28/06/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Save the Children in Sri Lanka: "Aiuti alle vittime del maremoto, e ai poveri"
vittime tsunami
Le coste colpite dallo tsunami e le zone in cui la povertà è da sempre endemica: “In entrambe – ci dice Maleec Calyaneratne, portavoce di Save the children in Sri Lanka – operiamo per la tutela dei bambini e delle loro famiglie.  Il nostro intervento dura da trent’anni, perché il maremoto è andato a colpire un Paese già afflitto dalla guerra e dalla miseria”.
 
In questi sei mesi dopo lo tsunami quali sono state le maggiori difficoltà che avete dovuto affrontare?
Innanzitutto la vastità del disastro. Il maremoto ha colpito tutte le coste del Paese e decine di migliaia di persone ne sono rimaste vittime. In fretta abbiamo dovuto diventare operativi in molte zone e con lo stesso tipo di impegno. E’ stato importante il supporto degli aiuti internazionali, perché anche le ong locali sono state terribilmente coinvolte. Nel nostro staff almeno cinquanta persone hanno perso i loro famigliari. Poi c’è il problema dell’assegnazione delle terre dove ricostruire. Il governo ha imposto il divieto di costruzione fino a 100 metri dalla spiaggia, ma non ha ancora definito quali altri terreni sono edificabili.
 
Macchina per fare il cemento, copywright Save the childrenUn futuro incerto…
Sì e dovremo affrontare altre due sfide. Finora sono arrivati molti aiuti, ma si deve essere flessibili nella loro gestione. Si deve cogliere l’occasione per aiutare con questi soldi non solo le vittime dello tsunami, ma anche i poveri in generale. E poi è importante coinvolgere le comunità nella ricostruzione e nel processo di sviluppo. Le vittime dello tsunami non devono assumere un comportamento passivo, ma partecipare attivamente al lavoro umanitario internazionale. Ciò è fondamentale per aiutarli a superare la cosiddetta sindrome del terremotato: la rassegnazione per il trauma subito. Adesso, per esempio, stiamo pagando gli abitanti dei villaggi per ripulire edifici pubblici, scuole, strade, spiagge, piantagioni…Così li responsabilizziamo e li aiutiamo a ricominciare.
 
Voi vi occupate soprattutto dei bambini. In quali condizioni vivono al momento le piccole vittime del maremoto?
Una delle nostre priorità dopo lo tsunami è stata ricongiungere i bambini con le loro famiglie. La gran parte degli orfani adesso vivono con i nonni o i loro parenti. Qui sono diffuse le famiglie allargate che hanno accolto molti bambini e fatto in modo che non dovessero andare in orfanotrofio e trasferirsi in altre zone del Paese. Noi ci occupiamo di loro e anche di quei bambini che sono rimasti con un solo genitore. Per fare ciò collaboriamo con i funzionari del governo, arrivando laddove il governo da solo non riesce.
  Sfollati
Avete contatti anche con le organizzazioni tamil, nel Nord e nell’Est del Paese?
Noi siamo dove ci sono dei bambini da aiutare. Da trent’anni siamo in Sri Lanka e operiamo anche nelle zone controllate dai ribelli delle Tigri tamil. Operiamo in modo indipendente e arriviamo anche dove il governo non può accedere.
 
Il conflitto in queste zone sta creando dei problemi all’intervento umanitario?
Ci sono stati alcuni incidenti e alcune aree sono state chiuse al traffico. Ciò ha rallentato i soccorsi.
 
Si è parlato del rischio di abusi e traffici a danno dei bambini vittime dello tsunami. Voi come cercate di combatterlo?
All’inizio avevamo molta paura che i bambini potessero essere rapiti o addirittura venduti nei campi per sfollati. Abbiamo perciò formato i gestori dei campi in “Child protection” (protezione dei bambini) per evitare ogni tipo di abuso. Anche l’Unicef e la polizia locale hanno collaborato con noi e adesso la situazione è sotto controllo.
 
Quanto durerà il vostro intervento?
In Sri Lanka continueremo ad operare in tutte le aree dove c’è bisogno, anche in quelle non colpite dallo tsunami. In queste resteremo fino al prossimo aprile. Dobbiamo assistere le persone nei campi e nei prefabbricati temporanei. Aiutarle a trovare nuovi impieghi o a tornare ai vecchi lavori. L’importante comunque è non dimenticare che tutto il Paese ha bisogno del nostro aiuto ancora per molto tempo.

Francesca Lancini

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