13/08/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Una nuova legge obbliga gli ospedali a chiedere ai pazienti stranieri se sono in regola
Ospedale negli Stati UnitiFornire cure urgenti a chi non se le può permettere costa parecchio, agli ospedali degli Stati Uniti. Si calcola che, a livello nazionale, ogni anno circa due miliardi di dollari vengono spesi per assistere gli immigrati non in regola con i documenti: un onere a carico dei centri di cura, obbligati da una legge del 1986 a curare chiunque capiti in una emergency room, e solo in parte finanziati dai singoli Stati. Il governo federale ha ora deciso di alleviare questo peso economico, stanziando un miliardo di dollari in quattro anni agli ospedali che forniscono le prime cure agli immigrati senza documenti, destinati in gran parte alle cliniche degli Stati che confinano col Messico. Ma ha legato la distribuzione dei fondi a una condizione: che a questi pazienti vengano fatte alcune domande riguardanti il loro status di immigrati.
 
La prospettiva di doversi sostituire alla polizia e all’anagrafe ha messo in allarme le amministrazione degli ospedali, suscitando anche le proteste delle associazioni che si battono per i diritti degli immigrati. Il timore dei primi è che i costi che comporterebbe la messa in pratica delle nuove disposizioni di Washington – tenere gli archivi con i dati dei pazienti in questione, per esempio – siano ingenti, persino superiori al denaro ricevuto dal governo. La paura dei secondi, invece, è che gli immigrati bisognosi di cure urgenti non si presentino più negli ospedali. Come comincia giù a succedere: “La settimana scorsa, nell’Illinois – dice Adey Fisseha, un’analista del National Immigration Law Center – c’è stata una sparatoria nella quale tre immigrati sono rimasti feriti. Due di questi si sono rifiutati di andare a farsi medicare all’ospedale proprio per paura di essere identificati”.
 
Per il Dipartimento della salute e dei servizi sociali, gli ospedali dovrebbero fare ai pazienti domande come “Lei è un cittadino statunitense?”, “Lei è un residente permanente in regola con la legge, uno straniero con un permesso di lavoro valido o un altro tipo di straniero qualificato?”, “Lei è entrato negli Stati Uniti con un visto non di immigrato?”, e così via. Domande che al momento, per rispetto della privacy, non vengono mai poste. Come ha detto al New York Times Angela D. Hooton, un avvocato di un’associazione che si occupa della difesa legale dei messicani negli States, “gli immigrati non in regola con i documenti hanno paura di rispondere a queste domande perché temono che le informazioni potrebbero essere usate contro di loro nei processi di espulsione”.
 
Secondo le nuove norme, gli impiegati degli ospedali sarebbero tenuti a certificare con la loro firma che i dati su ogni paziente – corredati di fotocopie dei visti, dei passaporti o di altri documenti –siano “veri e completi”. Gli amministratori dei centri di cura che inoltrassero al governo informazioni che sanno essere false potrebbero essere sanzionati a livello civile e penale. E anche se la legge non prevede l’obbligo di passare all’Ufficio immigrazione di Washington i dati sui singoli pazienti senza documenti – come era stato inizialmente proposto con un emendamento di un deputato repubblicano, respinto a grande maggioranza dalla Camera dei rappresentanti lo scorso maggio –, resta il fatto che gli archivi dovrebbero essere messi a disposizione di eventuali controlli da parte dei funzionari federali.
 
“La grande questione è: per avere questi dollari, dobbiamo fare i poliziotti e riportare alle forze dell’ordine questi individui?”, si chiede Craig Becker, presidente dell’associazione degli ospedali del Tennessee. “Crediamo che il nostro ruolo non sia quello di determinare se qualcuno è entrato in questo Paese legalmente o illegalmente. Il nostro ruolo è di curare il paziente”.
 
L’impatto degli immigrati sulla salute pubblica è significativo. L’anno scorso, secondo il Centro per il controllo delle malattie e la prevenzione, il 53 per cento dei quasi 15mila casi di tubercolosi negli Stati Uniti riguardava stranieri. Una disposizione come quella che ha in mente l’amministrazione Bush potrebbe mettere a rischio il diritto alla salute di decine, forse centinaia di migliaia di famiglie di immigrati, pesando anche sui familiari che sono in regola. Per esempio, se una coppia di immigrati irregolari fa un figlio, il fatto di nascere in territorio statunitense dà automaticamente la cittadinanza al bambino. Con le nuove norme, un genitore potrebbe evitare di portare il figlio in ospedale nel timore di essere schedato.
 
La nuova legge, insomma, sarà anche dettata dall’obiettivo di aumentare la sicurezza nazionale. “Ma obbligando la gente a ricorrere alle cure di cliniche clandestine o a non curarsi per niente – protesta Fiddeha – si ottiene l’effetto inverso: la salute pubblica peggiora, e con questa la sicurezza nazionale”.
 
Alessandro Ursic
Categoria: Diritti, Salute
Luogo: Stati Uniti