dal nostro
inviato
Francesca Lancini
E’ il 12 maggio, terzo giorno del Congresso mondiale sul
lavoro infantile e lo scarto tra il mondo dei ragazzi, schietti e
determinati, e quello dei grandi della terra, venuti per dare
soluzioni, non è mai stato così grande.
Inizia Raju, quindicenne nepalese: “Ho vissuto per
le strade alcuni anni. Questa è la prima volta che partecipo a
un congresso mondiale. Sono orgoglioso di essere qui e di potervi
parlare, ma voglio ricordare i ragazzini che non sono potuti venire. I
governi – di Nepal, Bangladesh, Pakistan – non hanno dato loro il
visto”. Aggrotta le sopraciglia, è serio e arrabbiato con quei ministri
e quegli ambasciatori che hanno impedito il viaggio a Firenze, sede del
Congresso, di quattro coetanei.
Anche Ali,
ragazzo iraniano, è triste per i suoi compagni: “Così perdiamo la
fiducia nelle autorità che spesso criminalizzano i bambini invece del
lavoro minorile”. E un giovane pakistano aggiunge: “L’Occidente importa
i beni prodotti dai bimbi del Pakistan. Perché allora ferma questi
ultimi agli aeroporti e li tratta come criminali?”.
Seguono a raffica le domande
agli adulti. Sul palco ci sono rappresentanti della Banca Mondiale,
dell’Unione Europea e ministri di vari Paesi. La piccola
Fatima, nicaraguense, riconosce la retorica degli interventi appena
conclusi: “Se veramente si realizzasse tutto quello che avete detto,
sarebbe meraviglioso. Ma noi abbiamo bisogno di fatti, non di parole.
Spero che abbiate un cuore per capirlo”.
Sono domande semplici, ma “forti come proiettili”, commenta
Kailash Satyarthi, fondatore nel ’98 del più grande movimento contro lo
sfruttamento minorile, la Global March against Child Labour, e
moderatore dell’incontro.
“Perché i Paesi
ricchi non aiutano i più poveri? Perché, nonostante parliate sempre di
diritti, continuano a esserci disuguaglianze? Noi siamo poveri e
vorremmo uscire da questa situazione di sfruttamento. Doveste esserci
grati poiché vi sveliamo tutto questo”.
Una studentessa rumena aggiunge: “Costruirete nuove scuole
nei Paesi in difficoltà?”. Sono parole dure come pietre, destinate in
gran parte ai rappresentanti della Banca Mondiale di Washington:
“Perché preferite finanziare le guerre e la corsa agli armamenti al
posto dell’educazione? Qual è la percentuale di investimenti in
programmi per l’infanzia?”.
I grandi si
dicono imbarazzati: “Non è facile rispondere a questi quesiti. Ci
vorrebbe più tempo. Comunque siamo d’accordo con voi”. I ragazzi non
sembrano soddisfatti.
“Vi ricordo – dice
una ragazza italiana - che servono 10 miliardi l’anno per finanziare la
scuola. Una cifra che corrisponde a quattro giorni di spese militari”.
La platea applaude.
“E il traffico di minori? Forse lo abbiamo dimenticato",
denuncia una bambina belga. E continua: “Avete una grossa
responsabilità. Voi scegliete anche per noi”. Una compagna
prosegue: “Manterrete le vostre promesse? Che cosa avete imparato in
questi giorni a Firenze?”. Una risposta precisa non arriva. I
bambini si chiedono perché ci voglia tanto tempo solo per mettere a
fuoco il problema.
I piccoli lavoratori nel
mondo sono 250 milioni, in età compresa tra i 10 e 14 anni. Gli oltre
80 piccoli delegati appaiono delusi, ma non hanno perso la speranza.
Per tre giorni consecutivi si sono riuniti e hanno discusso.
Vogliono cambiare il mondo, ma riconoscono di aver bisogno della mano
forte degli adulti. Da soli non possono farcela a togliere centinaia di
migliaia di ragazzini dalla strada, dalle fabbriche o dai lavori
domestici e riportarli a scuola e tra le loro famiglie. Tutti dicono
che “essere qui è un’occasione unica e di essere pronti a fare del
proprio meglio”. Vengono da tutti i continenti, dai Paesi più fortunati
come da quelli del cosiddetto Sud del Mondo. L’impegno del delegato
inizia di mattina e finisce nel tardo pomeriggio, tra workshop e
conferenze in cui i ragazzi sono protagonisti. Gli adulti per una volta
li lasciano esprimere, li accompagnano e fanno loro da traduttori. Poi
improvvisamente escono nel cortile. E’ il momento di visitare la città
o di un po’ di svago. E di prepararsi alla grande marcia che si terrà
il giorno dopo, 13 maggio, per le vie di Firenze.