La Commissione che indaga sugli attentati dell'11
settembre ha rivelato come gli Stati Uniti erano clamorosamente
impreparati a difendersi da un attacco terroristico del
genere. Mentre ogni minuto era importante, chi doveva decidere
era in piena confusione
L’esercito e
l’aeronautica statunitensi erano “impreparati sotto ogni punto di vista
a quello che sarebbe accaduto l’11 settembre”. E’ la conclusione della
Commissione che indaga sugli attentati alle Torri Gemelle e al
Pentagono, contenuta in un rapporto che evidenzia il caos nella catena
di comando responsabile della difesa aerea del territorio statunitense.
Un mix di inefficienza e scarsa considerazione delle minacce
terroristiche che, con una migliore organizzazione, avrebbe potuto
permettere almeno l’abbattimento del jet schiantatosi contro il
Pentagono. E che conferma molte delle accuse mosse contro l’amministrazione Bush
dai
testimoni sentiti dalla Commissione: in sostanza, che gli Stati Uniti
avevano sottovalutato le minacce di Al Qaida.
Il rapporto di 29 pagine è stato pubblicato oggi, ultimo
giorno di udienze dopo un anno e mezzo di lavori, dall’organo
incaricato dal Congresso di trovare la verità su come andarono le cose
quel giorno. Secondo il dossier, gli ufficiali militari e i
responsabili delle autorità di vigilanza aerea non erano in grado di
intercettare l’aereo perché questa eventualità “non era mai stata
contemplata”, e si pensava che un dirottamento “avrebbe preso la forma
tradizionale, non quella di un dirottamento suicida con lo scopo di
convertire il velivolo in un missile guidato”. Fatto che contrasta con
quanto sostiene Sibel Edmonds, una traduttrice di origine turca che per
conto dell'Fbi ha riascoltato le intercettazioni telefoniche delle
conversazioni tra i terroristi, secondo la quale l'idea di guidare gli
aerei contro i grattacieli era stata menzionata più volte dai futuri
dirottatori nei mesi precedenti a quegli attacchi.
Quello che venne dopo il
momento in cui il volo 11 della American Airlines spense il transponder
di bordo, scomparendo dai radar, fu “il tentativo affrettato di creare
una difesa improvvisata da parte di ufficiali che non avevano mai avuto
a che fare con una situazione del genere, per la quale non erano stati
addestrati”.
Mettendo insieme le interviste
ai responsabili delle autorità aeree federali, le frenetiche
comunicazioni dei controllori di volo, i dialoghi con gli ufficiali e
la Casa Bianca, la Commissione ha ricostruito minuto per minuto cosa è
stato fatto – e soprattutto non fatto – mentre gli attacchi
terroristici erano in corso.
I controllori
della Federal Aviation Administration (FAA) di Boston si accorsero che
qualcosa non andava alle 8.21 di quel martedì mattina, quando il volo
11 diventò “invisibile”. Tre minuti dopo, dal primo aereo finito nelle
mani dei terroristi furono captati due messaggi in cui i dirottatori
intimavano ai passeggeri di restare calmi, perché l’aereo stava per
essere riportato all’aeroporto.
Gli
ufficiali dell’aeronautica militare furono avvertiti alle 8.37,
soltanto nove minuti prima che il volo 11 si schiantasse contro la
Torre Nord. Un colonnello della base di Otis, a 153 chilometri da New
York, chiese al generale maggiore Larry Arnold il permesso di far
decollare gli F-15. Permesso che gli fu accordato, ma il problema era
che le autorità di vigilanza aerea non erano in grado di localizzare
gli aerei “dispersi”. “Abbiamo combattuto contro molti fantasmi, quel
giorno”, ha ammesso davanti alla Commissione il Capo di Stato Maggiore,
generale Richard Myers.
Così, i caccia
presero il volo solo alle 8.53, otto minuti dopo l’impatto del volo 11
con la Torre Nord. Nel frattempo, i controllori di volo erano nel caos
dopo aver visto scomparire dai radar gli altri tre aerei.
L’autorizzazione del vicepresidente Dick Cheney per abbattere i
velivoli civili in caso di minaccia a obiettivi strategici giunse più
di un’ora dopo, quando il quarto aereo – il volo 93 – era già
precipitato in un campo della Pennsylvania. Nel frattempo il presidente
Bush, sorpreso dall’attacco durante una visita a una scuola in Florida,
rimaneva impassibile davanti ai bambini per sette minuti dopo essere
stato avvertito anche dello schianto del secondo aereo contro la Torre
Sud.