15/04/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Intervista a Lourie Bosman, agricoltore bianco
Donna sudafricanaL'African National Congress di Thabo Mbeki ha stravinto le elezioni politiche del 14 aprile scorso. Al potere per la terza volta, l'ANC dovrà affrontare molti problemi rimasti ancora irrisolti, dopo dieci anni di governo. Tra cui quello della ridistribuzione della terra.
 
Dieci anni dopo la caduta dell’apartheid, solo il 3% delle terre è passato nelle mani degli agricoltori neri. La riforma agraria del governo per riparare ai mali del passato non ha finora cambiato lo stato delle cose. La minoranza bianca, che rappresenta circa un decimo della popolazione, possiede la quasi totalità delle terre coltivabili. Un’eredità dell’apartheid, durante il quale a decine di migliaia di neri era stata strappata la terra di mano: tra il 1960 e il 1983, tre milioni e mezzo di persone sono state sradicate dal luogo dove vivevano e dalla terra che coltivavano. Oggi tutti coloro che furono privati della terra possono chiederne la restituzione grazie a un programma finanziato dal governo. Durante la campagna elettorale il presidente Thabo Mbeky ha promesso la restituzione di 232 mila ettari (pari a 2320 chilometri quadrati, per intenderci circa un quarto dell'Umbria), utilizzando anche lo strumento dell'espropriazione forzata, e il compimento della riforma agraria entro il 2005. Il governo deve anche tenere a bada i sindacati più estremisti come il Transvaal Agricultural Union (TAU) che raggruppa gli agricoltori boeri contrari alla riforma e, dall’altra parte della barricata, il Movimento delle persone senza terra (LPM, Landless People Movement) che invece sostiene soluzioni più radicali come l’invasione delle aziende agricole da parte dei neri, come è successo in Zimbabwe.
 
Lourie Bosman, agricoltore bianco, si occupa dell’applicazione della riforma agraria per l’Agri-South Africa, un sindacato che riunisce più di 63 mila agricoltori, soprattutto bianchi. “Ho un’azienda agricola a Mpumalanga che insieme a Limpopo è considerata il granaio del Sudafrica. Allevo bestiame e coltivo soia, fagioli. In questa regione ci sono molte fattorie come la mia. Si alleva bestiame e si coltiva grano. Siamo in 12 a lavorare nell’azienda, ma in alcuni periodi dell’anno siamo costretti a ricorrere ai lavoratori stagionali. La mia è una famiglia di agricoltori da circa 30 anni. Nel 1970 è nata la nostra prima azienda”.
 
Il rapporto della Commissione sudafricana per i diritti umani sulla vita dei lavoratori nelle aziende agricole denuncia le pessime condizioni di lavoro dei neri. La causa è la lenta applicazione della riforma agraria da parte del governo e l’esistenza ancora di una profonda disuguaglianza tra bianchi e neri. Qual è il suo punto di vista? Non trovo che sia corretto ciò che riporta la relazione della Commissione. I rapporti tra bianchi e neri sono equilibrati. La maggior parte dei nostri dipendenti è formata da neri, i quali, non avendo una preparazione professionale, riescono a svolgere solo lavori poco qualificati. I neri che lavorano per me, come per altri proprietari terrieri, vivono nelle mia azienda, usufruendo di vitto e alloggio. Mi sembra di occuparmi di loro abbastanza bene. Insomma andiamo molto d’accordo. Se qualcuno afferma che le relazioni tra bianchi e neri non vanno bene commette un errore. Il problema è che ci sono ancora troppe persone in Sudafrica senza terra. E il governo finora ha fatto solo promesse.
 
Sempre la Commissione afferma che c'è stato un aumento degli omicidi di agricoltori bianchi (1.500 dalla fine dell’apartheid). La criminalità nelle aree rurali è spaventosa. I furti nelle aziende agricole negli ultimi due anni sono stati più di mille. E gli agricoltori che hanno perso la vita sono stati circa 20 all’anno. Quindi questo è un problema molto grave. È una criminalità figlia della disoccupazione.
 
Che cosa chiede Agri-South Africa al governo per migliorare la situazione di agricoltori? Innanzitutto in Sudafrica tutti noi vorremmo vedere compiuta la riforma agraria promessa dal governo. Ma sta progredendo molto lentamente e ci vorranno molti anni. Nel frattempo stanno sorgendo molti problemi che gli agricoltori si trovano a dover affrontare come ad esempio riuscire ad ottenere prestiti dalle banche. L’altra cosa importante che deve andare di pari passo è la lotta alla criminalità. Infine, i neri cui il governo restituisce la terra, devono essere preparati e seguire corsi di qualificazione per imparare a gestire un'azienda agricola. I neri non sanno fare gli agricoltori. Quindi non possono competere con le aziende già esistenti. Si deve alzare il livello di qualifica professionale degli agricoltori neri per renderli competitivi. Non gli si può dare la terra e poi abbandonarli a se stessi.
 
Siete un sindacato legato a un partito politico? Noi no. Le organizzazioni degli agricoltori in Sudafrica sono tutte politicizzate. Quello che diciamo noi è che dobbiamo collaborare con qualsiasi governo per ottenere le condizioni migliori per le nostre aziende.
 
Pensa che succederà agli agricoltori bianchi in Sudafrica quello che è già successo in Zimbabwe? Per il momento no, perché ci sono buoni rapporti di collaborazione tra agricoltori e governo. Molti sindacati di agricoltori condividono le politiche agricole decise dal governo. Fino a quando ci sarà dialogo tra noi e il governo, il Sudafrica non sarà un nuovo Zimbabwe. 
Categoria: Diritti
Luogo: Sudafrica