29/06/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Dopo gli scontri della scorsa settimana le truppe Usa inseguono i talebani sulle montagne
Soldati Usa nel sud dell'AfghanistanDopo aver sorvolato le bollenti pianure desertiche a nord di Kandahar, uno stormo di elicotteri militari americani, un Blackhawk, due Apache e due Chinook si infila nella valle di Khakeran risalendola verso est e sfiorando le pendici meridionali della catena montuosa del Kafar Jar Ghar, che separa le province di Zabul e Uruzgan.
I cinque velivoli si abbassano su uno dei poveri villaggi della vallata sollevando una nuvola di polvere e gettando nel panico polli e galline che fuggono starnazzando in ogni direzione. Appena gli elicotteri toccano terra, un cinquantina di soldati della 173esima brigata aviotrasportata del 503esimo reggimento fanteria (basati in Italia, alla caserma Ederle di Vicenza) escono dai portelloni sparpagliandosi tra le abitazioni di fango del villaggio e i campi di grano e pomodori che lo circondano in cerca di talebani.
 
Soldati Usa in un villaggio della valle di Khakeran Talebani, anzi no: invitati a un matrimonio. La gente del posto interrompe le proprie attività osservando, con un misto di curiosità e nervosismo, l’attività frenetica dei soldati stranieri che con i fucili spianati passano da una capanna all’altra, senza però trovare traccia di guerriglieri.
Via radio i militari Usa ricevono l’ordine di spostarsi in un altro villaggio, dove è stata segnalata la presenza di una nutrito gruppo di talebani. I soldati tornano correndo sugli elicotteri che subito decollano verso il nuovo obiettivo. Questa volta gli elicotteri atterrano lontano dalle abitazioni, dietro una vicina collina. Alcuni uomini vengono mandati in avanscoperta. Dopo poco ritornano dicendo che il gruppo sospetto non è un gruppo di guerriglieri ma sono gli invitati ad un matrimonio che si sta festeggiando al villaggio.
 
MappaBilanci discordanti sull’operazione ‘Catania’. Il giovane luogotenente Luke Langer comanda un plotone della brigata 173. “Siamo penetrati in questa valle domenica e ancora non siamo entrati in contatto con il nemico" dice. "Ma sappiamo per certo che almeno trecento talebani si sono rifugiati qui dopo i combattimenti dei giorni scorsi. Da quello che ci dice la gente i ribelli sono molto nervosi per il nostro arrivo in questa loro roccaforte”.
Non è ancora chiaro quanti guerriglieri talebani siano stati uccisi nelle battaglie e nei bombardamenti aerei della scorsa settimana, condotti dalle forze Usa e afgane nell’ambito dell’operazione “Catania”, la più massiccia operazione militare dalla caduta dei talebani, voluta dal Pentagono per neutralizzare una volta per tutte le roccaforti della resistenza talebana nelle montagne del sud dell’Afghanistan. Il governo afgano ha parlato di 178 guerriglieri uccisi e di cinque  importanti comandanti talebani catturati, tra cui lo stesso mullah Dadullah, braccio destro del mullah Omar. Ma l’altro ieri lo stesso Dadullah ha smentito tutto in una telefonata alla Reuters: “Sono tutte menzogne: solo otto dei nostri sono stati uccisi e nessun comandante è stato catturato”. I comandi Usa confermano finora solo 77 nemici uccisi.
 
Soldati della 173esima brigata aviotrasportata del 503esimo reggimento fanteria“Siamo venuti qui per restare!”. Dopo aver sfiorato l’ennesima strage di invitati a un matrimonio, gli elicotteri Usa ripartono alla volta di Mangal Khan, l’abitato più grande della valle di Khakeran. Dopo essere atterrati ai bordi del villaggio, i soldati si incamminano verso il centro facendo irruzione in tutte le abitazioni e perquisendole. Terminato il rastrellamento senza risultati, i soldati Usa si riuniscono attorno alla ex stazione di polizia del villaggio: un edificio con le finestre sfondate, le mura crivellate dai proiettili e il tetto bruciato. Dentro non c’è nessuno: gli agenti sono fuggiti tre mesi fa quando i talebani hanno attaccato Mangal Khan. Il capitano Michael Kloepper ordina ai suoi uomini di convocare gli anziani del posto e poi inizia un breve discorso tradotto da un interprete. “Siamo venuti qui per restare! Ricostruiremo la stazione di polizia!”. Congedati i capivillaggio, il tenente Kloepper spiega al giornalista americano dell’Ap che segue la missione: “E’ vero, sono venuto qui per aiutare la gente, ma anche per uccidere i talebani: amo dare la caccia ai talebani!”.

Un Chinook CH-47 in AfghanistanAbbatutto elicottero Usa: 17 morti. L’altro fronte su cui le forze Usa stanno combattendo la guerriglia talebana si trova cinquecento chilometri a nordest delle montagne di Zabul, nella provincia di Kunar, ai piedi dell’Indu Kush sul confine con il Pakistan. Qui l’esercito americano e quello afgano sono impegnate da giorni nell’operazione ‘Ala Rossa’: l’obiettivo è in sostanza riconquistare la provincia, attualmente controllata dai talebani.
Il mullah Abdul Latif Hakimi, portavoce della resistenza, ha dichiarto che ieri i guerriglieri talebani hanno intercettato e fatto prigionieri sette militari afgani di una pattuglia esplorativa. Prima di venire rapidamente processati da un tribunale islamico e fucilati, uno dei sette è riuscito a lanciare un sos alla vicina base Usa di Asadabad. E’ subito decollato un grosso elicottero bielica Chinhook CH-47 con diciassette soldati americani a bordo, ma quando è arrivato nei pressi del villaggio di Shorak i talebani lo hanno abbattuto con un razzo.
Sale così a 46 il numero dei soldati Usa morti in Afghanistan negli ultimi tre mesi: il bilancio più pesante dalla caduta del regime talebano.

Enrico Piovesana

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