14/08/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Segretario nazionale della confederazione greca dei lavoratori
Lavoratore grecoCi deve essere un grande movimento ad Atene ora. Come procede il vostro lavoro? Oggi è la giornata d'apertura dei giochi. Dato il grande affollamento di media da tutto il mondo, vogliamo denunciare lo sfruttamento a cui sono costretti i lavoratori dalle grandi multinazionali dello sport e dei cantieri olimpici.
 
Com'è attualmente la condizione dei lavoratori in Grecia?  Generalmente è più o meno ad un buon livello, gli standard contrattuali europei e i diritti dei giovani vengono rispettati anche se non va tutto a gonfie vele: negli ultimi dieci anni sono emersi numerosi problemi legati al fatto che la Grecia comincia ad essere una meta di riferimento per i rifugiati e i clandestini dei Balcani, del nord Africa e del sud est asiatico. Questo ha creato una "seconda classe" di lavoratori, a cui non è riconosciuta alcuna garanzia contrattuale. Ad esempio, non ricevono un salario adeguato, non hanno limiti d'orario e spesso lavorano in condizione di precarietà.
 
Una nuova categoria da difendere, insomma. Sì e non è facile. Spesso sono persone che fuggono dalle guerre o dalle carestie e non chiedono aiuto al sindacato nel timore di essere denunciati alle autorità di polizia. Ovviamente non è così e questo grande malinteso ingigantisce il problema, poiché rende molto più difficile scoprire situazioni di illeciti sul lavoro. Il dato che stima circa un milione di rifugiati impiegati in Grecia, rispetto a una popolazione totale di undici milioni di persone, è indicativa della rilevanza del problema. A questo si aggiungono gli alti tassi di disoccupazione tra i giovani, a causa di un sistema educativo che necessita di riforme mai attuate, mentre le università non hanno risposte adatte alle richieste del mercato del lavoro.
 
Esiste tra giovani la percezione di questo problema? In Grecia, come altrove in Europa, le associazioni sindacali non esercitano una grande attrattiva sui giovani. Così molti non si iscrivono alla confederazione, pensando che non vi siano né vantaggi né aiuto per loro. Questo idea è totalmente sbagliata, perché siamo l'unica istituzione riconosciuta che può difendere i diritti dei lavoratori e che sa trovare degli alleati nel sociale per poter alzare la voce e dire al governo "guardate, qui c'è sfruttamento" Sembra quindi che il business olimpico abbia influito sul mondo del lavoro.
 
E per quanto riguarda la sicurezza? La condizioni di lavoro nei cantieri olimpici sono spesso molto precarie. Abbiamo registrato nell'ultimo periodo più incidenti sul lavoro rispetto alla media, soprattutto perché il governo greco e le grandi compagnie di costruzione straniere hanno fatto forti pressioni affinché oggi, nonostante i ritardi, tutto fosse pronto. Il problema è molto serio: ci sono stati una settantina di incidenti mortali, ai quali vanno aggiunti centinaia di incidenti di media intensità. Abbiamo criticato aspramente le condizioni di lavoro imposte dalle compagnie appaltatrici dei giochi, ma non è facile trovare né soluzioni né un interlocutore valido. Per risparmiare denaro usano i lavoratori stranieri, che spesso, per la loro condizione di clandestinità e per la minaccia del licenziamento, non denunciano il proprio infortunio.
 
Ma una volta terminate le Olimpiadi che futuro avranno tutti questi lavoratori stranieri? E' un ulteriore problema aperto. Emerge dalle nostre ricerche che molti stranieri chiedono di restare in Grecia o trovare una sistemazione in qualche paese dell'Unione. Pochi ritornano a casa, poiché i salari europei sono fino a dieci volte più robusti dei salari egiziani, filippini o albanesi. E poi, per molti di loro a casa c'è solo la miseria ad aspettarli. Con la chiusura dei cantieri olimpici la richiesta di manovalanza è calata drasticamente. Molti di loro si recheranno in Germania, nella speranza di trovare una nuova occupazione nei cantieri che preparano i mondiali di calcio del 2006. Resta che le regole per l'immigrazione tedesche sono molto restrittive, data l'ampia presenza di stranieri sul loro territorio, e che il mercato del lavoro in Germania non può assorbire migliaia di operai assunti in occasione delle olimpiadi greche. E' una nostra grande responsabilità garantire per tutti una condizione di legalità e con condizioni di lavoro chiare e aperte.
 
Leggendo i costi per la preparazione e la gestione delle Olimpiadi, sembra che una grossa fetta di risorse sia destinata alla sicurezza... Devo fare una premessa importante a questa risposta: la confederazione del lavoro supporta i Giochi olimpici ed è ben lieta che ci siano, poiché riconosciamo che questa sia una grande opportunità per modernizzare il paese. Comprendiamo, inoltre, la delicata situazione politica internazionale, sappiamo del rischio d'attentati terroristici e ci adeguiamo anche alle condizioni poste da alcuni paesi, come gli Stati Uniti, che necessitano di misure eccezionali per la sicurezza delle loro delegazioni.
 
Ma non possiamo accettare che le preoccupazioni si trasformino in isteria generalizzata, che il governo violi i più elementari diritti universali dell'uomo per giustificare interessi di sicurezza nazionale. Pur volendo olimpiadi funzionali e sicure, crediamo che si debba affermare lo spirito pacifico e multiculturale delle Olimpiadi, che di certo non si afferma in un contesto di controllo oppressivo e che non appartiene alla nostra storia, tradizionalmente di pace col mondo arabo. Fin dall'inizio abbiamo chiesto al governo di chiudere tutti questi controlli al termine dei Giochi.
 
E cosa vi hanno risposto? Abbiamo ricevuto segnali positivi; ci è stato promesso che le telecamere e i microfoni, eccetto quelli utili al controllo del traffico stradale, verranno spenti al termine dei giochi. Ma la promessa non è sufficiente, perciò controlleremo personalmente che il governo mantenga i patti. Una settimana fa un gruppo di cittadini si è rivolto alla corte costituzionale greca per chiedere la sospensione di questa situazione di controllo poliziesco, ma si sono visti rispondere che lo stato è in dovere di fare tutto ciò che è in suo possesso per la sicurezza dei cittadini e dei Giochi.
 
Insomma sembra che queste Olimpiadi abbiano avuto più effetti negativi che positivi sulla società greca, ma il vostro governo parla di un miglioramento della condizione socio economica del paese. E' davvero così? Dei 100 miliardi di euro di costi per l'Olimpiade, la metà è stata spesa in misure di sicurezza. E' una cifra enorme, che di certo avrebbe avuto un grande impatto se destinata a politiche di previdenza sociale. Per quanto sia meraviglioso vedere come Atene sia una città completamente rinnovata grazie ai nuovi restauri, a una nuova linea tranviaria, alla creazione di spazi e servizi per i cittadini. Ma fuori da Atene la situazione è diversa: molti interventi pianificati sono stati rimandati, alcune riserve naturali sono state illegalmente edificate, le rete stradale e i trasporti restano ancora inadeguati. 
 
Categoria: Diritti
Luogo: Grecia