L'African National Congress di Thabo Mbeki ha
stravinto le elezioni politiche del 14 aprile scorso. Al
potere per la terza volta, l'ANC dovrà
affrontare molti problemi rimasti ancora irrisolti, dopo dieci
anni di governo. Tra cui quello della ridistribuzione della
terra.
Dieci
anni dopo la caduta dell’apartheid, solo il 3% delle terre è passato
nelle mani degli agricoltori neri. La riforma agraria del governo per
riparare ai mali del passato non ha finora cambiato lo stato
delle cose. La minoranza bianca, che rappresenta circa un
decimo della popolazione, possiede la quasi totalità delle terre
coltivabili. Un’eredità dell’apartheid, durante il quale a decine di
migliaia di neri era stata strappata la terra di mano: tra il 1960 e il
1983, tre milioni e mezzo di persone sono state sradicate dal
luogo dove vivevano e dalla terra che coltivavano. Oggi tutti coloro
che furono privati della terra possono chiederne la
restituzione grazie a un programma finanziato dal governo.
Durante la campagna elettorale il presidente Thabo Mbeky ha promesso la
restituzione di 232 mila ettari (pari a 2320 chilometri quadrati, per
intenderci circa un quarto dell'Umbria), utilizzando anche lo strumento
dell'espropriazione forzata, e il compimento della riforma
agraria entro il 2005. Il governo deve anche tenere a bada i sindacati
più estremisti come il Transvaal Agricultural Union (TAU) che raggruppa
gli agricoltori boeri contrari alla riforma e, dall’altra parte della
barricata, il Movimento delle persone senza terra (LPM, Landless People
Movement) che invece sostiene soluzioni più radicali come l’invasione
delle aziende agricole da parte dei neri, come è successo in Zimbabwe.
Lourie Bosman,
agricoltore bianco, si occupa dell’applicazione della riforma agraria
per l’Agri-South Africa, un sindacato che riunisce più di 63 mila
agricoltori, soprattutto bianchi. “Ho un’azienda agricola a Mpumalanga
che insieme a Limpopo è considerata il granaio del Sudafrica. Allevo
bestiame e coltivo soia, fagioli. In questa regione ci sono molte
fattorie come la mia. Si alleva bestiame e si coltiva grano. Siamo in
12 a lavorare nell’azienda, ma in alcuni periodi dell’anno siamo
costretti a ricorrere ai lavoratori stagionali. La mia è una famiglia
di agricoltori da circa 30 anni. Nel 1970 è nata la nostra prima
azienda”.
Il rapporto della Commissione
sudafricana per i diritti umani sulla vita dei lavoratori nelle aziende
agricole denuncia le pessime condizioni di lavoro dei neri. La causa è
la lenta applicazione della riforma agraria da parte del governo e
l’esistenza ancora di una profonda disuguaglianza tra bianchi e neri.
Qual è il suo punto di vista? Non trovo che sia
corretto ciò che riporta la relazione della Commissione. I rapporti tra
bianchi e neri sono equilibrati. La maggior parte dei nostri dipendenti
è formata da neri, i quali, non
avendo una preparazione
professionale, riescono a svolgere solo lavori
poco qualificati. I neri che lavorano per me, come
per altri proprietari terrieri, vivono nelle mia azienda, usufruendo di
vitto e alloggio. Mi sembra di occuparmi di loro abbastanza
bene. Insomma andiamo molto d’accordo. Se qualcuno afferma che le
relazioni tra bianchi e neri non vanno bene commette un errore. Il
problema è che ci sono ancora troppe persone in Sudafrica senza terra. E il governo
finora ha fatto solo
promesse.
Sempre la Commissione afferma che c'è
stato un aumento degli omicidi di agricoltori bianchi (1.500 dalla fine
dell’apartheid). La criminalità nelle aree
rurali è spaventosa. I furti nelle aziende agricole negli ultimi due
anni sono stati più di mille. E gli agricoltori che hanno perso la vita
sono stati circa 20 all’anno. Quindi questo è un problema molto grave.
È una criminalità figlia della disoccupazione.
Che cosa chiede Agri-South Africa al governo
per migliorare la situazione di agricoltori? Innanzitutto in Sudafrica tutti noi vorremmo
vedere compiuta la riforma agraria promessa dal governo. Ma sta
progredendo molto lentamente e ci vorranno molti anni. Nel frattempo
stanno sorgendo molti problemi che gli agricoltori si trovano a dover
affrontare come ad esempio riuscire ad ottenere prestiti dalle banche.
L’altra cosa importante che deve andare di pari passo è la lotta alla
criminalità. Infine, i neri cui il governo restituisce la terra, devono
essere preparati e seguire corsi di qualificazione per
imparare a gestire un'azienda agricola. I neri non sanno fare gli
agricoltori. Quindi non possono competere con le aziende già esistenti.
Si deve alzare il livello di qualifica professionale degli agricoltori
neri per renderli competitivi. Non gli si può dare la terra e poi
abbandonarli a se stessi.
Siete un sindacato
legato a un partito politico? Noi no.
Le organizzazioni degli agricoltori in Sudafrica sono tutte
politicizzate. Quello che diciamo noi è che dobbiamo collaborare con
qualsiasi governo per ottenere le condizioni migliori per le nostre
aziende.
Pensa che succederà agli agricoltori bianchi in
Sudafrica quello che è già successo in Zimbabwe? Per il momento no, perché ci sono buoni
rapporti di collaborazione tra agricoltori e governo. Molti sindacati
di agricoltori condividono le politiche agricole decise dal governo.
Fino a quando ci sarà dialogo tra noi e il governo, il Sudafrica non
sarà un nuovo Zimbabwe.