30/06/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Diario dallo Sri Lanka di un’operatrice di Save the Children
 
Scritto per noi da
Maleec Calyaneratne*

  Copyright Save the Children
Tra le rovine lasciate dallo tsunami lungo l’autostrada costiera  di Matara, è rincuorante e forse strano sentire la risata dei bambini. A Tallalle, il tempio di Naotunna sembra spoglio senza le mura portate via dalle grandi onde, ma è rimasto un rifugio per i bambini del villaggio. Lì mi reco presso la sede di un Child Friendly Centre (centro per l’infanzia a misura di bambino) istituito da Save the Children (l’organizzazione internazionale per la difesa e la protezione dei diritti del bambino) in Sri Lanka in collaborazione con la locale Nawimana Rural Development Foundation (l’Organizzazione per lo sviluppo agricolo dei Nawimana, NRDF). Accanto al tempio, poche centinaia di metri lontano dal mare, alcuni ragazzi giocano a pallavolo. Le ragazze giocano al “cane e l’osso” e la loro risata è simbolo di un’infanzia felice. Nessuno di loro ha tempo per me.
 
All’interno di una sala, che è stata risparmiata dallo tsunami, assisto a una lezione di arte. Alcuni bambini di non più di cinque anni dimostrano un vivo interesse per il disegno. Non si accorgono di me, tale è la loro concentrazione. Con il permesso dell’insegnante, cammino per la classe e scatto alcune foto. Alcuni dei bambini mi guardano e io mi scuso per il flash della macchina fotografica. Continuano quindi a colorare i loro disegni.
 
Copyright Save the ChildrenA Matara ci sono quattro Child Friendly Centre gestiti dall’ NRDF e sponsorizzati da Save the Children. I bambini si riuniscono tre giorni la settimana dopo la scuola. Ci sono due gruppi d’età, uno dai 5 agli 11 anni e l’altro dai 12 ai 17 anni. Durante le sessioni studiano arte, danza e musica e ciò li aiuta a superare le loro preoccupazioni e a imparare qualcosa di utile e divertente. Save Children ha dotato ogni centro di attrezzature sportive, strumenti musicali e materiali per le lezioni d’arte. Roslin Mysers, la ragazza che mi ha accompagnato, è una volontaria australiana che ha lavorato per l’ NRDF negli ultimi 14 mesi. Sta portando avanti un programma di salute e igiene per promuovere sane abitudini tra i bambini. Il centro in realtà riunisce l’intera comunità. Durante la pausa, ai bambini vengono dati alimenti nutrienti preparati dai genitori. I piccoli formano una fila, si lavano le mani col sapone e si godono cibo e bevande.
  Copyright Save the Children
“I nostri bambini hanno riconquistato fiducia dopo essere venuti al centro”, dichiara la madre di Denethmi, una bambina di nove anni che frequenta regolarmente il centro. “Erano molto preoccupati per un altro tsunami, ma adesso non hanno più paura”.
 
Una volta completato il disegno, i piccoli mostrano le loro opere d’arte. Sono ansiosi di scoprire qual è il più bello ma l’insegnante dichiara che tutti sono vincitori. Non c’è alcun dubbio. E i bambini ammirano l’uno il disegno dell’altro. Quindi per il gruppo più giovane è arrivato il momento di lasciare l’aula e andare a giocare per far entrare l’altro gruppo. Il centro è visitato da docenti e istruttori governativi ben preparati che cercano di aiutare i bimbi a superare il trauma dello tsunami. Obiettivo che, in un mese, sembra essere stato raggiunto. I quattro centri che proseguiranno per altri tre mesi grazie a un fondo di 425mila rupie (4.250 dollari) non fanno parte di un progetto a breve termine. In ognuno di questi centri gli iscritti sono un centinaio. L’80 per cento di loro frequenta le lezioni tutti i giorni. I bambini hanno adesso più che mai diritto a giocare, chi potrebbe negarlo?
 

Categoria: Bambini, Popoli, Ambiente
Luogo: Sri Lanka