30/06/2005
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Migliaia di bambini sono malnutriti e mancano tre mesi al prossimo raccolto
Sono passati nove mesi dalla prima segnalazione, da quando il
governo del Niger e i paesi donatori hanno fatto sapere la grave
situazione in cui si trovava il paese: la carestia che avrebbe
minacciato la vita, nei giorni a venire, di circa tre milioni e mezzo
di persone: un quarto della popolazione dell’intero paese.
Ma le misure
di emergenza non sono ancora state prese, gli aiuti non sono arrivati a
tutte le persone che ne hanno bisogno.
“Nonostante i magazzini siano
pieni, il miglio è ancora inaccessibile per le persone più colpite
dalla mancanza di cibo. Nessuna distribuzione gratuita di cibo è stata
effettuata e le famiglie non hanno più risorse per procurarsi
l’alimento di base. Il miglio”, denuncia l’organizzazione non
governativa Medici senza frontiere (Msf), che rivolge un appello
al governo del Niger, ai Paesi donatori e alle altre organizzazioni
umanitarie, perché vengano raggiunte con distribuzione gratuita di cibo
le popolazioni nei villaggi.
Crisi annunciata. Già ad aprile il World Food Programme (Wfp) delle Nazioni Unite aveva calcolato che, nelle due zone maggiormente colpite
dalla
carestia (Zinder e Maradi), 135.700 bambini soffrivano di malnutrizione
grave e di questi 24.700 avevano bisogno urgente di cure e assistenza
nutrizionale.
“La situazione è critica”, aveva detto Gian Carlo Cirri,
direttore per il Niger del Wfp. “Bisogna agire con urgenza per
prevenire un ulteriore peggioramento della situazione”.
Uno studio
condotto a gennaio di quest’anno, sempre su queste due regioni, aveva
già segnalato gli effetti della malnutrizione che colpisce il Niger
ogni anno: il 61 per cento dei bambini soffriva la fame. Allargando i
risultati di questo studio da Zinder e Maradi a tutto il Paese, si
poteva prevedere che, nel corso dell’anno, i bambini malnutriti
sarebbero stati oltre 346mila, 63mila in modo grave.
“Il prossimo
raccolto non arriverà prima della fine della stagione delle piogge, in
settembre-ottobre, quindi questi numeri potranno solo peggiorare nei
prossimi mesi, a meno di non prendere misure immediate”, aveva avvisato
Cirri.
Ai primi di giugno anche l’Unicef (agenzia delle Nazioni Unite
che si occupa dei diritti dell’infanzia) aveva sottolineato la grave
situazione del paese, dove peraltro già prima della crisi attuale il 40
per cento dei bambini era malnutrito. “I bambini stanno morendo.
La malnutrizione non è la sola ragione, ma contribuisce. Questi bambini
hanno la malaria o altre malattie, e la malnutrizione si somma a queste
condizioni”, aveva sottolineato il rappresentante dell’Unicef in Niger
Karim Adjibade.
Troppo poco, non per tutti.
La drammatica condizione del Niger fa
seguito alla siccità e all’invasione di locuste dell’anno passato. Il
prossimo raccolto arriverà a ottobre e la popolazione ha davanti
il periodo più duro da affrontare: in aggiunta alla fine delle scorte
alimentari, è in arrivo la stagione delle piogge, e con essa malattie
come
diarrea e malaria, cui dovranno far fronte persone rese vulnerabili
dalla malnutrizione.
La carestia era prevedibile, il cibo è arrivato ma
non abbastanza, non a chi ne aveva più bisogno, secondo quanto
riportato da un’indagine condotta da Msf. Molte famiglie o non avevano
i soldi per pagare gli alimenti o erano lontane da punti di
distribuzione.
“La crisi alimentare è ufficialmente riconosciuta, ma
negata nei fatti poiché l’unica azione urgente, la distribuzione
gratuita di cibo, non è stata ancora presa in considerazione. Il
governo e i paesi donatori lasciano le Ong da sole ad occuparsi di
questo ‘approccio appropriato di distribuzione gratuita mirata’ mentre
loro si preoccupano di proteggere il mercato”, si legge nella denuncia
di Msf.
Intanto, già ad aprile in alcuni villaggi un bambino su cinque era
malnutrito. La soglia di emergenza per la mortalità sotto i cinque
anni di età è stata superata: i morti sono più di due ogni 10mila
bimbi. Ciò significa che nei reparti di terapia intensiva dove sono
ricoverati i piccoli con malnutrizione grave, Msf registra da 10 a 15
morti ogni settimana. Nel mese di giugno sono stati accolti nei centri
nutrizionali di quattro zone del Paese oltre mille bambini ogni
settimana: da qui all’autunno, secondo quanto si può prevedere,
diventeranno 20 mila.
Valeria Confalonieri