22/09/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Rom costretti a lavorare e pagati con salari inferiori agli ungheresi

Immagini di repertorioLa soluzione per combattere la disoccupazione dei rom in Ungheria sono i lavori forzati. Vicino Gyöngyöspata per non perdere il sussidio di disoccupazione (200 euro al mese) i rom devono lavorare per 8 ore al giorno alla pulizia di strade, a zappare nei campi, la costruzione di piste ciclabili e la raccolta dei rifiuti. Un paradosso, che permette al partito d’ultradestra Jobbik, al governo, di “ripulire” le strade dai mendicanti e occuparli in zone dove altrimenti non ci sarebbe occupazione. Peccato che la cifra guadagnata sia dimolto inferiore rispetto agli standard salariali minimi stabiliti per legge. Come mostra un servizio realizzato dalla tv belga RTBF, lo stesso lavoro potrebbe essere svolto con i mezzi adeguati in poche ore, invece che in giorni.

La denuncia è partita dall’opposizione socialista ungherese, che ha definito la pratica “paragonabile ai campi sovietici e nazisti”. L’allarme è rimbalzato fino a Bruxelles, dove il 20 settembre è stato ripreso dalla Commissione europea. Sono 300mila i rom ufficialmente disoccupati e che si ritrovano in realtà impiegati in questi “lavori socialmente utili”. Il piano, dicono i socialisti, è discriminatorio perché applicato solamente ai disoccupati quell’etnia e non coinvolge tutta la popolazione, oltre che per la paga da fame. Nella regione di Gyöngyöspata nei mesi scorsi alcune “Guardie ungheresi”, l’ala più violenta dello Jobbik, avevano minacciato le minoranze rom. Il governo del premier Viktor Orbán, che in giugno ha dichiarato che non avrebbe più concesso nessun benefit ai disoccupati abili al lavoro, fa finta di niente. Anzi, si vanta del supporto della popolazione non rom, che avrebbe visto diminuire il numero dei furti.

Parole chiave: Rom, Lavoro, Salari, Sfruttamento
Categoria: Diritti, Popoli
Luogo: Ungheria