30/06/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Cocaleros in sciopero bloccano il Paese per rivendicare l'uso legale della foglia di coca
Cocaleros smistano le foglieIl Perù bloccato dai cocaleros. I coltivatori della foglia di coca sono in sciopero generale a tempo indeterminato. Ancora una volta protestano per salvare le coltivazioni di quella che definiscono la “nostra millenaria pianta sacra”. Le fumigazioni, vale a dire i pesticidi spruzzati da aerei governativi con l’intento di sradicare alla radice il mercato della droga, li sta riducendo sul lastrico. A nulla sono serviti i tentativi di questi campesinos degli altipiani delle Ande di spiegare che coltivare hoja de coca non significa essere narcotrafficanti. Il governo Toledo, forte dell’appoggio a piene mani dagli Stati Uniti, ha deciso che il programma di sradicamento continuerà, in ogni dove, ad eccezione della zona di La Convención, nella regione di Cuzco.
 
L'esempio di Cuzco. Questo perché Carlos Cuaresma, presidente della regione, ha deciso di legalizzarne le coltivazioni, appellandosi alla tradizione e all’importanza che il suo uso legale ha per l’economia locale. Si tratta di una norma molto positiva dal punto di vista pratico, che crea un precedente importante e che arriva appena sei giorni prima la promulgazione dello sciopero generale iniziato lunedì 27 giugno. Un provvedimento dagli effetti pratici talmente positivi da annulla l’eco delle aspre polemiche che divorano il personaggio Cuaresma. Il governatore di Cuzco, infatti, non ha certo un passato di difensore dei diritti dei più deboli, tanto meno dei cocaleros. Né è conosciuto per la sua particolare sensibilità verso il sociale. Si tratta anzi di un esponente del Fronte Indipendente Moralizzatore, quindi filo governativo, accusato di aver inaugurato, con questa mossa, la campagna elettorale per le prossime elezioni 2006. “Todo vale por un segundo de celebridad” hanno gridato i suoi oppositori, riferendosi al momento assai plateale in cui ha annunciato l’atteso provvedimento. Vestito con abiti tradizionali ha mostrato, sporgendosi da un palco, i documenti appena ratificati, accolto da applausi a non finire.
 
Cocaleros in sit inAd libitum. Qualsiasi cosa nasconda, l’esempio della zona di Cuzco ha scatenato la gioia di pochi e la rivendicazione di molti. I coltivatori di hoja de coca di svariate zone del Paese hanno infatti proclamato uno sciopero ad libitum per chiedere una legge nazionale che garantisca il consumo tradizionale del prodotto (da masticare) e il suo uso nell’industria farmaceutica.
Con tronchi e pietre stanno quindi bloccando le strade principali di sette regioni del paese, marciando ovunque in segno di protesta. E naturalmente nessuno lavora. Tutto questo provocando il collasso del traffico commerciale dell’intero Paese.
A ciò si aggiunge il secco no alla ratifica del Trattato di Libero Commercio (Tlc) che il Perù sta per siglare con gli Usa. Un accordo che non prevede certo benefici per i campesinos della hoja de coca. Durante il foro internazionale “Violenza, Sicurezza cittadina e droga” svoltosi ieri nel giorno internazionale contro le droghe, infatti, l’ambasciatore statunitense a Lima, James Curtis Struble, ha avvertito che l’incremento della coltivazione della foglia di coca destinata alla produzione di droga è aumentato con un unico risultato inevitabile: violenza e corruzione. Quindi il monito, “Che il Perù applichi una politica affidabile e consistente per sradicare la coca”. Parole che non lasciano adito a fraintesi circa la posizione degli Usa e ai loro interessi nella guerra alla dorga o presunta tale.
 
Coltivatori di foglie di cocaMille volte no. “Non sospenderemo le sradicazioni. Non possiamo cedere alle pressioni dei cocaleros”, ha dunque replicato il presidente del consiglio dei ministri, Cartos Ferrero, assicurando però che il governo sta elaborando la legge sulla foglia di coca richiesta dagli scioperanti. “Sarà pronta prima della fine del mese – ha concluso – e allora sarà rimessa al Congresso che la discuterà”.
 
Promesse o parole vane? Lo vedremo, nei tempi di legge e della politica, ma nel frattempo lo sciopero continua e le proteste dei lavoratori indirettamente colpite si fanno già sentire. L’impresa di trasporti León di Huánuco ha sospeso la vendita dei biglietti in tutta la valle del Huallaga. Il direttore Jorge Trujillo López ha stimato che la sua impresa perde 60mila soles al giorno. Come questa, altre sette imprese di servizi simili hanno sospeso le loro attività.

Stella Spinelli

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