Colombia. Il 26, le Forze
armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) fanno strage di soldati e
Uribe trasferisce il governo nella base militare di Tresesquinas, per
prendere le redini della controffensiva. Si tratta della più
grave strage di militari degli ultimi tre anni. E' avvenuta nella
regione meridionale di Putumayo, dove
25 soldati hanno perso
la vita nello scontro a fuoco contro i guerriglieri.
La reazione governativa
non si è fatta attendere: la regione è stata
letteralmente invasa da mille effettivi dell'esercito, spalleggiati
da elicotteri. Quindi il presidente si è riunito in un
consiglio di sicurezza con le autorità militari e civili del
municipio di Puerti Asís, nei pressi della frontiera con
l'Ecuador. Questo stato di emergenza ha preoccupato le Nazioni Unite
e le organizzazioni umanitarie, che hanno criticato la decisione del
presidente colombiano.
Il
29, l'esplosione di alcune mine
in un campo da calcio nella Colombia meridionale ha provocato
tre
morti e 16 feriti. La deflagrazione è avvenuta nel
villaggio La Palestina, in prossimità della città di
Vistahermosa. Lo stesso insediamento era stato teatro il giorno
precdente dell'esplosione di una bomba che aveva causato
7 morti e
12 feriti. Il governatore della provincia colombiana di Meta,
Edilberto Castro, ha addossato la responsabilità alle Farc, la
guerriglia di ispirazione marxista. Certo è che la zona è
ormai teatro di una guerra aperta.
Haiti. Il 24 un
soldato della Minustah, la missione di stabilizzazione delle
Nazioni Unite, è rimasto ferito gravemente dopo uno scontro a
fuoco avvenuto nella capitale Port au Prince. La sparatoria ha avuto
luogo durante un controllo dei militari nella bidonville più
degradata della capitale, Citè Soleil. Il soldato è
stato immediatamente trasferito nella Repubblica Dominicana per
essere sottoposto ad intervento chirurgico.
Il 30, a
Port au Prince si sono verificati violentissimi scontri a
fuoco che hanno causato
la morte di 6 rivoltosi, molto
probabilmente appartenenti alle milizie ancora vicine al presidente
Jean Bertrande Aristide. Fra i militari non ci sono stati morti e
nemmeno feriti.
Cecenia (Fed. Russa). Il
24
alla periferia di Grozny
2 soldati del battaglione ‘Vostok’
(irregolari ceceni al servizio dei russi) sono stati uccisi dai
guerriglieri indipendentisti.
4 soldati russi sono morti in
altri combattimenti in diverse zone della Cecenia.Nel villaggio di Shalazhi, distretto
di
Urus-Martan,
3 poliziotti ceceni sono stati uccisi durante un
combattimento con i ribelli.
Il 28 a Chechen-Aul,
distretto di Grozny, un camion militare Ural è stato fatto
saltare con una bomba telecomandata: 2 soldati russi sono morti.
Il 29 a Pervomayskaya, alla
periferia est di Grozny, soldati russi e ceceni del battaglione
‘Zapad’ e guerriglieri ceceni si sono dati battaglia per ore: il
bilancio finale è di due guerriglieri ceceni uccisi.
Sempre il 29 altri scontri si sono
verificati nella regione che circonda la capitale tra guerriglieri e
soldati del battaglione ‘Vostok’: almeno tre soldati sarebbero
stati uccisi.
Secondo i guerriglieri altri otto
militari russi e ceceni sono morti in scontri e agguati
verificatisi nei distretti di Urus-Martan e Itum-Kalé.
Il 30 altri combattimenti nel
distretto di Urus-Martan sono finiti con la morte di un soldato
russo e di 2 guerriglieri ceceni.
Lo stesso giorno
nel distretto meridionale di Nojai-Yurt 2 soldati russi sono morti
nell’esplosione di una mina esplosa al passaggio del loro mezzo.
Israele-Palestina. Il
24,
a Jenin in Cisgiordania, è avvenuta una sparatoria nella notte
fra miliziani delle Brigate dei Martiri di al-Aqsa e la polizia. Un
agente dell'Autorita' Nazionale Palestinese
è rimasto
ucciso. Il
26,
è morto il ragazzo israeliano di
16 anni che era rimasto ferito due giorni prima durante gli
scontri con miliziani palestinesi in Cisgiordania. Il
29, al
confine tra Libano e Israele, le milizie Hezbollah hanno lanciato
razzi contro una base israeliana
uccidendo un militare di Tel
Aviv. Un
palestinese è rimasto ucciso nel tentativo di
attaccare l'insediamento ebraico di Morag, nella Striscia di Gaza.
Algeria. Il
25, un ordigno piazzato vicino alla strada è esploso al
passaggio di un convoglio militare algerino nei pressi della
cittadina di Tizi Ouozou
uccidendo un militare e ferendone un
altro.
Sudan. Il 23 è
iniziata la
controffensiva del governo di Khartoum
contro i ribelli dell’’Eastern Front’ intorno alla città
di Toker, 120 chilometri a sud di Port Sudan, vicino alle coste del
Mar Rosso. Cacciabombardieri Antonov hanno colpito
indiscriminatamente postazioni delle milizie Beja e Rashaida come
villaggi abitati da civili. L'aviazione ha bombardato per quattro
giorni. Gli ospedali di Port Sudan e Toker hanno prestato le prime
cure a
centinaia di vittime dei bombardamenti, ma i
governativi hanno proibito l’accesso ai nosocomi agli operatori
umanitari, il che impedisce di tracciare un bilancio esatto di morti
e feriti. L’offensiva dei ribelli del ‘Fronte orientale’ era
iniziata domenica 19 giugno contro gli avamposti governativi di
Toker.
Burundi. Il 24,
secondo quanto riferito
dall’agenzia di stampa missionaria ‘Misna’,
militari
regolari e gruppi armati delle ‘Forze di liberazione nazionale’
(Fnl) si sono scontrate nei dintorni di Mutambu, 20 chilometri a
sud della capitale Bujumbura. Non sono disponibili dati sul numero di
morti e feriti.
Zimbabwe.
Il 24 la BBC ha riferito che
due bambini sono rimasti uccisi nelle baracche in cui
abitavano con le loro famiglie nei sobborghi di Harare.
Sono le
prime vittime della campagna di sgomberi forzati a colpi di
bulldozer lanciata dal presidente Robert Mugabe. L’operazione,
battezzata ‘Sgomberiamo la spazzatura’ (Murambatsvina), ha
attirato le critiche di oltre 200 associazioni umanitarie e ha
richiesto l’intervento della direttrice dell'agenzia Onu per
l’abitazione ‘Habitat’ Anna Kajumlo Tibaijuko. I due bimbi
avevano 18 mesi e due anni e vivevano nel sobborgo di Chitungwiza;
sono morti per le ferite cerebrali riportate nel crollo dei muri
delle loro abitazioni.
Kashmir indiano. Il
24, 9
soldati indiani sono morti e altri 15 sono rimasti feriti per
l’esplosione di un’autobomba fuori da un sito turistico della
capitale Srinagar. L’attentato ha colpito un convoglio
dell’esercito che stava passando accanto ai giardini di Nishat.
L’insurrezione dei ribelli musulmani
contro l’esercito indiano è cominciata nel 1989 e finora ha
provocato almeno 40mila vittime.
Il 26, 3 presunti ribelli islamici
sono stati uccisi dai soldati indiani mentre cercavano di
attraversare il confine tra il Kashmir indiano e quello
pachistano.
Il 27, uno studente del college di
Baramulla è rimasto ferito per l’esplosione di una granata
fuori dall’istituto. Il 28, un militante islamico e 3
poliziotti sono morti in una battaglia nel distretto meridionale
di Doda. Il 29, 17 persone, tra le quali diversi civili,
sono rimaste ferite in due attacchi guerriglieri.
Sri Lanka. Il
30, tre soldati
sono stati uccisi in un attacco di presunti ribelli delle Tigri tamil
nel distretto orientale di Batticaloa. Dai primi anni ’80
nell’Est e nel Nord del Paese i guerriglieri separatisti delle
Tigri combattono contro l’esercito governativo e finora sono morte
65mila persone.
India. Il
24, almeno 20
persone sono rimaste uccise in uno scontro a fuoco tra ribelli
maoisti e poliziotti a Champaran est nello Stato nord-orientale
del Bihar. I guerriglieri potrebbero avere legami con i maoisti
nepalesi.
Nepal. Il
25, almeno
5 maoisti e 1 soldato sono rimasti uccisi in uno scontro nel Nepal
occidentale. I ribelli avrebbero attaccato un checkpoint nel
distretto di Bardiya.
Dal 1996 i ribelli maoisti combattono
contro l’esercito reale per rovesciare la monarchia e instaurare
una repubblica comunista. Nel conflitto finora sono morte almeno
11mila persone.
Aceh (Indonesia). Il
23,
l’operatrice umanitaria della Croce Rossa Eva Yeung, di 28 anni e
originaria di Hong Kong, è morta per un colpo di arma da fuoco
mentre stava viaggiando
lungo una strada nei pressi di
Lamno, 80 chilometri a sud della capitale Banda Aceh. Ad uccidere la
Yeung potrebbero essere stati i guerriglieri separatisti attivi nella
provincia indonesiana o alcuni banditi.
Thailandia. Il
28, 3 buddisti
sono stati uccisi da colpi d'arma da fuoco. Le vittime erano un
impiegato edile, un bidello di scuola, assassinati nella provincia di
Yala, e un commerciante di polli, ucciso nella provincia di Pattani.
Il
29, un buddhista è stato
decapitato, portando così ad otto il numero dei morti
dall'inizio del mese nella regione. Il corpo della vittima è
stato ritrovato dietro una moschea nella provincia di Narathiwat, una
delle tre a maggioranza musulmana e colpite dall’odio religioso.
Filippine. Il
28, un commando
di uomini armati ha ucciso 15 persone, in un villaggio nella regione
meridionale del Paese. Le vittime sono perlopiù donne e
bambini. La notizia è stata resa nota da fonti militari,
secondo le quali si tratterebbe di un regolamento di conti tra clan
avversari.
Bangladesh. Il 24, decine di
piccoli ordigni artigianali sono esplosi nelle vicinanze di una
moschea della minoranza musulmana Ahmadiya, nel centro del
Bangladesh. Gli Ahmadiya sono musulmani perseguitati dagli estremisti
religiosi della maggioranza sunnita che non li considerano veri
credenti, perché non credono che Maometto sia stato "l'ultimo
profeta". Questa comunità religiosa conta in Bangladesh
circa 100mila persone.