Sfollamento degli indigeni e sfruttamento delle risorse minerarie e idriche in Orissa

In un
giorno di fine maggio, nelle ore più calde del primo pomeriggio, centinaia di
persone, la maggior parte donne coi bambini in braccio, hanno marciato
pacificamente da Kuchepadhar a Tikiri, due villaggi dello Stato indiano
dell’Orissa, nella regione meridionale del Kashipur, abitata da popolazioni
tribali e ricca di risorse naturali e minerarie. I manifestanti della tribù dei
Kue Kondhs hanno protestato per l’ennesima volta contro le attività di
estrazione di bauxite del consorzio canadese Uktal Alumina & Alcan che
costringeranno presto migliaia di indigeni ad abbandonare case e terre. Ma non
solo: la marcia voleva anche denunciare la repressione poliziesca contro coloro
che si oppongono all’installazione dell’impianto. Invano però. “Verso le sedici
i dimostranti sono arrivati alle porte di Tikiri, dopo aver camminato per 12
chilometri, e hanno trovato alte barricate che impedivano loro di entrare in
città”, racconta a PeaceReporter il
documentarista Vinod Raja che, nel tentativo di filmare il raduno, è stato
fermato e picchiato dai poliziotti. “Sono andato vicino alle barricate per
riprenderle, ma alcuni poliziotti mi hanno colpito e cercato di strapparmi
dalle mani la cinepresa. Per fortuna sono riuscito a salvare il filmato.
Registi e giornalisti indipendenti sono sempre più vittime di attacchi di
questo tipo negli ultimi tempi in Orissa”.
Sfollamenti ed esaurimento delle risorse. La lotta
indigena contro gli impianti di estrazione di bauxite è cominciata tredici anni
fa, quando sono state intaccate le Sacre e Antiche Montagne chiamate BapliMal.
“Qui l’Uktal Alumina e la compagnia indiana Hindalco hanno avviato un progetto
che esaurirà la bauxite in circa venti anni e colpirà la popolazione di 82
villaggi, ovvero circa 30mila persone”, continua Raja. “Le esplosioni e gli
scavi, infatti, distruggeranno queste montagne antiche e fragili e
provocheranno il prosciugamento dei tanti torrenti e fiumi che vi scorrono e
forniscono acqua ai loro abitanti. Questi ultimi avevano anche chiesto alle
autorità che fossero costruite piccole dighe per ottimizzare l’uso dell’acqua,
ma niente finora è stato fatto dal governo”. L’impianto estrarrà nove milioni
di tonnellate di bauxite ogni anno e renderà alla joint-venture
indo-canadese un miliardo di dollari.

I Kue Kondhs. Cacciare
i Kue Kondhs dalle loro terre significa cancellare usanze e pratiche
ancestrali. Gli indigeni, che parlano anche
una lingua diversa, il “kue”, sono per lo più contadini e adottano metodi di
coltivazione sostenibili. Producono molte varietà di riso e legumi senza
utilizzare fertilizzanti e altri prodotti chimici. Tipi di cereali come il
kuthi, il kodho e il ragi non si trovano in altre parti dell’India e
probabilmente del mondo.
La
sopravvivenza di queste popolazioni è in pericolo. In alcune zone del
Kashipur
si vive in un vero e proprio stato di polizia e le forze dell’ordine
presidiano
gli impianti minerari intorno ai villaggi. In passato i poliziotti
hanno
persino aperto il fuoco contro i manifestanti uccidendone alcuni. Altre
persone
sono state poi arrestate con false accuse e senza essere processate.
“Anche
molte donne sono state picchiate e incarcerate. Al momento la gente del
Kashipur ha paura di avventurarsi fuori dai villaggi”, denuncia il
documentarista. “Molti sono stati arrestati mentre si recavano ai
mercati
settimanali. Tanto che alcuni sono stati sospesi provocando danni
all’economia
locale. Gli indigeni, infatti, sopravvivono grazie al commercio dei
loro
prodotti: ragi, pesce, verdure, sale e zucchero".
Una questione globale. Il
problema dello sfruttamento selvaggio delle risorse riguarda tutta l’India. E
spesso
sono proprio le aziende locali a consentire questi abusi contro la popolazione
e la natura. Raja ci spiega la situazione con una metafora cinematografica: “Negli
anni della lotta per l’indipendenza dalla Gran Bretagna, gli imprenditori Tatas
e Birlas sostennero la lotta per la libertà. Ma oggi le loro aziende hanno
violato i minimi standard ambientali e di sicurezza e i diritti fondamentali di
molte persone. E’ la storia di Frankestein che una volta cresciuto si rivolta
contro il suo creatore e i suoi principi”.