17/06/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Gli Usa erano completamente impreparati all'11 settembre
Attentato 11 settembreLa Commissione che indaga sugli attentati dell'11 settembre ha rivelato come gli Stati Uniti erano clamorosamente impreparati a difendersi da un attacco terroristico del genere. Mentre ogni minuto era importante, chi doveva decidere era in piena confusione
 
L’esercito e l’aeronautica statunitensi erano “impreparati sotto ogni punto di vista a quello che sarebbe accaduto l’11 settembre”. E’ la conclusione della Commissione che indaga sugli attentati alle Torri Gemelle e al Pentagono, contenuta in un rapporto che evidenzia il caos nella catena di comando responsabile della difesa aerea del territorio statunitense. Un mix di inefficienza e scarsa considerazione delle minacce terroristiche che, con una migliore organizzazione, avrebbe potuto permettere almeno l’abbattimento del jet schiantatosi contro il Pentagono. E che conferma molte delle accuse mosse contro l’amministrazione Bush dai testimoni sentiti dalla Commissione: in sostanza, che gli Stati Uniti avevano sottovalutato le minacce di Al Qaida.
 
Il rapporto di 29 pagine è stato pubblicato oggi, ultimo giorno di udienze dopo un anno e mezzo di lavori, dall’organo incaricato dal Congresso di trovare la verità su come andarono le cose quel giorno. Secondo il dossier, gli ufficiali militari e i responsabili delle autorità di vigilanza aerea non erano in grado di intercettare l’aereo perché questa eventualità “non era mai stata contemplata”, e si pensava che un dirottamento “avrebbe preso la forma tradizionale, non quella di un dirottamento suicida con lo scopo di convertire il velivolo in un missile guidato”. Fatto che contrasta con quanto sostiene Sibel Edmonds, una traduttrice di origine turca che per conto dell'Fbi ha riascoltato le intercettazioni telefoniche delle conversazioni tra i terroristi, secondo la quale l'idea di guidare gli aerei contro i grattacieli era stata menzionata più volte dai futuri dirottatori nei mesi precedenti a quegli attacchi.
 
Quello che venne dopo il momento in cui il volo 11 della American Airlines spense il transponder di bordo, scomparendo dai radar, fu “il tentativo affrettato di creare una difesa improvvisata da parte di ufficiali che non avevano mai avuto a che fare con una situazione del genere, per la quale non erano stati addestrati”.
 
Mettendo insieme le interviste ai responsabili delle autorità aeree federali, le frenetiche comunicazioni dei controllori di volo, i dialoghi con gli ufficiali e la Casa Bianca, la Commissione ha ricostruito minuto per minuto cosa è stato fatto – e soprattutto non fatto – mentre gli attacchi terroristici erano in corso.
 
I controllori della Federal Aviation Administration (FAA) di Boston si accorsero che qualcosa non andava alle 8.21 di quel martedì mattina, quando il volo 11 diventò “invisibile”. Tre minuti dopo, dal primo aereo finito nelle mani dei terroristi furono captati due messaggi in cui i dirottatori intimavano ai passeggeri di restare calmi, perché l’aereo stava per essere riportato all’aeroporto.
 
Gli ufficiali dell’aeronautica militare furono avvertiti alle 8.37, soltanto nove minuti prima che il volo 11 si schiantasse contro la Torre Nord. Un colonnello della base di Otis, a 153 chilometri da New York, chiese al generale maggiore Larry Arnold il permesso di far decollare gli F-15. Permesso che gli fu accordato, ma il problema era che le autorità di vigilanza aerea non erano in grado di localizzare gli aerei “dispersi”. “Abbiamo combattuto contro molti fantasmi, quel giorno”, ha ammesso davanti alla Commissione il Capo di Stato Maggiore, generale Richard Myers.
 
Così, i caccia presero il volo solo alle 8.53, otto minuti dopo l’impatto del volo 11 con la Torre Nord. Nel frattempo, i controllori di volo erano nel caos dopo aver visto scomparire dai radar gli altri tre aerei. L’autorizzazione del vicepresidente Dick Cheney per abbattere i velivoli civili in caso di minaccia a obiettivi strategici giunse più di un’ora dopo, quando il quarto aereo – il volo 93 – era già precipitato in un campo della Pennsylvania. Nel frattempo il presidente Bush, sorpreso dall’attacco durante una visita a una scuola in Florida, rimaneva impassibile davanti ai bambini per sette minuti dopo essere stato avvertito anche dello schianto del secondo aereo contro la Torre Sud.
 
Alessandro Ursic
Categoria: Guerra
Luogo: Stati Uniti