01/07/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Il protrarsi della guerra in Iraq fa nascere nuove forme di resistenza negli Usa
scritto per noi da
Matteo Colombi
 
Il segretario alla Difesa, Donald RumsfeldLa guerra in Iraq continua a mietere vittime americane, la situazione politica e la sicurezza degli iracheni sembrano in balia di caos e violenza; le forze armate sono alla ricerca disperata di nuove reclute, avendo dato fondo agli arruolati regolari e alla Guardia Nazionale (non abituata né equipaggiata per conflitti esterni). Tutto ciò logora i consensi alla politica di Bush, e il continuo sfrontato ottimismo risuona sempre più come un affronto, come un insulto all’intelligenza dell’americano medio.
 
Di fronte al calo dei consensi verso la guerra e la presenza americana in Iraq, specialmente dinanzi all’estendersi del dubbio e della stanchezza tra i ranghi dell’elettorato che ha sostenuto i repubblicani nella loro ascesa al dominio di Washington, l’amministrazione Bush è costretta a difendersi e a difendere la presenza in Iraq. Con i sondaggi d’opinione in caduta, incalzati da perdite continue, alcuni generali e il segretario alla Difesa Rumsfeld sono apparsi domenica scorsa negli show di rassegna politica per placare gli animi, per rassicurare che la transizione in Iraq sta progredendo, e al contempo per annunciare che gli insorti non verranno sconfitti in un batter d’occhio. Pazienza e perseveranza per il presente, riduzione delle aspettative ma ottimismo per il futuro. Questa è la linea.
 
Un soldato americano in IraqL’erosione dei consensi pare tanto drammatica da aver spinto il presidente Bush a parlare alla nazione martedì sera, per arginare il disfattismo che aleggia tra la popolazione, e che ormai fa vacillare alcuni rappresentanti repubblicani al Congresso. Le contraddizioni messe in moto da questo conflitto militare però vanno acuendosi. La crisi dell’Esercito è indipendente dai livelli di consenso pubblico. Dinanzi al logoramento delle truppe al fronte, le forze armate statunitensi stanno mancando le quote di reclutamento. I metodi di reclutamento si fanno sempre più aggressivi; il governo federale, in cambio di aiuti finanziari alle scuole locali, vuole liste dettagliate degli studenti, vuole accesso garantito per i suoi agenti reclutatori agli eventi chiave dell’anno scolastico, dalle partite di football ai balli di fine anno. Chiama a casa ragazzini di sedici, diciassette anni. Minori. Sa che già a diciotto anni è più difficile ingaggiare i giovani.
 
I tentativi di trasformare la scuola stessa in una estensione amministrativa dei centri di reclutamento, di compilare schede dettagliate per identificare gli studenti più proni a essere reclutati, le telefonate a casa, il tentativo di aggirare la supervisione dei genitori, stanno provocando non pochi malumori. Una associazione nata da una coalizione di organizzazioni pacifiste, di madri e di associazioni di quartiere, Leave My Child Alone, è sorta per contrastare, scuola per scuola, i tentativi del Pentagono di usare le scuole come centri di reclutamento. Il nome ne definisce il programma: ‘Lascia Stare mio Figlio (o Stai Lontano da Mio Figlio)’. Una linea di azione è quella di notificare ai genitori il diritto di ritirare e/o negare l’accesso ai dati dei propri figli, e di togliere il loro nome dalle liste fornite al Pentagono per la costruzione di una banca dati di tutti gli adolescenti d’America, nonché dalle liste fornite ai centri di reclutamento locali. L’altra linea d’azione si basa su un contrasto assai più diretto, di vero e proprio contro-reclutamento.
 
Il presidente Usa George W. BushIl sistema politico è bloccato e inconcludente, ma la resistenza dal basso fa muovere le cose. E crea disagio tra i politici, che incominciano a vacillare. Il protrarsi del conflitto in Iraq ha di fatto spinto le forze armate americane a logorare il rapporto tra soldati e politici, e tra soldati e Pentagono; e di seguito, a logorare il rapporto tra le forze armate e la popolazione da cui traggono reclute (i poveri e la classe lavoratrice, le minoranze etniche e razziali). La sopraggiunta stanchezza dei sostenitori di Bush, incantati da una vittoria apparsa facile e ora disorientati, si aggiunge dunque alla sempre più incisiva militanza di un dissenso più diretto e interessato tra coloro che rischiano di pagare il prezzo della guerra, e tra coloro che questa guerra l’hanno rifiutata a priori.
Categoria: Guerra, Politica
Luogo: Stati Uniti
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