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Sembra già scritta la vittoria di Ennahdha, il partito confessionale tunisino guidato da Mouad Ghannouchi, nelle elzioni per la Costituente. Nei primi scrutini fatti nelle circoscrizioni di Beja, Kebili e Tataounine, che mettevano in palio 15 seggi, la formazione di Ghannouchi ne ha guadagnati sette. Un trend che conferma i risultati emersi dal voto dall'estero: Ennahdha ha stravinto, portandosi a casa nove posti in Assemblea Costituente, la metà di quelli disponibili.
Era dal 1991, quando in Algeria era salito al potere il Fis, che nel Maghreb non prevale una formazione di matrice islamica. Gannouchi ha sempre detto d'ispirarsi al moderatismo dell'Akp di Recep Tayyip Erdogan in Turchia e ha dichiarato di voler aprire le porte del governo ad altre formazioni, come Cpr e Ettakatol, per creare un esecutivo di unità nazionale.
Il successo, spiega uno dei leader, Abdel Fattah Mourou, poggiano certamente sulla frammentazione del fronte laico ma soprattutto sul carisma del candidato: "Con Gannouchi siamo amici dall'età di 17 anni, Ennahda ha vinto perché è all'opposizione da 25 anni durante i quali sono stati incarcerati 30mila militanti e altri 30mila mandati in esilio. Ennahda è stata la maggiore vittima politica di Ben Ali. Questo la gente lo sa. Non solo, gli altri partiti hanno polarizzato la campagna insistendo sul laicismo: i tunisini sono dei moderati ma attaccati profondamente alla loro identità musulmana".
I commentatori della stampa locale, però criticano il programma, definito dal punto di vista delle riforme economiche "un libro dei sogni". Il partito promette un tasso di crescita al 7 percento tra 2012 e 2016 oltre a 590mila nuovi posti di lavoro e un reddito medio pro capite quasi doppio dell'attuale.