Nel 2004 Daniele Mastrogiacomo è scampato a una imboscata in Iraq, mentre era sulle tracce degli ostaggi italiani
"Sono arrivato
stamattina ad Abu Grahib, in Zaitun street. Cercavamo la casa del
signor Abu-Kaiza al-Alzawi. Nessuno ci diceva nulla, anzi, la gran
parte degli abitanti di Zaitun, negava addirittura che in quella via
abitasse il signor Abu-Kaiza al-Alzawi". Comincia così il racconto
dell'inviato di Repubblica Daniele Mastrogiacomo al telefono
con PeaceReporter.
Poi, la guida ha un lampo di genio. Ha chiesto ad un
ragazzino dove abitava quel signore. Gli ha detto che eravamo amici, e
che avevamo una macchina da lasciargli.
"Il
ragazzino - continua Mastrogiacomo- ci ha indicato subito la casa, che
spiccava rispetto alle altre. L'unica pitturata di fresco,
linda e pulita in una strada dove le case sono tutte piuttosto
malandate". Gli accompagnatori dell'inviato, una guida e
l'autista, suonano al cancello. Il signor Abu-Kaiza al-Alzawi esce. E
da subito il suo nervosismo è evidente. Mastrogiacomo è ancora in
macchina, i primi scambi sono affidati alla guida. Poi, anche l'inviato
di Repubblica scende dall'auto, e comincia a
chiacchierare con il signor Abu-Kaiza al-Alzawi. "Non so
nulla - dice al-Alzawi a Mastrogiacomo - di quello
che mi state chiedendo. Qui non è successo proprio nulla. E qualsiasi
cosa succeda da queste parti - gli dice al-Alzawi- state certi
che lo saprei". Ma il suo nervosismo si fa sempre più
evidente. Come succede quasi sempre, Mastrogiacomo, la guida e
l'autista vengono invitati a fermarsi per la colazione. Gentilmente
rifiutano. "Dovevamo tornare al lavoro".
Fanno quattro passi per la strada, e Mastrogiacomo telefona
al giornale. Subito dal bazar vicino arriva un gruppo di iracheni che,
con fare minaccioso, chiedono al gruppo di qualificarsi. Chiedono che
fanno lì, perché sono lì a telefonare. "Andiamo via, qui si mette male,
mi dice il nostro autista. E ripartiamo. Torniamo sulla via principale
di Abu Grahib, dove c'è il bazar. Tempo sei minuti e ci piomba davanti
una macchina che ci blocca tagliandoci la strada. Scendono quattro
iracheni, sui 25 anni, armati di pistole. Ci chiedono di fermarci. Per
fortuna il mio autista è bravissimo. Scarta sulla sinistra, sperona la
macchina e riesce a prendere contromano la via della fuga. In quegli
attimi, i quattro cominciano a sparare. Non miravano a noi, Volevano
fermarci, probabilmente rapirci. Sparavano verso le gomme e
nel motore della nostra auto. Ci hanno inseguito, continuando a
spararci, per un bel pezzo. Abbiamo attraversato Abu Grahib e siamo
rientrati a Baghdad a 180 all'ora" conclude Mastrogiacomo.
La casa che erano andati a cercare l'inviato di Repubblica e i suoi accompagnatori
è quella di uno
dei testimoni oculari di quel che è accaduto in Zaitun
street la mattina della liberazione degli ostaggi.