Nuovi racconti arricchiscono la storia delle torture nelle carceri della vergogna
Wisam Abd ar
Rahman Ahamd è stato detenuto a Guantanamo. Ma anche in Afghanistan. Ma
il suo viaggio nelle carceri militari statunitensi parte dall'Iraq.
Lì è stato arrestato e consegnato alla giustizia Usa. Il
suo viaggio fa paura: prima le carceri afgane e poi
Guantanamo. Lui dice che quanto è stato scritto sulle torture applicate
ai detenuti di Abu Grahib (dopo essere stato in due prigioni incubo) è
ancora poco. Ne è sicuro.
Arrestato per presunti legami con la rete
terroristica che fa capo ad Osama Bin Laden, è arrivato, via
Afghanistan, a Guantanamo, Cuba. Lì è stato per quasi due anni senza
sapere quali fossero le accuse a lui mosse dalla giustizia militare
statunitense. Secondo le prime informazioni pare che il servizio segreto
pachistano avesse numerose informazioni sul suo conto. Ahamd ha
raccontato quello che gli è accaduto: interrogatori
pesantissimi, botte e violenze subite rimarranno un
ricordo indelebile.
Interrogatori fiume,
violenze e accanimento contro la sua religione sono solo alcuni degli
aspetti che l’hanno segnato particolarmente. "Uno dei soldati Usa ha
calpestato il Corano. Un altro, mentre mi trovavo nelle carceri di
Khandahar l’ha buttato nel gabinetto”. E continua: “Nella base Usa
vicino a Kabul una soldatessa si è presentata nella mia cella, ha preso
il Corano, l’ha aperto, l’ha gettato a terra, ha fatto avvicinare un cane (che
per i musulmani è un animale impuro ndr) abbaiava…..Una cosa
tremenda”.
Un’altra
testimonianza è comparsa sulle testate giornalistiche arabe in
questi giorni ed è stata ripresa anche dalla televisione satellitare Al
Arabiya. Haydar al-Muzri un cittadino saudita ha raccontato una storia
raccapricciante. Rinchiuso nel carcere della vergogna di Abu Grahib,
racconta di aver visto l’uccisione di un neonato davanti alla
madre. Secondo il suo racconto i secondini lo hanno strappato
dalle braccia della madre e lo hanno buttato per terra in un corridoio
solo perchè con il suo pianto dava fastidio. "La giovane
mamma - continua - ha cominciato a tirare testate
contro il muro finché non ha perso i sensi”. E nel racconto
del saudita c'è anche lo stupro di una giovane donna irachena
da parte degli uomini dell’esercito statunitense.
Lui, Haydar, ha passato ben 11 mesi nel carcere di Abu Grahib. “Sono entrato
in
Iraq legalmente. Con passaporto saudita e solo una valigia piena di
abiti. Non avevo armi o altre cose che potessero far pensare che io
fossi un terrorista o un guerrigliero della resistenza irachena”. Sono
passati diversi mesi prima che fosse interrogato: “ Mi hanno torturato.
In inverno ci mettevano in una vasca di acqua fredda. Ci picchiavano
spesso. Alla faccia dei diritti dell’uomo”.
Ormai libero Haydar, racconta anche di aver visto moltissimi
prigionieri di nazionalità saudita nel carcere della vergogna. Fra loro
medici e una squadra di persone che era regolarmente entrata in Iraq
per portare aiuto alla popolazione. Purtroppo anche loro
furono accusati di essere sostenitori della guerriglia irachena. Nulla
è servito, nemmeno i loro documenti, alla loro liberazione. Solamente
grazie allo scandalo scoppiato in tutto il mondo Haydar è stato
rilasciato insieme ad altri 770 detenuti. Haydar ha sofferto molto e di
una cosa sola è certo: non tornerà mai più in Iraq. Almeno fino a
quando la situazione resterà così come ora.