04/11/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Gustavo Petro, ex rivoluzionario, uomo di sinistra appena uscito dal Polo Democratico, diventa sindaco della capitale colombiana correndo da solo con un movimento appena fondato

Il nuovo sindaco di Bogotá è un ex guerrigliero rivoluzionario, figlio del processo di pace del 1989 e della Costituzione del '91 e spauracchio di tutte le élites colombiane. Si chiama Gustavo Petro, è esule dal Polo Democratico per il quale ha corso alle scorse presidenziali, e fondatore di un movimento tutto suo, il Movimiento Progresistas, con il quale ha sbaragliato la concorrenza fatta di due nomi tosti dai partiti solidi alle spalle: Enrique Peñalosa, sponsorizzato da Alvaro Uribe e dal partito della U, e Gina Parody, pupilla di Antanas Mockus, il verde ex sindaco della capitale tanto amato dai colombiani. 

Ma Petro, che in questi mesi è riuscito a compiere cambiamenti miracolosi sia al suo modo di esprimersi che ai suoi modelli di riferimento - vedi Hugo Chavez, di cui era amico e dal quale si è progressivamente allontanato nella sua corsa alla seconda carica del paese - non ha certo intenzione di fermarsi qui e appena eletto ha dichiarato: "Una delle grandi conseguenze di oggi è che i Progressisti si trasformano in un movimento nazionale per costruire una Colombia molto più democratica: il movimento della costruzione del XXI secolo".

A Petro, la prestigiosa rivista Semana ha dedicato la copertina di questo numero, scegliendo un titolo che la dice lunga "A chi fa paura Petro?". E in un lungo articolo spiega qual è la chiave del successo di questo uomo di sinistra che ha avuto il coraggio di criticare il suo stesso partito compiendo una scissione dolorosa e rigenerandosi. "Petro ha vinto per la sua trasformazione genuina dell'immagine e del suo appeal politico. Senza nessuna macchinazione di partito e con una candidatura decisa appena poche ore prima della chiusura delle iscrizioni, l'impresa di Petro nella capitale è comparabile a quella di Uribe nel paese nel 2002: entrambi, soli, sono scesi in campo con un programma molto differente e alla fine hanno vinto. In questo caso, Petro ha capito che per sintonizzarsi con i sentimenti dei bogotanos c'era bisogno, soprattutto, di convincere i cittadini del suo impegno e della sua abilità nella lotta alla corruzione". La capitale, infatti, in mano a Samuel Moreno, esponente del Polo democratico alternativo, quindi dell'opposizione al governo Santos, si è trasformata nella fiera della corruzione, tanto che il sindaco è finito in prigione per appropriazione indebita. Una situazione esplosiva che poteva ritorcersi contro a uno come Petro che, proveniente dalla medesima formazione politica, aveva anche contribuito a farlo eleggere. Eppure no. Al contrario. Gustavo Petro è riuscito a convincere l'elettorato che la cura a quel male provenisse proprio dal medesimo ceppo da cui era scaturito e su questo ha giocato tutta la campagna elettorale, iniziando dalla fuoriuscita, appunto, dal partito e dalla fondazione di un nuovo movimento casto e puro. Che gli ha permesso di agire in maniera nuova, indipendente, che lo ha portato a votare per il conservatore Alejandro Ordóñez come procuratore, di proporre al presidente Santos un avvicinamento per parlare di terre, vittime e acqua, e di distanziarsi, appunto, dall'amico fraterno Chávez. Come precisa Semana "Petro è uno dei migliori esempi delle giravolte che può fare la politica e della sua naturalezza dinamica. Il nuovo sindaco è un leader con un grande fiuto politico e con doti ormai consolidate".

L'ex guerrigliero ha dunque ora la sua occasione di dimostrare quanto vale, è qui che si gioca il suo futuro. "Se il Comune della capitale è una sorta di legittimo trampolino di lancio per la Casa de Nariño, l'impulso per il grande salto nasce dal riconoscimento di una eccellente gestione urbana. E per Gustavo Petro è arrivata l'ora di dimostrarlo come governatore", ha precisato El Tiempo, quotidiano della famiglia del presidente Santos, nel suo editoriale.

Gustavo Petro, però, per le élites resta il "coco", lo spauracchio, il lupo mannaro. E anche stavolta nessuno delle classi alte lo ha votato. Petro per questa gente resta un ex guerrigliero radicale che ha tentato il tutto e per tutto per creare una forza politica di sinistra che avesse successo e che si contrapponesse all'establishment. Ma in particolare Petro in questi anni ha incarnato l'opposizione battagliera e costruttiva in un paese per nulla avvezzo ad averne una efficiente. Nell'era Uribe, Petro si convertì nel suo anticristo. Da lui uscivano tutte le più severe bacchettate e denunce ufficiale al presidente del paramilitarismo. E ora l'anticristo di Uribe e combriccola è a capo di Bogotá, e in una sola volta ha sconfitto establishment, uribismo, governo e polo democratico. Grazie al suo porsi in maniera tollerante, paziente, rispettosa verso l'avversario, ha convinto anche gli scettici servendosi della sua eloquenza. E ha puntato tutto sul sentimento di ribellione che ha caratterizzato ultimamente l'elettorato bogotano. Il suo target: la classe media.

Il trionfo di un ex rivoluzionario senza partito in una carica tanto importante come il Comune di Bogotà avrà molte ripercussioni positive per la democrazia e, come sottolinea Semana, ribadisce come "le vie istituzionali siano molto più efficienti della lotta armata per portare la sinistra al potere. Il messaggio alla guerriglia è ormai chiaro: smobilizzarsi può valere la pena".

Stella Spinelli

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicitÓ