
Il Perù bloccato dai
cocaleros. I coltivatori della foglia
di coca sono in sciopero generale a tempo indeterminato. Ancora una volta
protestano per salvare le coltivazioni di quella che definiscono la “nostra
millenaria pianta sacra”. Le fumigazioni, vale a dire i pesticidi spruzzati da
aerei governativi con l’intento di sradicare alla radice il mercato della
droga, li sta riducendo sul lastrico. A nulla sono serviti i tentativi di
questi campesinos degli altipiani delle Ande di spiegare che coltivare hoja de
coca non significa essere narcotrafficanti. Il governo Toledo, forte
dell’appoggio a piene mani dagli Stati Uniti, ha deciso che il programma di
sradicamento continuerà, in ogni dove, ad eccezione della zona di La
Convención, nella regione di Cuzco.
L'esempio di Cuzco. Questo perché Carlos Cuaresma, presidente della regione,
ha deciso di legalizzarne le coltivazioni, appellandosi alla tradizione e
all’importanza che il suo uso legale ha per l’economia locale. Si tratta di una
norma molto positiva dal punto di vista pratico, che crea un precedente
importante e che arriva appena sei giorni prima la promulgazione dello sciopero
generale iniziato lunedì 27 giugno. Un provvedimento dagli effetti pratici
talmente positivi da annulla l’eco delle aspre polemiche che divorano il personaggio
Cuaresma. Il governatore di Cuzco, infatti, non ha certo un passato di
difensore dei diritti dei più deboli, tanto meno dei cocaleros. Né è conosciuto
per la sua particolare sensibilità verso il sociale. Si tratta anzi di un
esponente del Fronte Indipendente Moralizzatore, quindi filo governativo,
accusato di aver inaugurato, con questa mossa, la campagna elettorale per le
prossime elezioni 2006. “Todo vale por un segundo de celebridad” hanno gridato
i suoi oppositori, riferendosi al momento assai plateale in cui ha annunciato
l’atteso provvedimento. Vestito con abiti tradizionali ha mostrato, sporgendosi
da un palco, i documenti appena ratificati, accolto da applausi a non finire.
Ad libitum. Qualsiasi cosa nasconda, l’esempio della zona di Cuzco ha
scatenato la gioia di pochi e la rivendicazione di molti. I coltivatori di hoja
de coca di svariate zone del Paese hanno infatti proclamato uno sciopero
ad
libitum per chiedere una legge nazionale che garantisca il consumo
tradizionale del prodotto (da masticare) e il suo uso nell’industria
farmaceutica.
Con tronchi e pietre stanno quindi bloccando le strade
principali di sette regioni del paese, marciando ovunque in segno di protesta.
E naturalmente nessuno lavora. Tutto questo provocando il collasso del traffico
commerciale dell’intero Paese.
A ciò si aggiunge il secco no alla ratifica del Trattato
di Libero Commercio (Tlc) che il Perù sta per siglare con gli Usa. Un accordo
che non prevede certo benefici per i campesinos della hoja de coca.
Durante il foro internazionale “Violenza, Sicurezza cittadina e droga” svoltosi
ieri nel giorno internazionale contro le droghe, infatti, l’ambasciatore
statunitense a Lima, James Curtis Struble, ha avvertito che l’incremento della
coltivazione della foglia di coca destinata alla produzione di droga è
aumentato con un unico risultato inevitabile: violenza e corruzione. Quindi il
monito, “Che il Perù applichi una politica affidabile e consistente per
sradicare la coca”. Parole che non lasciano adito a fraintesi circa la posizione
degli Usa e ai loro interessi nella guerra alla dorga o presunta tale.
Mille volte no. “Non sospenderemo le sradicazioni. Non possiamo cedere
alle pressioni dei
cocaleros”, ha dunque replicato il presidente del consiglio
dei ministri, Cartos Ferrero, assicurando però che il governo sta elaborando la
legge sulla foglia di coca richiesta dagli scioperanti. “Sarà pronta prima
della fine del mese – ha concluso – e allora sarà rimessa al Congresso che la
discuterà”.
Promesse o parole vane? Lo vedremo, nei tempi di legge e
della politica, ma nel frattempo lo sciopero continua e le proteste dei
lavoratori indirettamente colpite si fanno già sentire. L’impresa di trasporti
León di Huánuco ha sospeso la vendita dei biglietti in tutta la valle del
Huallaga. Il direttore Jorge Trujillo López ha stimato che la sua impresa perde
60mila soles al giorno. Come questa, altre sette imprese di servizi simili
hanno sospeso le loro attività.