Amministrative, chiusa la campagna elettorale. Domani si vota. Bilanci e pronostici
dal nostro corrispondente
Il Paese è entrato da ormai due giorni nel periodo del silenzio pre-elettorale,
che terminerà domenica 7 novembre con l'inizio delle votazioni nei 152 comuni
in cui è diviso il Nicaragua.
Questa la situazione.
Il Fronte sandinista (Fsln) ha chiuso la propria campagna con una lunghissima
carovana che ha attraversato la città e ventidue quartieri della capitale. Nei
giorni scorsi Daniel Ortega, Segretario del Frente, ha percorso l'intero paese, accompagnando i candidati nelle ultime uscite,
accolte puntualmente da bagni di folla.
A Managua, il candidato Dionisio "Nicho" Marenco e il suo vice Alexis Arguello
(campione del mondo di boxe in tre categorie negli anni '70 e '80) hanno concluso
la campagna in un quartiere molto povero di Managua, cambiando la strategia classica
della grande concentrazione in qualche luogo pubblico e centrale della capitale.
Generalmente, quest'anno a rimanere sotto tono rispetto al 2000 è stata l'intera
campagna elettorale.
Il Partido liberal constitucionalista, Plc, senza i fondi governativi, senza il controllo del Comune di Managua e
soprattutto con il proprio leader Alemàn in carcere e un'immagine pubblica estremamente
in ribasso, ha giocato molto di più sul lavoro di base che sulla pubblicità su
vasta scala.
Il motto del candidato per Managua, Pedro Joaquìn Chamorro, figlio della ex presidentessa
Violeta Barrios de Chamorro, che tra l'altro ha ufficialmente invitato a votare
per il figlio, é stato "Fare tanto con poco" e questo é indicativo delle condizioni
soprattutto economiche del partito.
Anche il Fsln, il partito di governo Alianza por la Republica (Apre) che riunisce i liberali bolañisti, i conservatori e il Movimiento de Unidad Nacional dell'ex generale Joaquìn Cuadra, hanno comunque mantenuto un profilo molto basso.
Il clima é stato molto meno teso rispetto al 2000 e gli attacchi personali, la
cosiddetta campaña sucia, sporca, si é vista solo durante l'ultima settimana in conseguenza anche del
momento estremamente difficile che il Paese ha vissuto con il tentativo di destituzione
del presidente Bolaños per lo scandalo dei delitti elettorali e dei fondi deviati
durante la campagna presidenziale del 2001. Dunque non si sono viste violenze
e tutto si é svolto, fino ad ora, in una calma almeno apparente.

Gli ultimi sondaggi, per quanto possano essere attendibili in Nicaragua, danno
il
Frente Sandinista vincitore ancora una volta nelle grandi città, con la possibilità di riconquistare
alcuni grandi municipi persi nel 2000. In totale potrebbe conquistare 10-15 municipi
in più. La strategia dell'alleanza con la
Convergencia Nacional sembra dare quindi i suoi frutti. In molte zone dove avevano perso per poche
decine o centinaia di voti, hanno presentato figure che non sono politici tradizionali,
ma gente del luogo molto conosciuta e amata.
In posti chiave e difficili invece, come ad esempio il regno alemanista del Crucero,
hanno presentato figure come Azucena Ferrey, socialcristiana e ex dirigente della
Contras durante la guerra. A San Juan de Sur si presenterà Eduardo Holmann, della
potente famiglia Holmann proprietaria del giornale La Prensa e ramificata nel
settore bancario. A Granada il candidato sarà Alvaro Chamorro, ultimo sindaco
della città durante la dittatura somozista. In molti comunque dovranno tapparsi
il naso e andare a votare.
L'enorme divisione delle destre, la partecipazione del Plc senza alleanze, il
poco interesse che di solito suscitano in Nicaragua le elezioni municipali, la
strategia del Fsln di mantenere una campagna con toni sottomessi e, non ultimo,
il nuovo percorso di riavvicinamento tra partito e chiesa cattolica fanno prevedere
che il
Frente sarà il vero vincitore di queste elezioni indipendentemente dal numero di comuni
che si aggiudicherà.
Un buon risultato dei sandinisti aprirebbe così spiragli facilmente prevedibili
per le

presidenziali del 2006, con una mai nascosta intenzione di Daniel Ortega di ripresentarsi
per la quinta volta come candidato, cavalcando sicuramente il "vento di sinistra"
che sta spirando nell'America del Sud.
Il Plc é invece il partito che si gioca di più in queste elezioni. La sfida elettorale
si sta trasformando in un vero plebiscito per il futuro del partito.
Una pesante sconfitta potrebbe far scricchiolare la dirigenza dura fedele ad
Alemàn che pilota ancora i Rojos sin mancha, mentre una discreta tenuta o un aumento del numero dei municipi - comunque
difficile -potrebbe indurire ulteriormente le posizioni intorno al leader condannato
a 20 anni e far scaturire un attacco frontale (dipendendo sempre dalle mosse del
Fsln) al governo e a Bolaños già più volte messo in crisi.
La Apre, per la quale Bolaños ha fatto più volte campagna elettorale, resta un'incognita.
Riconquistare i 5 municipi vinti dai conservatori nel 2000 sarebbe un buon risultato,
aumentarli sarebbe un successo, non tanto per queste elezioni, ma in prospettiva
per il 2006 quando potrebbero far valere il loro peso in vista della scelta dei
deputati e del presidente della repubblica, nel quasi certo ricompattamento delle
destre in funzione antisandinista.
Nessuna possibilità per gli altri partiti che si sono presentati soli, espressione
del settore evangelico, liberale e della ex contra.
A Managua, comune più ambito, i tre candidati non rappresentano certo una prospettiva
molto rosea. Poche idee, uno scarno programma politico e un certo populismo gratuito.
Gli ultimi sondaggi danno Marenco ancora saldamente in testa, pur se con un distacco
minore rispetto a un mese fa. Dietro di lui é lotta tra Pedro J. Chamorro (Plc)
e Alejandro Fiallos (Apre) per il secondo posto. Si stimano in un 15 per cento gli
indecisi che potrebbero cambiare il risultato.
In definitiva queste elezioni, pur con l'importante valenza di definire chi governerà
i comuni, assumono il loro vero valore in ottica nazionale e rispetto all'attuale
scontro tra potere legislativo e governo.
Un successo sandinista e una flessione non troppo accentuata del Plc metterebbero
in estrema crisi il governo Bolaños che dovrà fare i conti con i due partiti che
controllano il 90 per cento del Parlamento e a poco varranno i suoi continui tentativi
di cercare appoggio a livello internazionale sul caso dei reati elettorali del
2001 (proprio ieri la Unione Europea ha formalmente esplicitato il suo sostegno
al presidente).
E' importante ricordare che, una volta passate le elezioni, si riaprirà il dibattito
per la formazione della Commisione Speciale che dovrà decidere sulla richiesta
della Contraloria General de la Republica di togliere l'immunità al presidente per affrontare le accuse.
Inoltre dovrebbe partire il dialogo tra le principali forze politiche e il governo
sul futuro del Paese e sulle riforme costituzionali.
La rielezione di Bush negli Stati Uniti, nonostante la parvenza di disinteresse data
dai sandinisti, é inoltre un'ulteriore carta vincente per Bolaños che potrà giocarsi
con maggiore facilità l'appoggio degli Usa e quello dell'Ambasciatrice Barbara
Moore. Sembra che nei prossimi giorni Bolaños stia organizzando una festa per
celebrare la conferma del presidente nordamericano.
Per i sandinisti, invece, rappresenta la fine della speranza di una presenza
nordamericana meno invadente o per lo meno un po' più diplomatica, soprattutto
in previsione delle presidenziali del 2006.
Giorgio Trucchi