12/06/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



La fase del rilascio è quella più pericolosa
I tre ostaggi italianiQuando abbiamo incontrato i nostri contatti a Baghdad abbiamo anche ragionato circa il percorso che i tre italiani avrebbero preso una volta una volta che fossero stati liberati gli ostaggi. Avevamo ben chiaro che la fase del rilascio è quella più pericolosa perché si deve evitare qualsiasi imprevisto che metta a repentaglio la vita degli ostaggi e nello stesso tempo, si devono creare le condizioni di sicurezza richieste dai sequestratori.  Una delle condizioni, poi , che avremmo dovuto rispettare, era quella di non portare i ragazzi né all’Ambasciata né alla Croce Rossa Italiana, né, tantomeno, alla Cpa. A Baghdad avevamo la sensazione di essere osservati, avvertivamo segnali che il nostro tentativo di ottenere la liberazione degli ostaggi non facesse piacere a settori delle istituzioni italiane, e che prima o poi qualcuno tentasse di far fallire la nostra “missione impossibile”.
 
Abbiamo ragionato e convenuto con i nostri interlocutori iracheni che andasse premiato anche il tentativo della Chiesa, del Vaticano, dei cattolici caldei di ottenere la liberazione degli ostaggi. E non solo perché il Santo Padre si era pronunciato contro l'invasione dell'Iraq, ma anche perché, nelle settimane del sequestro aveva pubblicamente invocato la liberazione dei nostri connazionali. Prima di lasciare Baghdad, dunque, decidemmo che una volta liberati gli ostaggi, il nostro punto di riferimento in Iraq li portasse da un importante rappresentante della Chiesa irachena.
 
Secondo nostre fonti, proprio sabato 5 giugno, il gruppo dei sequestratori aveva deciso il rilascio degli italiani e si aspettava un ulteriore messaggio dal Santo Padre che il giorno prima, in Vaticano, aveva ricevuto il presidente americano Bush. E infatti la domenica, da Berna, il Santo Padre durante una celebrazione invocò “la misericordia del Signore per ogni genere di oppressi”. In particolare, implorò la misericordia “soprattutto per coloro che patiscono l'umiliazione del carcere e l'oppressione della tortura”.
 
Ancora domenica, come un lancio di agenzia (Adnkronos, 8 giugno) conferma, l'imam sunnita Ahmad El Shammari (parente del nuovo presidente iracheno) contattò il vescovo caldeo Shlimon Warduni chiedendogli di contattare il Nunzio apostolico a Baghad, l'arcivescovo Fernando Filoni, per comunicare che gli ostaggi sarebbero stati rilasciati e consegnati alla Chiesa.
 
In una intervista a La Stampa, dell’8 maggio scorso, il Nunzio di Baghdad ricorda che nell'ultimo messaggio video, registrato il 31 maggio e mandato in onda da Al Jazeera il 2 giugno, “Salvatore Stefio ha rassicurato sulle proprie condizioni di salute e su quelle degli altri due. Rassicurazioni indirizzate, oltre che ai propri familiari, al Pontefice e alla Chiesa Cattolica. Ciò ha richiamato immediatamente alla memoria l'appello in nome dell'unico Dio, che tutti ci giudicherà, fatto da Giovanni Paolo II al termine della manifestazione del 29 aprile, quella convocata dai familiari dei tre italiani prigionieri.
 
Sembra essere stata tenuta presente, quindi, l'esortazione che è stata formulata dal Papa affinché gli ostaggi fossero trattati con umanità”. In quella stessa intervista, rilasciata proprio il giorno dell’annuncio del bliz che ha liberato gli ostaggi, l'arcivescovo Fernando Filoni abbia detto: “La voce del Pontefice non è stata solo instancabile nel chiedere pace ma, in un certo qual modo, ha determinato una svolta nella vicenda degli ostaggi”.
 
Maso Notarianni
Categoria: Guerra
Luogo: Iraq