Una nuova legge obbliga gli ospedali a chiedere ai pazienti stranieri se sono in regola
Fornire cure urgenti a chi
non se le può permettere costa parecchio, agli ospedali degli Stati
Uniti. Si calcola che, a livello nazionale, ogni anno circa due
miliardi di dollari vengono spesi per assistere gli immigrati non in
regola con i documenti: un onere a carico dei centri di cura, obbligati
da una legge del 1986 a curare chiunque capiti in una emergency room, e
solo in parte finanziati dai singoli Stati. Il governo federale ha ora
deciso di alleviare questo peso economico, stanziando un miliardo di
dollari in quattro anni agli ospedali che forniscono le prime cure agli
immigrati senza documenti, destinati in gran parte alle cliniche degli
Stati che confinano col Messico. Ma ha legato la distribuzione dei
fondi a una condizione: che a questi pazienti vengano fatte alcune
domande riguardanti il loro status di immigrati.
La prospettiva di doversi sostituire alla polizia e
all’anagrafe ha messo in allarme le amministrazione degli ospedali,
suscitando anche le proteste delle associazioni che si battono per i
diritti degli immigrati. Il timore dei primi è che i costi che
comporterebbe la messa in pratica delle nuove disposizioni di
Washington – tenere gli archivi con i dati dei pazienti in questione,
per esempio – siano ingenti, persino superiori al denaro ricevuto dal
governo. La paura dei secondi, invece, è che gli immigrati bisognosi di
cure urgenti non si presentino più negli ospedali. Come comincia giù a
succedere: “La settimana scorsa, nell’Illinois – dice Adey Fisseha,
un’analista del National Immigration Law Center – c’è stata
una sparatoria nella quale tre immigrati sono rimasti feriti. Due di
questi si sono rifiutati di andare a farsi medicare all’ospedale
proprio per paura di essere identificati”.
Per il Dipartimento della
salute e dei servizi sociali, gli ospedali dovrebbero fare ai pazienti
domande come “Lei è un cittadino statunitense?”, “Lei è un residente
permanente in regola con la legge, uno straniero con un permesso di
lavoro valido o un altro tipo di straniero qualificato?”, “Lei è
entrato negli Stati Uniti con un visto non di immigrato?”, e così via.
Domande che al momento, per rispetto della privacy, non vengono mai
poste. Come ha detto al New York Times Angela D. Hooton, un avvocato
di un’associazione che si occupa della difesa legale dei messicani
negli States, “gli immigrati non in regola con i documenti hanno paura
di rispondere a queste domande perché temono che le informazioni
potrebbero essere usate contro di loro nei processi di
espulsione”.
Secondo le nuove norme, gli
impiegati degli ospedali sarebbero tenuti a certificare con la loro
firma che i dati su ogni paziente – corredati di fotocopie dei visti,
dei passaporti o di altri documenti –siano “veri e completi”. Gli
amministratori dei centri di cura che inoltrassero al governo
informazioni che sanno essere false potrebbero essere sanzionati a
livello civile e penale. E anche se la legge non prevede l’obbligo di
passare all’Ufficio immigrazione di Washington i dati sui singoli
pazienti senza documenti – come era stato inizialmente proposto con un
emendamento di un deputato repubblicano, respinto a grande maggioranza
dalla Camera dei rappresentanti lo scorso maggio –, resta il fatto che
gli archivi dovrebbero essere messi a disposizione di eventuali
controlli da parte dei funzionari federali.
“La grande questione è: per avere questi dollari, dobbiamo
fare i poliziotti e riportare alle forze dell’ordine questi
individui?”, si chiede Craig Becker, presidente dell’associazione degli
ospedali del Tennessee. “Crediamo che il nostro ruolo non sia quello di
determinare se qualcuno è entrato in questo Paese legalmente o
illegalmente. Il nostro ruolo è di curare il paziente”.
L’impatto degli immigrati sulla salute pubblica è
significativo. L’anno scorso, secondo il Centro per il controllo delle
malattie e la prevenzione, il 53 per cento dei quasi 15mila casi di
tubercolosi negli Stati Uniti riguardava stranieri. Una disposizione
come quella che ha in mente l’amministrazione Bush potrebbe mettere a
rischio il diritto alla salute di decine, forse centinaia di migliaia
di famiglie di immigrati, pesando anche sui familiari che sono in
regola. Per esempio, se una coppia di immigrati irregolari fa un
figlio, il fatto di nascere in territorio statunitense dà
automaticamente la cittadinanza al bambino. Con le nuove norme, un
genitore potrebbe evitare di portare il figlio in ospedale nel timore
di essere schedato.
La nuova legge, insomma,
sarà anche dettata dall’obiettivo di aumentare la sicurezza nazionale.
“Ma obbligando la gente a ricorrere alle cure di cliniche clandestine o
a non curarsi per niente – protesta Fiddeha – si ottiene l’effetto
inverso: la salute pubblica peggiora, e con questa la sicurezza
nazionale”.