19/10/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



La Fao ha pubblicato il nuovo rapporto sull'emergenza fame, ormai piaga mondiale. L'80 percento dell'umanità vive con meno di dieci dollari al giorno

In America Latina e nel Caribe 52 milioni e mezzo di persone soffrono la fame. Un dato shock, rivelato dalla Fao, l'organismo che si occupa di agricoltura e alimentazione per le Nazioni Unite. È la medesima Fao ad ammettere, dunque, che il nove percento degli abitanti del continente non hanno di che sfamarsi. Una piaga incrementata anche dall'enorme crescita dei prezzi: il 40 percento in più rispetto a quattro anni fa. Il tutto a causa dell'eccessiva volubilità dei costi degli alimenti nel mercato mondiale. E infatti l'emergenza fame sta diventando globale. Volubilità e prezzi elevali degli alimenti, infatti, pare che continueranno e possibilmente cresceranno ancora, facendo sì che gli agricoltori, i consumatori e i paesi poveri diventino ancora più vulnerabili all'insicurezza alimentare e alla povertà. I piccoli paesi dipendenti dalle importazioni, fra tutti l'Africa, sono i più minacciati. Molti di essi soffrono ancora i gravi problemi derivati dalla crisi economica e alimentare mondiali 2006-2008. Una situazione che sta quasi vanificando ogni sforzo di ridurre la porzione di persone che soffrono la fame nel mondo entro il 2015, principale fra gli Obiettivi del Millennio imposti dalle Nazioni Unite.

"Raramente il Giorno mondiale dell'alimentazione si è celebrato in un clima tanto incerto. I più alti livelli di volubilità dei prezzi agricoli nelle ultime decadi e la velocità delle fluttuazioni minacciano i produttori e i consumatori - ha raccontato José Graziano da Silva, il rappresentante regionale della Fao per l'America latina e il Caribe, nonché direttore generale eletto dell'Organizzazione - L'indice dei prezzi degli alimenti rilevato dalla Fao ha visto alti e bassi accentuati a partire dal 2006, quando un continuo aumento ha spunto i prezzi verso un record storico raggiunto nella metà del 2008. I prezzi sono quindi abbassati nel secondo semestre, per poi, l'anno seguente, reimmettersi in un percorso ascendente che è arrivati ad acutizzarsi nel 2010 fino ad arrivare a un livello mai visto prima. Ed è qui che ci troviamo adesso". Da Silva spiega che quando i prezzi cambiano in direzioni opposte con la medesima forza in breve tempo, è molto difficile non fare errori nel calcolare le operazioni agricole. Perché potrebbe dipendere sia da un'eccessiva semina che, al contrario, da investimenti insufficienti.

"In questi periodi incerti, la fame minaccia di coinvolgere milioni di famiglie che vivono al limite della soglia di sopravvivenza - continua a spiegare -. Quasi una ogni sette persone nel mondo soffrirà la fame nel XXI secolo. Quasi l'80 percento dell'umanità vive con meno di dieci dollari al giorni". L'ultimo studio della Fao sulla situazione della fame nel mondo indica che la ripresa degli investimenti in agricoltura e la sicurezza alimentare nei paesi poveri e in via di sviluppo è un requisito per assicurare il benessere di migliaia di miglioni di persone in un contesto di alti prezzi e di persistente volubilità. 

"Il fenomeno dell'agricoltura famigliare e il ritorno agli alimenti tradizionali sono strategie che riducono la dipendenza dai volubili mercati delle commodities, generano entrate e lavoro e offrono una diversificazione della dieta - insiste il funzionario Fao -. Il complemento a questo appoggio alla produzione è fortificare le reti di sicurezza sociale, una forma di aiuto immediato alle famiglie vulnerabili che possono stimolare i mercati locali. Dove c'è fame nel campo, ci sono comunità rurali oppresse economicamente, come la vegetazione secca di una terreno senza acqua. Politiche di trasferimento di fondi sono come pioggia per le terre aride, con il conseguente ritorno in forze delle piante". Secondo Da Silva, seminare, raccogliere e consumare è quello che fa girare la ruota dell'economia di milioni di piccole comunità nel pianeta.

"Rapportato a una scala più ampia, e accompagnata dal credito, dall'assistenza tecnica e dai mercati garantiti, questa soluzione non solo risponde all'urgenza della fame, ma puà anche essere uno dei motori per superare la crisi e spingere lo sviluppo dei paesi. Non possiamo percepire questo sforzo - conclude - come qualcosa di disconnesso dalla crisi, bensì come un elemento che può unire gli sforzi dei governi, della società civile e dell'iniziativa privata e dare coerenza al riordinamento mondiale sociale e produttivo richiesto dalla crisi".

Stella Spinelli

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