10/10/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Un milione di cileni ha partecipato al referendum non vincolante per un'educazione gratis e per tutti, in appoggio alla protesta studentesca

Un referendum non vincolante per dire basta alla discriminazione e al classismo, piaghe che in Cile sono codificate e strutturate in un sistema educativo escludente pensato dalla dittatura di Augusto Pinochet. Si è svolto sabato e domenica  e il risultato non lascia adito a dubbi: il 90 percento dei votanti ha chiesto una riforma strutturale della formazione scolastica, rafforzando così quanto vanno chiedendo da anni con manifestazioni e scioperi tutti gli studenti cileni. In particolare, le domande a cui i cittadini erano chiamati a rispondere erano: sei a favore di una educazione gratuita per tutti? Sei d'accordo che collegi e istituti debbano tornare a dipendere dall'amministrazione centrale? Vuoi proibire ogni forma di lucro sull'educazione? Tutti quesiti che hanno ricevuto fra l'89,8 e il 95,5 percento di sì. Per non contare il record di consensi raccolto dall'ultima domanda, che andava ben oltre la quesitone educazione, arrivando a chiedere ai cittadini: pensi ci sia necessità di creare la forma del plebiscito vincolante per risolvere i problemi fondamentali del Cile? Un sì corale, che ha detto al governo quanto i cileni abbiano voglia e bisogno di democrazia. Secondo i primi dati, infatti, oltre un milione di persone hanno partecipato alla consultazione, tanto da superare le aspettative di chi lo ha voluto.

Ma, all'entusiasmo del mondo dell'educazione, ha fatto pronta eco il portavoce del Governo, Andrés Chadwick, ricordando come questo referendum non sia vincolante, ma "solo l'azione di un gruppo che ha deciso di consultare la gente per via informale". Ha, però, assicurato che La Moneda analizzerà i risultati evitando comunque che questi si trasformino in un metodo di pressione sul gabinetto Piñera. Che comunque non potrà voltarsi dall'altra parte, specialmente considerando che il referendum arriva a ridosso della rottura delle trattative voluta dalla Confederación de Estudiantes de la Universidad de Chile (Confech) che dunque si sente ulteriormente spalleggiata dall'opinione pubblica. La confech, infatti, ha ribadito di non avere intenzione di scendere a compromessi con l'Esecutivo, il quale, dopo la fine del primo avvicinamento fra le parti in tre mesi di violente proteste, ha duramente criticato questo atteggiamento.

Chadwick ha subito puntato il dito contro la Confech, accusandola di essere in mano a "settori di estremisti e ideologhi", e ha condannato i nuovi scioperi fissati per il 18 e il 19 ottobre. "E' chiaro che la Confech è diretta dai settori più estremi e più ideologizzati dai quali deriverà un movimento che non si occuperà di educazione, bensì di agitazione e di generare situazioni di violenza che non aiutano a percorrere la strada delle soluzioni", ha detto davanti alla decisione degli studenti di non riprendere le lezioni del secondo semestre. "Ci dispiace enormemente - ha aggiunto il portavoce del presidente Piñera - perché andrà a discapito delle migliaia di studenti che invece avrebbero voluto finire il semestre". Come ha spiegato l'edizione on line del quotidiano La Tercera, scaricando tutta la colpa sulla confederazione universitaria, difendendo infine la posizione ufficiale del governo in questa eterna diatriba: studi gratis per coloro che lo necessitano e qualità per tutti.

Dal canto suo, è chiaro invece che la Confech difenda la sua scelta di ritirarsi dalle negoziazioni per aver visto "un disegno governativo teso a far sì che il dialogo fra le parti non vada avanti". Parola della presidente pasionaria Camila Vallejo, che ha precisato: "Se ci hanno chiuso le porte è bene renderlo pubblico. Non siamo noi studenti ad aver rotto il dialogo, ma il Governo, che non ha avuto né la capacità politica né la volontà di rispondere alle richieste della maggioranza del paese. Ci hanno messo davanti la medesima proposta che già rifiutammo tre mesi fa. È stata una chiara provocazione e la prova che il governo non vuole arrivare a una soluzione che duri nel tempo".

Stella Spinelli

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