Se da un lato il
Colonnello Gheddafi e la "sua" Libia stanno vivendo un 2004 che entrerà
nella storia per le decisioni su Lockerbie, sulle armi di
distruzione di massa, sull'avvicinamento all'Europa, dall'altro viene
meno il rispetto dei diritti umani e la libertà di
stampa.
Se, come anticipato più di una volta da PeaceReporter, il
2004 è stato l’anno della svolta politica per la Libia la situazione
del rispetto dei diritti umani è ancora criticata da buona parte
dell’opinione pubblica mondiale. Nonostante le ultimissime concessioni
sulle armi di distruzione di massa, il rimborso di azioni terroristiche
del passato (anche se mai ammese), alcuni discorsi di apertura alla
democrazia e agli investimenti esteri, il regime del Colonnello
Gheddafi resta uno dei più repressivi al mondo.
Non esistono partiti politici né libertà di stampa né di
religione. La forma di governo è unica al mondo, Gheddafi la chiama
jamahiriyah, cioè stato delle masse, ma in realtà decide tutto lui.
Recentemente, alla fine di gennaio del 2004, è stato chiuso il giornale
indipendente Al-Zahf al-Akhdar per avere pubblicato alcuni articoli che
criticavano l’operato del governo libico.
Alla domanda di un responsabile di Reporter sans
Frontiere che chiedeva per quanto tempo sarebbe rimasto
chiuso il giornale, un funzionario governativo ha risposto dicendo che
il giornale sarebbe rimasto chiuso per il tempo necessario per
riflettere sul tenore delle dichiarazioni diffamatorie nei confronti
del governo. Nella fattispecie, l’articolo diffamatorio chiedeva al Colonnello
Gheddafi di porre fine alla retorica affermazione che lo dipinge come
“guida della Rivoluzione” ma che nella pratica svolge ruoli di un Capo
di Stato Questo è il clima che esiste in Libia.
Nonostante le recentissime dimostrazioni di fiducia da parte
della comunità internazionale, il problema della libertà e del rispetto
dei diritti umani in Libia è molto sentito. Le associazioni che si
occupano della libertà di stampa, come Amnesty
Internazional e Reporter sans Frontiere, nel mondo sostengono
che nella terra di Gheddafi non esista proprio la libertà di stampa;
anzi fanno sapere che, non contento di ridurre al silenzio la stampa in
Libia, cerca di perseguitare anche quei giornalisti che criticano il
Colonnello dalle pagine di periodici stranieri. La suscettibilità di
Gheddafi come dicevamo non si ferma ai giornalisti libici.
Per mezzo del suo ambasciatore a Rabat, il 25 gennaio
del 2004 ha fatto presentare una denuncia contro un giornalista
marocchino, Mustafa Alaoui, direttore del settimanale Al-Ousbou. In
questo settimanale era stato pubblicato un articolo sulla decisione di
Gheddafi di rinunciare a qualsiasi arma di distrozione di massa e anche
sulla possibilità di indennizzare le vittime dei marocchini morti con
le armi fornite dalla Libia al Fronte
Polisario.