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Infuriano le polemiche sul Gay pride previsto per il 2 ottobre a Belgrado. Il sindaco della città, Dragan Djilas, ha chiesto la cancellazione dell'evento, memore degli scontri che l'anno scorso provocarono 147 feriti. In più, il sindaco ha richiamato la "situazione complessa che sta vivendo il Paese", caratterizzata da forti tensioni etniche al confine tra Serbia e Kososvo. "I diritti - ha aggiunto il primo cittadino della capitale - sono garantiti per tutti dalla legge e io non intendo negarli a nessuno, ma devo ricordare che ogni diritto porta con sé un certo grado di responsabilità."
Sul piede di guerra le associazioni xenofobe e ultranazionaliste che promettono agli omosessuali un trattamento analogo a quello del 2010. Le autorità del Paese temono che le manifestazioni anti-gay diventino la miccia per scatenare la rabbia anche contro i kosovari. Sulla stessa lunghezza d'onda del sindaco Djilas anche il ministro dell'Interno serbo, Ivica Dacic: "Secondo me - ha dichiarato ai media locali - se le minacce persisteranno, il Gay pride non deve assolutamente svolgersi". Le associazioni degli omosessuali hanno annunciato che comunque la manifestazione si farà.