01/07/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



La Coca Cola torna in Iraq. Ma trova molti concorrenti arabi
Scritto per noi da
Francesca Jaccod
 
 
La Coca Cola torna in Iraq. Dal primo luglio, le bollicine più famose del mondo saranno distribuite camioncocacola_iraqsulle rive dell'Eufrate dall'azienda turca ''Efes Sinai Investment'', attraverso la sussidiaria "Coca Cola Bottling Company of Iraq FZCO". La bibita gassata nata ad Atlanta si riaffaccia sul mercato iracheno dopo 25 anni, da quando era stata messa al bando da Saddam Hussein perché considerato simbolo della cultura "a stelle e strisce".
 
Gli anni di embargo e regime non hanno certo placato la sete di Coca Cola in Medio Oriente e, grazie alla collaborazione con Efes Holdings, primo produttore turco di bevande analcoliche, la bibita sarà disponibile anche in Iraq. Le cola sono "halal" (lecite), non contengono alcolici e possono essere bevute senza infrangere i precetti islamici. Ecco perché negli ultimi tempi in Mesopotamia si sono moltiplicate le bevande gassate a base di caramello, declinate però secondo marchi e produzioni locali. Mecca Cola, Zam Zam Cola, Qibla Cola, Arab Cola. Il mercato iracheno fa gola non solo alla multinazionale statunitense, ma rappresenta una sfida da combattere a colpi di marketing e nomi che evocano una produzione meno globalizzata e più vicina ai precetti della sunna, la tradizione sacra ai musulmani.
 
zamzamcolaDalla sede di Dubai, Mecca Cola si presentò sul mercato nel 2002 con un prodotto a forte coloritura ideologica. Una parte dei dividendi è infatti distribuita fra le popolazioni locali dove viene venduta e prodotta. Il 10% degli stessi contribuisce ad azioni caritatevoli. Un'analoga percentuale è investita in opere umanitarie di cui beneficia il popolo palestinese. Fondata da Tawfik Mathlouthi, imprenditore tunisino nato in Francia, l'azienda vuole usare la cola come mezzo per opporsi "all'imperialismo americano e al colonialismo sionista".  Dietro un logo e colori che ricordano moltissimo la lattina di Coca Cola "made in Usa", ci sono gli slogan "Bevete impegnato, apprezzate il gusto della libertà" e "Scuoti la tua coscienza!" e il disegno della Spianata delle Moschee di Gerusalemme. In Italia però la Mecca Cola ha subito una battuta d'arresto: inizialmente distribuita dalla "Cooperativa Melange" di Torino, da novembre 2004 la bevanda non è più ufficialmente disponibile entro i confini nazionali, come conferma Elio Limberti per la neonata "Melange Srl". Il gusto alternativo al caramello non è sopravvissuto al clamore mediatico suscitato dal suo lancio sul mercato.
 
Uno spazio per la cola alternativa si è reso possibile grazie al duro boicottaggio portato avanti in Medio madonalOriente contro l'industria Usa. Con lo scoppio della Seconda guerra del Golfo, le vendite di Coca Cola in Iraq sono crollate del 60%. In Iran è nata nel 1954 la Zam Zam Cola, partner della Pepsi e bevanda ufficiale della Rivoluzione Khomeinista. Il nome deriva dalla sacra sorgente nei pressi della Mecca, dove il profeta si dissetava, e la fondazione religiosa caritatevole che la possiede si è imposta come concorrente credibile per Coca Cola. Attualmente Zam Zam Cola conta 17 compagnie, ha un giro d'affari di 162 milioni di dollari, dà lavoro a quasi settemila persone e produce sino a 2,5 miliardi di lattine all'anno. La Qibla Cola, che caratterizza la sua filosofia aziendale promuovendo la "scelta etica" nel consumo di bevande, è venduta in Canada, Libia, Regno Unito, Olanda, Norvegia, Pakistan e Malaysia a suon di "..libera il tuo gusto". La presenza di comunità arabe all’estero sviluppa e promuove questi marchi filo-musulmani.
 
Secondo un censimento demografico non uffficiale del 2003, in Iraq ci sono quasi 25 milioni di abitanti. L'influenza su un Paese non s'impone soltanto con le armi, ma anche controllando la sua bilancia commerciale. Ecco quindi un mercato delle bollicine potenzialmente ricco, dove la penetrazione delle multinazionali non si ferma soltanto alle bevande. Tuttavia, la risposta musulmana alla cultura dei marchi e dell'industria occidentale non si fa attendere. Anche un'altra icona dell"american way of life", gli archi dorati di Mc Donald's, sono stati declinati in salsa mediorientale. A Sulemayna, città del Kurdistan iracheno, spiccano le vetrine illuminate di "Ma Donal". Specialità dello chef? Kebab e hamburger.
Categoria: Costume
Luogo: Iraq
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