20/10/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



"Vagrants and Shelterless Persons Act 2011" ed il reato di vagabondaggio

Nel Bangladesh la povertà è un crimine. E' quanto emerge dalla nuova legge, "Vagrants and Shelterless Persons Act 2011", in merito al trattamento dei senza tetto.
La normativa, che va a sostituire la vecchia "Bengal Vagrancy Act of 1943", va di fatto a ricalcare le vecchie procedure adottate nell'epoca coloniale, nascondendosi dietro un non ben chiaro concetto di "riabilitazione".

La nuova legge prevede tre fasi: "cattura, detenzione e liberazione" per le persone ritenute vagabonde, che verrebbero portate in un centro di accoglienza apposito.

Fonti citate dal 'Daily Star' riferiscono che i rifugi sarebbero stati avviati con i soldi guadagnati dagli stessi mendicanti, mentre altre notizie parlerebbero di torture e abusi subiti all'interno di questi centri.

A lasciare perplessi è la nuova definizione di "vagabondo" ratificata nell'ultima normativa. Infatti saranno considerati senza tetto: "tutti coloro che verranno trovati a girare senza alcun motivo specifico atti a disturbare l'oridine pubblico". Nella totale arbitrarietà di questa definizione, non appare ben chiaro cosa si voglia intendere con la parola "ordine pubblico".
Forse si fa riferimento a una questione di "decoro urbano"? O forse anche il Bangladesh sta cercando di rimandare un immagine "depurata e più civile" di se? Questo non è ben chiaro, ma in un altro punto della normativa viene riferita la totale libertà di agire da parte delle forze dell'ordine, nel caso queste presumano che una persona possa essere dipendente o vincolata a elemonisa. L'identificazione dell'ambigua identità di "vagabondo" sarà così lasciata di volta in volta nelle mani della polizia, che potrà scegliere di trattenere i cittadini nei centri di accoglienza per un minimo di 15 giorni prima di accertare l'effettivo stato di quella persona. Per madri accompagnate da figli superiori ai sette anni di età sarà prevista inoltre la separazione, cosicché i bambini saranno destinati agli orfanotrofi.

Nell'ordinamento non vengono mai menzionate parole quali occupazione e lavoro autonomo, non viene mai citata alcuna distinzione tra quei soggetti che per menomazioni fisiche e mentali riversano nello stato di abbandono, non si parla di alloggi, ne di sussidi. Rimangono oscure le procedure messe in atto per aiutare i senza tetto in questo processo di recupero.

Secondo dati Onu, il Bangladesh rientra tra le nazioni con il tasso di povertà più alto del pianeta. Su una popolazione di 93 milioni di individui questa cifra si traduce nell'80%. In questa prospettiva bisogna ora immaginarsi come si inserirà questa nuova normativa.

Claudia Landolfi