Una carovana
nomade, composta da un gruppo di artisti a bordo di un autobus assai
policromo, è in partenza da Perugia e farà rotta verso l’India.
Attraversando l’Europa dell’est, la Turchia, l’Iran e il Pakistan,
tenteranno di lasciare alle persone che coinvolgeranno in ogni città,
tracce della filosofia che li ha motivati: un pensiero giunto in Italia
proprio dall’India, dall’insegnamento e dalle opere del Mahatma Gandhi.
Il progetto si chiama: Da
Capitini a Gandhi, una strada per la non violenza. Nato
un anno fa dalla collaborazione fra il Gruppo Teatrale Alia e i Comuni
di Perugia e Bologna, si pone l’obbiettivo di rianimare la cultura
della non violenza attraverso una serie di iniziative, che si
svilupperanno sulla rotta fra Perugia e New Delhi (India), che verrà
percorsa in pullman da 14 artisti, nel periodo compreso fra l’11
Settembre e il 22 Ottobre. La prima data sarà a Bologna,
nell’anniversario dell’attentato alle Torri Gemelle, a partire dalle
18:00, in Piazza Nettuno, dove Alia presenterà un evento di notevole
interesse, un intreccio di teatro di strada, filosofia, dramma,
riflessione e comicità grottesca. La Carovana presenta anche una mostra
itinerante, con opere pittoriche e installazioni, sul tema della non
violenza, che giungerà fino a New Delhi per essere regalata al Museo
Mondiale della Non Violenza presso la Fondazione Gandhi, la cui
Presidentessa, Sonia Gandhi, si è mostrata da subito interessata allo
sviluppo del progetto. Gabriele Bassoli, membro del
Gruppo ALIA, ci ha spiegato quali sono le loro aspettative nei
confronti di un viaggio così lungo e quali,
i messaggi che intendono lanciare con la carovana
della non violenza.
"La Carovana
Alia in poco più di un mese attraverserà l’Est Europa, la
Turchia, l’Iran, il Pakistan fino all’India con lo scopo di instaurare
dialoghi, contatti e proporre approfondimenti con popoli così lontani,
sul tema universale della non violenza. Convocheremo vere e proprie
assemblee popolari, discuteremo di diritti civili, di rifiuto alla
guerra, di tortura, di collettivismo e alfabetizzazione. In realtà non
pretendiamo di lanciare alcun messaggio, piuttosto, tenteremo di
lasciare tracce della filosofia di Aldo Capitini, fondata sull’apertura
al prossimo, attraverso l’attenzione agli altri come singoli individui,
attraverso l’interesse per la libertà e la fantasia altrui, e il
rifiuto della menzogna e il desiderio dello sviluppo di tutti (che è la
non violenza in sé ). Giocando alla non-violenza con i
bambini delle comunità comunicheremo anche coi loro genitori, abbiamo
l’illusione di emancipare le loro coscienze e far si che si pongano
nuove domande, esigendo delle risposte da sé stessi. "
Una delle questioni aperte, destinate a trovare qualche
risposta concreta solo durante il viaggio, è il problema del registro
da scegliere per comunicare i principi della non violenza a
persone vissute in situazioni conflittuali e di disagio, per esempio,
ai bambini iraniani. Gabriele motiva la scelta dei linguaggi
dell'arte di strada e del teatro raccontando come le
performance che verranno proposte potranno variare a seconda del
contesto, in modo da interagire teatralmente con le persone;
basandosi ad esempio sul canovaccio della
storia di un gruppo di soldati che impazziscono. "Inviati al
fronte, al confine col deserto, per combattere nemici invisibili, e non
potendo scappare in alcun luogo, cuciono toppe colorate sulle grigie
uniformi e, invece di sparare fuoco cominciano a sputarlo, piuttosto di
combattere con la spada, cominciano a ingoiarla, costruiscono
marionette per dar loro ordini e trasformano le armi in strumenti
musicali e imparano a suonarli come fiati e cornamuse…diventando
inconsapevolmente dei clown. Il rifiuto della guerra, vista
come madre infanticida, è lo psicodramma dei clown contro le stragi di
innocenti, contro la sottrazione di enormi mezzi allo sviluppo civile,
contro l’involuzione dell’educazione democratica e aperta, contro il
soffocamento di ogni proposta di miglioramento, contro la fame, la
morte, la fine…"
"Certamente -continua Gabriele - la
dimensione artistica non è il fine ultimo ma solo un mezzo, useremo le
dinamiche comunicative, del teatro e della musica, per instaurare un
rapporto socievole e amichevole con le popolazioni locali, poiché
secondo Aldo Capitini “la festa è la piena realizzazione della
compresenza e dell’omnicrazia, unendo i singoli in una collettività”. Le nostre
culture solo lontane solo in un'ottica politica,
poiché concettualmente, sempre secondo Capitini “fa sempre comodo
costruire due blocchi politico-militari, per poi separarli
culturalmente, cosicché siamo portati inconsciamente a scegliere il
male minore, che coincide sempre col nostro maggior vantaggio”. Oltre l’ipocrisia
e l’indurimento dei due blocchi, al di là
del terrorismo e la forza della violenza espansionistica neoliberista
senza scrupolo , "oggi è certamente evidente che ci sono popoli,
società civili e apparati istituzionali che cercano di vincere la paura
del confronto e curiosamente si affacciano oltre il proprio confine, e
ribellandosi comprendono il valore della dimensione collettiva
dell'Uno-Tutti" identificandosi al di là del proprio bene, al di là del
male altrui. Questa tendenza, secondo Capitini "guarisce la
politica dalla fretta e dalla sua impazienza, poiché la violenza, la
frode, anche se strumenti di un processo con un obiettivo puro,
finiscono per far perdere il fine reale, per il bene del singolo, a
scapito della giustizia collettiva". "
Il percorso
di 8mila km attraverso l'Europa e l'Asia del Sud si concluderà
a New-Delhi, ma prima dell'arrivo in India la carovana si
fermerà in alcune città dove saranno consegnati anche
presidi sanitari, cassette del pronto soccorso e attrezzi da
lavoro. Tra questi aiuti ci saranno anche degli impianti
idraulici donati dai Vigili del Fuoco, che contribuiranno alla
ricostruzione di Bam (Iran) colpito da un terremoto di quinto grado
della scala Richter il 30 dicembre 2003.
"Bam è solo una delle 21 città in cui ci fermeremo, per
proporre le nostre riflessioni in chiave teatrale, le altre saranno
Sofia, Istanbul, Ankara, Teheran, Jaipur, Karachi fino a New Delhi,
dove termineremo il progetto consegnando le opere d'arte, di cui siamo
custodi, nelle mani di Sonia Gandhi, come simbolo di unione pacifista
integrale fra Italia e India.
Stiamo già
pensando al futuro, stringendo rapporti con organizzazioni importanti,
affinché questa Carovana in gestazione diventi un evento visibile e
fruibile da tutti coloro lo desidereranno, magari a cadenza biennale,
per creare simbolicamente, un'alleanza di opposizione non violenta
all'inciviltà che pare immortale e alla disumanità di chi sfrutta la
parola democrazia, per fare guerra, per garantirsi poltrone e
profitti."
Naoki Tomasini