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Con 50 anni di ritardo, aprirà, in novembre, il carcere di Gela. La casa di reclusione avrà cento posti, disponibili per detenuti di bassa pericolosità e che devono scontare pene brevi. Nella struttura lavoreranno 93 agenti di polizia penitenziaria e 13 uomini del comparto Ministeri, compreso il direttore.
La notizia è stata annunciata dal vicesegretario generale del sindacato di polizia penitenziaria Osapp Mimmo Nicotra, subito dopo l'incontro sindacale avvenuto a Roma presso il Dipartimento di amministrazione penitenziari a Roma.
Il progetto del carcere risale al 1959, ma per la sua approvazione il percorso è stato infinito. I lavori sono iniziati nel 1982, con vent'anni di ritardo rispetto alla tabella di marcia. Poi si sono interrotti nel '90, per la costruzione del Tribunale nella città siciliana: da "casa mandamentale", la vecchia dicitura delle carceri sotto la giurisdizione dei pretori, la struttura di Gela doveva diventare una "casa circondariale". E lo stato ha investito nuovo denaro nel progetto. L'edificio era pronto nel 2007 ma mancavano ancora alcuni servizi fondamentali come la cucina e i collegamenti alla rete idrica: la prima inaugurazione promessa dall'allora ministro Clementa Mastella, così, è saltata. Stessa sorte al tentativo più recente, del 2010: all'epoca ancora non arrivava acqua all'interno del carcere.
La disponibilità del carcere siciliano sono ancora una goccia nel mare rispetto alle carenze del sistema penitenziario italiano. I 206 centri di detenzione sparsi sul territorio sulla carta possono ospitare al massimo 45.600 persone. Al ministero di Grazia e giustizia, però, risultano più di 67mila reclusi.