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Au vote, le citoyens. Parafrasando la Marsigliese, questo sarà il primo dato importante: se la partecipazione al voto di ballottaggio tra Martine Aubry e Francois Hollande per la candidatura socialista alle elezioni presidenziali della primavera prossima, si manterrà ai livelli del primo turno(oltre due milioni e mezzo di cittadini), o se invece diminuirà, come spera la destra.
Qualcuno pensa che saranno addirittura di più, e il dato di ascolto al confronto televisivo tra i due contendenti, maggiore di quelli del primo turno, sembra andare in questa direzione, almeno per chi crede che la televisione sia in qualche modo un buon indicatore di partecipazione. Intanto in settimana tutti gli altri, Royal al centro, Montebourg alla sinistra, Valls sulla destra e il radicale di sinistra Baylet hanno raggiunto le truppe del candidato Hollande, il che dovrebbe sulla carta assicurargli una vittoria abbastanza agevole. Ma le cose non sono così semplici. Hollande rappresenta l'establishment del PS e della società orientata a sinistra, non è sgradito al centro e ogni tanto strizza l'occhio alla destra: infatti ama presentarsi come il rassembleur prima della sinistra, poi di tutto il popolo francese. Inoltre gode dell'appoggio dei sondaggi che prevedono con voce unanime una sua vittoria se sarà l'avversario di Sarkozy, mentre Aubry sarebbe penalizzata da una immagine estremista, l'immagine di chi ha fatto passare la riduzione dell'orario di lavoro a 35 (trentacinque) ore settimanali. Una voce quella dei sondaggi (e dei commentatori) forse troppo unanime, tanto da far dire a Aubry, rompendo il gentleman agreement fin qui impeccabile, che Hollande era il "candidato del sistema". Però la crisi è squassante (nel territorio d'oltre mare delle isole Comore alla Mayotte - circa 200000, duecentomila abitanti - da alcune settimane è in corso una rivolta contro il caro vita che nemmeno l'invio di reparti scelti dei CRS riesce a domare), le soluzioni soft dell'establishment chiaramente insufficienti, e Hollande ha dovuto pescare nei progetti degli altri, mettere molto vino nella sua acqua, come si dice qui, mentre le tensioni sociali crescono, e Hollande finora si è mostrato più a suo agio negli studi televisivi che nelle piazze.
Inoltre Sarkozy è un avversario abile, intelligente, capace di colpi bassi e di aperture inaspettate. Non a caso lunedì scorso la destra ha annunciato una tassa sulla ricchezza, del 3% oltre i 250000 ( duecentocinquantamila) euro, e del 4% oltre i (400.000) (ricordo che la patrimoniale, tra l'1 e 2%, qua già esiste per redditi superiori a 730000 euro, oltre a una forte tassa sulla successione, progressiva col valore stimato), nonché il blocco delle tariffe energetiche per le famiglie, tariffe che invece aumentano per le industrie, mentre il Presidente in visita a una zona industriale in crisi diceva con forza, megafono in mano, agli operai presenti che la difesa del lavoro salariato nell'industria era una delle sue priorità fondamentali, non quella dei funzionari statali per cui il lavoro è garantito. Manco a dirlo il PS raccoglie moltissimi voti proprio tra i lavoratori pubblici. E contro questo Sarkozy l'uomo d'apparato Hollande, cresciuto all'ombra e sotto la protezione di Mitterand, certo buon diplomatico e bravo retore, può apparire fragile e incerto, a differenza di Aubry che ha già dimostrato di sapere incassare i colpi duri, essendo capace di rispondere e, soprattutto, con una esperienza di governo assai solida. Seppure anch'ella penalizzata dall'esser figlia di Delors, amica di DSK, e poi donna, perché pure in Francia la politica è misogina. Se guardiamo i comitati di sostegno dell'uno e dell'altro, scopriamo che Aubry ha riunito alcuni tra i migliori scienziati e ricercatori del paese, da Vincent Berger fisico e rettore dell'università Paris Diderot, al genetista Axel Kahn, dall'antropologa Francoise Héritier all'economista Daniel Cohen, tanto che Liberation può titolare "des députés- per Hollande- face a des universitaires - per Aubry". Seppure Jean Paul Fitoussi, grande economista, si è schierato con Hollande, questo è vero in generale, il comitato di Aubry è fitto di personalità della società civile, spicca Stephan Hessel l'autore di "Indignez vous", mentre quello di Hollande di uomini politici, alcuni tra i più intelligenti come Pierre Moscovici e Julien Dray.
Infine, se è vero che i punti programmatici si sono notevolmente avvicinati, legge di blocco dei licenziamenti quando una intrapresa è in attivo e politiche per i giovani e contro il precariato, ritorno alla pensione a sessanta anni, fiscalità accentuata per i più ricchi, a partire da 100000 euro per Aubry, e tassazione contro le delocalizzazioni, strumenti di controllo delle banche e del sistema finanziario, centralità di scuola università e ricerca, diritto di voto agli immigrati per le elezioni locali, uscita dal nucleare e piano per le energie rinnovabili, autonomia della magistratura e riforma quindi del CSM sottratto a qualunque influenza della politica, sul debito è rimasta una differenza significativa. Se per Hollande la regola d'oro del pareggio di bilancio in tempi brevi, definita da Merkel e Sarkozy, è fondamentale e prioritaria, Aubry dice che il 50% delle risorse sarà dedicato al pareggio di bilancio, ma l'altro 50 a investimenti produttivi. Quindi: chi vincerà? Un pronostico è difficile, entrano anche in gioco elementi sentimentali come l'armonia ritrovata, almeno in politica, tra Hollande e Royal che erano compagni di vita e hanno quattro figli in comune, e per dirla con Ségoléne, beh quattro figli e due genitori candidati alla presidenza non mi sembrano un brutto risultato, e i francesi sono sensibili a sollecitazioni dell'affetto che la vince su tutto, la soap opera con happy end.
Da ultimo, nella sinistra si teme soprattutto un risultato sul filo di lana, con pochi punti di scarto, perché, nonostante le affermazioni contrarie dei protagonisti, potrebbe essere l'innesco di una dinamica oggettiva di divisione tra i partigiani dei due campi, o almeno di presa di distanza e di relativa assenza dei perdenti nella campagna elettorale contro Sarkozy e la destra, mentre invece, per vincere, ci sarà bisogno di mettere in campo ogni forza organizzata, e della partecipazione di tutti i cittadini che domenica voteranno per a scegliere il candidato socialista. Vinte le lezioni della sinistra bisogna vincere le elezioni di tutto il popolo francese. E' di buon auspicio comunque la vittoria della squadra di rugby contro il Galles, e i bleu vanno in finale dei campionati del mondo, seppure per il rotto della cuffia.
Bruno Giorgini