12/05/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Tante domande per cambiare il mondo e per combattere lo sfruttamento dei minori
dal nostro inviato
Francesca Lancini
 
Bambini al lavoro in IndiaE’ il 12 maggio, terzo giorno del Congresso mondiale sul lavoro infantile e lo scarto tra il mondo dei ragazzi, schietti e determinati, e quello dei grandi della terra, venuti per dare soluzioni, non è mai stato così grande.
 
Inizia Raju, quindicenne nepalese: “Ho vissuto per le strade alcuni anni. Questa è la prima volta che partecipo a un congresso mondiale. Sono orgoglioso di essere qui e di potervi parlare, ma voglio ricordare i ragazzini che non sono potuti venire. I governi – di Nepal, Bangladesh, Pakistan – non hanno dato loro il visto”. Aggrotta le sopraciglia, è serio e arrabbiato con quei ministri e quegli ambasciatori che hanno impedito il viaggio a Firenze, sede del Congresso, di quattro coetanei.
 
Anche Ali, ragazzo iraniano, è triste per i suoi compagni: “Così perdiamo la fiducia nelle autorità che spesso criminalizzano i bambini invece del lavoro minorile”. E un giovane pakistano aggiunge: “L’Occidente importa i beni prodotti dai bimbi del Pakistan. Perché allora ferma questi ultimi agli aeroporti e li tratta come criminali?”.
 
Seguono a raffica le domande agli adulti. Sul palco ci sono rappresentanti della Banca Mondiale, dell’Unione Europea e ministri di vari Paesi. La piccola Fatima, nicaraguense, riconosce la retorica degli interventi appena conclusi: “Se veramente si realizzasse tutto quello che avete detto, sarebbe meraviglioso. Ma noi abbiamo bisogno di fatti, non di parole. Spero che abbiate un cuore per capirlo”.
 
Sono domande semplici, ma “forti come proiettili”, commenta Kailash Satyarthi, fondatore nel ’98 del più grande movimento contro lo sfruttamento minorile, la Global March against Child Labour, e moderatore dell’incontro.
 
“Perché i Paesi ricchi non aiutano i più poveri? Perché, nonostante parliate sempre di diritti, continuano a esserci disuguaglianze? Noi siamo poveri e vorremmo uscire da questa situazione di sfruttamento. Doveste esserci grati poiché vi sveliamo tutto questo”.
 
Una studentessa rumena aggiunge: “Costruirete nuove scuole nei Paesi in difficoltà?”. Sono parole dure come pietre, destinate in gran parte ai rappresentanti della Banca Mondiale di Washington: “Perché preferite finanziare le guerre e la corsa agli armamenti al posto dell’educazione? Qual è la percentuale di investimenti in programmi per l’infanzia?”.
 
I grandi si dicono imbarazzati: “Non è facile rispondere a questi quesiti. Ci vorrebbe più tempo. Comunque siamo d’accordo con voi”. I ragazzi non sembrano soddisfatti.
 
“Vi ricordo – dice una ragazza italiana - che servono 10 miliardi l’anno per finanziare la scuola. Una cifra che corrisponde a quattro giorni di spese militari”.
 
La platea applaude.
 
“E il traffico di minori? Forse lo abbiamo dimenticato", denuncia una bambina belga. E continua: “Avete una grossa responsabilità. Voi scegliete anche per noi”. Una compagna prosegue: “Manterrete le vostre promesse? Che cosa avete imparato in questi giorni a Firenze?”. Una risposta precisa non arriva. I bambini si chiedono perché ci voglia tanto tempo solo per mettere a fuoco il problema.
 
I piccoli lavoratori nel mondo sono 250 milioni, in età compresa tra i 10 e 14 anni. Gli oltre 80 piccoli delegati appaiono delusi, ma non hanno perso la speranza. Per tre giorni consecutivi si sono riuniti e hanno discusso. Vogliono cambiare il mondo, ma riconoscono di aver bisogno della mano forte degli adulti. Da soli non possono farcela a togliere centinaia di migliaia di ragazzini dalla strada, dalle fabbriche o dai lavori domestici e riportarli a scuola e tra le loro famiglie. Tutti dicono che “essere qui è un’occasione unica e di essere pronti a fare del proprio meglio”. Vengono da tutti i continenti, dai Paesi più fortunati come da quelli del cosiddetto Sud del Mondo. L’impegno del delegato inizia di mattina e finisce nel tardo pomeriggio, tra workshop e conferenze in cui i ragazzi sono protagonisti. Gli adulti per una volta li lasciano esprimere, li accompagnano e fanno loro da traduttori. Poi improvvisamente escono nel cortile. E’ il momento di visitare la città o di un po’ di svago. E di prepararsi alla grande marcia che si terrà il giorno dopo, 13 maggio, per le vie di Firenze.
 
Categoria: Bambini, Diritti