03/10/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



L'esodo sarebbe dovuto alle violenze dei salafiti, denuncia l'Unione egiziana per i diritti umani

Da marzo ad oggi, sono più di 100mila i cristiani copti che hanno lasciato l'Egitto perché temono ritorsioni dei salafiti. Questa è la denuncia sporta dall'Unione egiziana per i diritti umani, secondo cui questa fuga di massa potrebbe cambiare gli equilibri demografici del Paese. Secondo il direttore dell'organizzazione Naguib Gabriel, l'esodo sarebbe stato forzato dall'escalation di violenze contro i cristiani.

L'ultimo episodio risale all'inizio di settembre, nel distretto di Mokatam Hills, dove sono stati uccisi nove cristiani. Altri due gravi episodi sono stati l'esplosione di una bomba di capodanno al Cairo, nella chiesa di Sant'Alessandro, e il taglio dell'orecchio di un anziano a Qena.

"I copti - afferma il rapporto dell'Unione egiziana consegnato al governo- rappresentano un forte pilastro nell'economia. Costituiscono la classe imprenditoriale e professionale del Paese, ma per paura della linea dura adottata dai salafiti abbandonano il Paese". Le tensioni sarebbero aumentate, ha aggiunto, proprio a seguito della deposizione di Mubarak.

Per la maggior parte, i copti sono fuggiti negli Stati Uniti (50mila), in Australia (17mila), mentre altri 20mila sarebbero sparsi in Europa.

 

Parole chiave: copti, usa, australia, europa, salafiti, mubarak
Categoria: Diritti, Popoli, Religione
Luogo: Egitto