugabe sia lecita; è stata definita ‘Operation Murambatsvina’, ossia ‘Gettiamo via la spazzatura’. Finora ha solo commentato: “Ho chiesto agli sfollati se stessero bene, e e ho ricevuto un sonoro ‘No!’ all’unisono”. Mugabe, al potere da oltre 20 anni, dichiara di voler ripulire le città dalla microcriminalità ed eliminare mercati illegali ed economia sommersa, a cui attribuisce la crisi cronica in cui si trova il Paese australe, un tempo tra i più floridi del continente. Ma dall’opposizione del Movimento Democratico (Mdc) s’accusa il governo di abbattere le favelas per punire i cittadini che hanno votato in massa contro il suo partito ’Zanu Pf’ alle elezioni del 31 marzo. Intanto si sono avute le prime sei vittime, come denunciato da un rapporto del primo luglio dell’associazione ‘Amnesty International’. I primi tre sono bambini del sobborgo di Chisangwatu nella capitale, feriti al capo o rimasti intrappolati dal crollo delle macerie delle baracche in cui vivevano. Le altre vittime vengono dal sobborgo di Porta Farm in Harare, dove in settimana un ragazzo impaurito è stato investito da un’auto della polizia, una donna malata non è riuscita a scappare davanti alle ruspe e una bimba di 18 mesi è morta schiacciata da un muro di casa abbattuto.
 
 
Demolizioni in corsoLettera di rabbia e parole di tristezza. ‘Peacereporter’ ha ricevuto in un momento così drammatico le note amareggiate di una cooperante italiana che cura in Zimbabwe il programma di una Ong, sempre del nostro Paese; omettiamo di riportarne i nomi per la loro sicurezza. Vi si legge un appello ad intervenire e una denuncia della crudeltà della dittatura. Scrive la nostra amica da Harare: “Quello che sta succedendo qui fa rabbia e tristezza.
Hanno iniziato fermando i pulmini pieni di persone all'entrata della città, per farli scendere e camminare per chilometri fino al lavoro. Poi si sono concentrati sulle aree povere di Harare e delle altre città, dove la gente che dalle campagne veniva a cercare lavoro si era costruita casette, tutte con il tetto in amianto. Povera gente. Case in parte abusive, ma a maggioranza autorizzate e incoraggiate dal comune. Sono state demolite con le ruspe, la gente buttata fuori. I più fortunati hanno salvato qualche mobile, e per non vederselo rubato ci dormono di fianco di notte. Qui è inverno e la temperatura può anche andare vicina allo zero di notte!”
Un’associazione caritatevole cristiana ha denunciato, senza fornire prove, la morte per assideramento di quattro ‘squatters’ sfollati in giugno. Il programma alimentare mondiale, agenzia Onu, ha dichiarato venerdì che circa 4 milioni di zimbabwesi hanno disperato bisogno di aiuto alimentare.

 
Quel che resta di un'abitazioneRuspe su case e mercati. Il racconto prosegue dettagliato. “In seguito hanno distrutto il mercato più grosso di Harare, in un quartiere chiamato Mbare, dove si poteva trovare di tutto. Mercato bruciato, gente sgomberata, senza che nessuno fiatasse. Anche tanti bambini di strada sono stati arrestati, e tanti degli orfani che andavano all'asilo di Mbare non si trovano più.
Migliaia di persone sono state fermate, altre migliaia caricate su camion che li portano in alcune fattorie nelle aree rurali, che funzionano da campi di concentramento; da queste le persone escono solo se dimostrano di avere trovato un lavoro nella zona da dove venivano. Ma nelle aree rurali da dove provengono si è praticamente alla fame, e anche se qualcuno aveva un pezzo di terra sarà stato dato ad altri da tempo! Ovviamente questi campi di concentramento non hanno nessuna attrezzatura igienica ma a noi è proibito andare a vedere.
Quando sono arrivata in aprile lungo le strade c'erano bancarelle improvvisate in cui si vendevano avocadi, pomodori, arance, patate, verdura. Anche quelli spazzati via, dove c'era qualche strutturina in bambù è stata bruciata.
L’operazione ha coinvolto altri mercati, città, fino alle campagne, dove i venditori di strada sono stati cacciati, i loro banchetti bruciati, persino in zone dove non esistono negozi per diversi chilometri. Il tutto in un paese senza mezzi di trasporto e con un raccolto che si prevede basterà per due mesi.


Lo spettacolo desolato post-demolizioniDittatura e repressione. Questa è una dittatura. Che ha instaurato un livello di repressione tale per cui la gente ha paura anche di fiatare. Parlando con chi lavora con noi si percepisce il terrore: non sanno chi sarà il prossimo, la propria casa può essere dichiarata illegale e distrutta. C’è chi ha già perso la casa, chi lavora tutto il giorno col pensiero di tornare e non trovarla più. Ieri (mercoledì, ndr) e giovedì avrebbe dovuto esserci uno sciopero, ma non è successo nulla. O meglio, l'esercito era pronto ad intervenire, ma il terrore gli ha risparmiato lavoro.
Si sente in giro depressione per questi soprusi: la gente non reagisce più. Quando chiedo se si arrabbiano, rispondono di sì, ma poi aggiungono che “se ti rivolti finisce come nel 1999, quando la polizia e l'esercito spararono sulla folla”.
Io mi chiedo come sia possibile. Noi organizzazioni non governative siamo un altro bersaglio della propaganda per cui in questa situazione dobbiamo andare molto cauti. Ho tentato di fare delle foto, ma è pericoloso
(queste pubblicate a fianco sono state scattate di nascosto da un diplomatico, ndr). La cosa peggiore che può succedere a noi stranieri è l'espulsione, ma siamo tutti sotto shock. Anche le persone che vivono qui da anni dicono che una cosa così non era mai successa”. Per la prossima settimana l’inviata Onu deve stendere il suo rapporto. Intanto mercoledì l’Unione Africana ha detto da Addis Abeba che “ci sono questioni molto più importanti” per pensare di condannare Mugabe per queste demolizioni. Il Regno Unito sta meditando se proporre l’espulsione dello Zimbabwe dal Fondo Monetario Internazionale come ritorsione. Ma le ruspe non si fermano.
 
Red 
Categoria: Elezioni, Profughi, Popoli
Luogo: Zimbabwe
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