03/11/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



In America Latina le norme sull'aborto sono restrittive e repressive per la libertà della donna. Se Buenos Aires dice sì sarebbe una decisione storica

 

Scritto per noi
da Augusto Rubei

A breve l'Argentina potrebbe approvare una legge volta a legalizzare l'aborto entro le prime dodici settimane di gestione e il testo è già approdato in Parlamento per la discussione. La presidente Cristina Fernandez de Kirchner, rieletta nei giorni scorsi per la seconda volta a capo del governo di Buenos Aires, non ha ancora precisato la sua posizione in merito, ma in molti pensano che, se ci sarà una maggioranza parlamentare, non userà il suo potere di veto. Se il provvedimento verrà approvato sarà una vittoria per l'intera America Latina, dove le norme sull'aborto sono le più restrittive al mondo. Negli ultimi anni, infatti, hanno prevalso posizioni ultraconservatrici. Un esempio su tutti il Nicaragua, dove nell’ottobre del 2006 l'Assemblea Nazionale criminalizzò, con il voto favorevole dei sandinisti di Daniel Ortega, l'aborto terapeutico anche in caso di stupro. E che dire del Guatemala, dove l'aborto è punibile da sei mesi a tre anni di prigione e le donne delle aree rurali tentano l'interruzione della gravidanza ingerendo coriandoli con acquavite e chiodi di garofano, miscelati a 250 grammi di sale comune e 40 tavolette di Alka-Seltzer, solfato di sale inglese e olio di ricino. Proprio il paese governato da Álvaro Colom Caballeros detiene, dopo Haiti, il maggiore numero di aborti clandestini: 65.000 ogni anno. Culmine della regressione sociale è invece l'Uruguay, dove solo tre anni fa l'allora presidente Tabarè Vàzquez ha posto il veto a una legge sulla depenalizzazione. Paesi come Colombia o Bolivia si trovano in una situazione intermedia. Nel maggio 2006, la Corte Costituzionale colombiana ha stabilito che l'interruzione della gravidanza non è più un reato quando vi sia pericolo di vita per la madre, quando la gravidanza sia frutto di stupro o incesto e nei casi in cui vengano diagnosticati malformazioni fetali che rendano impossibile la vita al di fuori dell'utero. Fino ad allora, la legge criminalizzava l'aborto in qualsiasi circostanza.

L'America Latina, epicentro delle disuguaglianze sociali, è in debito con le sue donne, e alla discriminazione diffusa si aggiunge una violenza avallata dalle istituzioni, al punto che gli stupri sono più spesso motivo di vergogna per la vittima che reati da punire. L'alleanza tra la gerarchia cattolica e le classi dirigenti ha introdotto una logica di genere e sessista che priva le donne del libero arbitrio. Oggi il diritto all'aborto è garantito solo a Cuba e Città del Messico. Il risultato sono centinaia di migliaia di aborti clandestini, la prima causa di morte delle donne nella regione. Un recente sondaggio del SEMlac, il Servizio di notizie per le donne in America Latina e nei Caraibi, stima che tre milioni di donne, quasi la popolazione totale dell'Uruguay, ricorrono ogni anno all'aborto in 12 paesi. Mentre altri tre milioni vi ricorrono in Brasile, e la stragrande maggioranza lo fa clandestinamente.

Ad oggi, il costo di un aborto sicuro in Centro e Sud America oscilla tra i 300 ed i 1.500 dollari. Prezzo economicamente irraggiungibile per gran parte delle donne considerando il tasso di povertà della regione. Il metodo più utilizzato nelle cliniche private è l'aspirazione, anche se il misoprostol o cytotec, un medicinale nato per trattare le ulcere gastrointestinali con effetti secondari abortivi, è sempre più usato come un metodo sicuro per porre fine a gravidanze indesiderate e casalinghe. L'impiego del farmaco, tuttavia, è diventato ormai un atto clandestino in molti paesi, come l'aborto chirurgico. In alcune province argentine, "fino a poco tempo fa, le donne che arrivavano in ospedale con un aborto in corso venivano ammanettate al letto", ha confessato Silvia Juliá, attivista per l'Organizzazione cattolica per il diritto a decidere in Argentina. Secondo alcune stime del Guttmacher Institute, l'organizzazione no-profit che promuove la salute riproduttiva secondo i criteri dell'Oms, gran parte delle donne latino-americane che si sottopongono ad un aborto "hanno più di 20 anni, sono sposate e già precedentemente madri". Mentre nella maggioranza dei paesi sviluppati quelle che ricorrono all'aborto "sono più giovani di 20 anni, in generale celibi e, approssimativamente, la metà non ha avuto figli". Stando ai numeri: i poveri e gli analfabeti che richiedono l'interruzione di gravidanza sono solo lo 0,7 percento delle pazienti, mentre quelle con istruzione tecnica e superiore sono il 54 percento. Oltre l'80 è di religione cattolica. Solo il 10 percento è composta da minorenni e il 56 tra i 20 e i 29 anni.

A complicare la questione in America Latina è l'irregolare e insufficiente accesso alla contraccezione, compresa la contraccezione di emergenza o "pillola del giorno dopo”. I diversi progressi avviati nei vari paesi sono spesso frenati dalle politiche dei ministeri di salute pubblica e dalle pressioni dei gruppi conservatori e religiosi. Il Perù, ad esempio, è considerato un paese a basso uso di metodi contraccettivi moderni. Nel 2008 si stimò che il 48 percento di donne usava qualche anticoncezionale, in confronto al 78 della Colombia, il 75 dell’ Uruguay, il 72 di Cuba e il 70 del Brasile. Per questo, senza alcun dubbio, il neo disegno di legge in Argentina, dove oggi è ammesso il solo aborto terapeutico e bandito il consumo della "pillola del giorno dopo", rappresenta più che mai una speranza per l'America Latina, dove i potenti movimenti che si autodefiniscono "a favore della vita" continuano, senza remore, a spingere per un ritorno indietro fuori dal tempo.

Parole chiave: aborto
Categoria: Diritti
Luogo: Argentina