Ci deve essere un
grande movimento ad Atene ora. Come procede il vostro
lavoro? Oggi è la giornata d'apertura dei
giochi. Dato il grande affollamento di media da tutto il
mondo, vogliamo denunciare lo sfruttamento a cui
sono costretti i lavoratori dalle grandi multinazionali dello sport e
dei cantieri olimpici.
Com'è
attualmente la condizione dei lavoratori in Grecia? Generalmente è più o meno ad un buon livello,
gli standard contrattuali europei e i diritti dei giovani vengono
rispettati anche se non va tutto a gonfie vele: negli ultimi dieci anni
sono emersi numerosi problemi legati al fatto che la Grecia comincia ad
essere una meta di riferimento per i rifugiati e i clandestini dei
Balcani, del nord Africa e del sud est asiatico. Questo ha creato una
"seconda classe" di lavoratori, a cui non è riconosciuta alcuna
garanzia contrattuale. Ad esempio, non ricevono un salario adeguato,
non hanno limiti d'orario e spesso lavorano in condizione di
precarietà.
Una nuova
categoria da difendere, insomma. Sì e non è
facile. Spesso sono persone che fuggono dalle guerre o dalle carestie e non chiedono
aiuto al
sindacato nel timore di essere denunciati alle autorità di polizia.
Ovviamente non è così e questo grande malinteso ingigantisce il
problema, poiché rende molto più difficile scoprire situazioni di
illeciti sul lavoro. Il dato che stima circa un milione di rifugiati
impiegati in Grecia, rispetto a una popolazione totale di undici
milioni di persone, è indicativa della rilevanza del problema. A questo
si aggiungono gli alti tassi di disoccupazione tra i giovani, a causa
di un sistema educativo che necessita di riforme mai attuate, mentre le
università non hanno risposte adatte alle richieste del mercato del
lavoro.
Esiste tra giovani la
percezione di questo problema? In Grecia, come
altrove in Europa, le associazioni sindacali non esercitano una grande
attrattiva sui giovani. Così molti non si iscrivono alla
confederazione, pensando che non vi siano né vantaggi né aiuto per
loro. Questo idea è totalmente sbagliata, perché siamo l'unica
istituzione riconosciuta che può difendere i diritti dei lavoratori e
che sa trovare degli alleati nel sociale per poter alzare la voce e
dire al governo "guardate, qui c'è sfruttamento" Sembra quindi che il
business olimpico abbia influito sul mondo del lavoro.
E per
quanto riguarda la sicurezza? La condizioni di
lavoro nei cantieri olimpici sono spesso molto precarie. Abbiamo
registrato nell'ultimo periodo più incidenti sul lavoro rispetto alla
media, soprattutto perché il governo greco e le grandi compagnie di
costruzione straniere hanno fatto forti pressioni affinché oggi,
nonostante i ritardi, tutto fosse pronto. Il problema è molto serio: ci
sono stati una settantina di incidenti mortali, ai quali vanno aggiunti
centinaia di incidenti di media intensità. Abbiamo criticato aspramente
le condizioni di lavoro imposte dalle compagnie appaltatrici dei
giochi, ma non è facile trovare né soluzioni né un interlocutore
valido. Per risparmiare denaro usano i lavoratori stranieri, che
spesso, per la loro condizione di clandestinità e per la minaccia del
licenziamento, non denunciano il proprio infortunio.
Ma una volta terminate le Olimpiadi che futuro
avranno tutti questi lavoratori stranieri? E'
un ulteriore problema aperto. Emerge dalle nostre ricerche che molti
stranieri chiedono di restare in Grecia o trovare una sistemazione in
qualche paese dell'Unione. Pochi ritornano a casa, poiché i salari
europei sono fino a dieci volte più robusti dei salari egiziani,
filippini o albanesi. E poi, per molti di loro a casa c'è solo la
miseria ad aspettarli. Con la chiusura dei cantieri olimpici la
richiesta di manovalanza è calata drasticamente. Molti di loro si
recheranno in Germania, nella speranza di trovare una nuova occupazione
nei cantieri che preparano i mondiali di calcio del 2006. Resta che le
regole per l'immigrazione tedesche sono molto restrittive, data l'ampia
presenza di stranieri sul loro territorio, e che il mercato del lavoro
in Germania non può assorbire migliaia di operai assunti in occasione
delle olimpiadi greche. E' una nostra grande responsabilità garantire
per tutti una condizione di legalità e con condizioni di lavoro chiare
e aperte.
Leggendo i costi
per la preparazione e la gestione delle Olimpiadi, sembra che una
grossa fetta di risorse sia destinata alla sicurezza... Devo fare una premessa importante a questa
risposta: la confederazione del lavoro supporta i Giochi olimpici ed è
ben lieta che ci siano, poiché riconosciamo che questa sia una grande
opportunità per modernizzare il paese. Comprendiamo, inoltre, la
delicata situazione politica internazionale, sappiamo del rischio
d'attentati terroristici e ci adeguiamo anche alle condizioni poste da
alcuni paesi, come gli Stati Uniti, che necessitano di misure
eccezionali per la sicurezza delle loro delegazioni.
Ma
non possiamo accettare che le preoccupazioni si trasformino in isteria
generalizzata, che il governo violi i più elementari diritti universali
dell'uomo per giustificare interessi di sicurezza nazionale. Pur
volendo olimpiadi funzionali e sicure, crediamo che si debba affermare
lo spirito pacifico e multiculturale delle Olimpiadi, che di certo non
si afferma in un contesto di controllo oppressivo e che non appartiene
alla nostra storia, tradizionalmente di pace col mondo arabo. Fin
dall'inizio abbiamo chiesto al governo di chiudere tutti questi
controlli al termine dei Giochi.
E cosa vi hanno risposto? Abbiamo ricevuto segnali positivi; ci è stato promesso che le
telecamere e i microfoni, eccetto quelli utili al
controllo del traffico stradale, verranno spenti al termine dei giochi.
Ma la promessa non è sufficiente, perciò controlleremo personalmente
che il governo mantenga i patti. Una settimana fa un gruppo di
cittadini si è rivolto alla corte costituzionale greca per chiedere la
sospensione di questa situazione di controllo poliziesco, ma si sono
visti rispondere che lo stato è in dovere di fare tutto ciò che è in
suo possesso per la sicurezza dei cittadini e dei Giochi.
Insomma sembra che queste Olimpiadi
abbiano avuto più effetti negativi che positivi sulla società greca, ma
il vostro governo parla di un miglioramento della condizione socio
economica del paese. E' davvero così? Dei 100
miliardi di euro di costi per l'Olimpiade, la metà è stata spesa in
misure di sicurezza. E' una cifra enorme, che di certo avrebbe avuto un
grande impatto se destinata a politiche di previdenza sociale. Per
quanto sia meraviglioso vedere come Atene sia una città completamente
rinnovata grazie ai nuovi restauri, a una nuova linea tranviaria, alla
creazione di spazi e servizi per i cittadini. Ma fuori da Atene la
situazione è diversa: molti interventi pianificati sono stati
rimandati, alcune riserve naturali sono state illegalmente edificate,
le rete stradale e i trasporti restano ancora
inadeguati.