24/05/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Bingu wa Mutharika è il nuovo presidente del Malawi. L'opposizione denuncia brogli
 Bingu wa MutharikaUna densa nube di fumo si leva sulle prime ore di governo del neopresidente del Malawi, Bingu wa Mutharika, ex candidato di punta del partito di governo, lo United Democratic Front (Udf). La sua nomina, avvenuta dopo tre giorni di dubbi e incertezze su risultati che tardavano ad arrivare, ha provocato un’esplosione di rabbia da parte dei sostenitori dell’opposizione, che lo hanno accusato di broglii elettorali. Decine di persone furiose sono scese in piazza nelle città di Lilongwe e Blantyre, lanciando pietre contro la polizia e dando fuoco ad alcuni negozi. Le autorità hanno risposto sparando lacrimogeni che hanno disperso la folla. Nonostante le elezioni si fossero tenute giovedì scorso, i risultati non si sono saputi prima di ieri, in seguito allo snervante ritardo di notizie provenienti dai seggi delle aree rurali. Ritardo che l'opposizione attribuisce a falsificazioni e alterazioni degli esiti elettorali.
 
Economista, ex impiegato della Banca Mondiale, wa Mutharika era stato scelto dall’ex presidente Bakili Muluzi come suo successore alla guida di uno dei paesi più poveri del pianeta. Ma nonostante la vittoria, l’Udf non ha ottenuto la maggioranza assoluta in parlamento, guadagnando appena 49 seggi su 193. Una magra consolazione per la coalizione di opposizione Mgwirizano e per il suo candidato Gwanda Chakuamba, che sostiene di essere il vero vincitore delle presidenziali. Ma i risultati lo danno addirittura come terzo, dietro al candidato John Tembo, del Partito del congresso del Malawi.
 
Per ora, nelle principali città del paese è tornata la calma, anche se l’atmosfera resta tesa. La prima sfida di wa Mutharika sarà quella di dimostrare di aver vinto in modo regolare e senza brogli. Poi, il nuovo volto del paese, terzo presidente del Malawi indipendente, dovrà combattere contro un altissimo tasso di povertà, una corruzione dilagante e la piaga dell’Aids.
 
Poco si parla del Malawi, lingua di terra stretta tra Mozambico, Zambia e Tanzania e lambita dalle acque dell’omonimo lago sulle cui sponde si rinfrescò, un giorno di 145 anni fa, il celebre esploratore scozzese David Livingstone.
 
Protettorato britannico con il nome di Nyasaland, nel 1964 diventa indipendente con il nome di Malawi, dietro alla guida dell’emergente primo ministro Hastings Kamuzu Banda, che due anni dopo diventa presidente della nuova repubblica dell’Africa meridionale. Nel 1971, Banda si autoproclama presidente a vita, segnando l’inizio di un’era buia di repressione. Arresti sommari, torture e omicidi perpetrati ai danni di oppositori politici e dissidenti sono all’ordine del giorno per i trent’anni della sua presidenza assoluta, grazie alla quale l’uomo dell’indipendenza si costruisce una ricchezza personale inestimabile. Kamuzu Banda è anche passato alla cronaca per essere stato il primo capo di stato nero a visitare il Sudafrica in pieno apartheid, stringendo discusse alleanze politiche ed economiche con le elite bianche di Pretoria, Johannesburg e Cape Town.
 
Alla fine degli anni Ottanta, la guerra civile nel vicino Mozambico causa un’emorragia di 600mila profughi in territorio malawiano. Poco più tardi, nel 1992, la vita di milioni di persone nelle aree rurali è minacciata da una devastante siccità, accompagnata dal ritiro degli aiuti da parte di alcuni paesi dell’Occidente in rotta con Banda. Nel 1994 quest’ultimo è costretto a scendere ai patti con una popolazione che non lo vuole più come leader e che ottiene libere elezioni con un referendum: è il capolinea della sua dittatura trentennale e l’inizio di una nuova era per il Malawi.
 
Lo scettro di presidente passa nelle mani di Bakili Muluzi, che celebra l’inizio una politica multipartitica, concede l’amnistia ai prigionieri politici e maggiore libertà di stampa e di espressione. Tuttavia, su di lui e sulla sua amministrazione gravano pesanti accuse di corruzione e l’ombra di alcuni scandali finanziari. Sono in molti a non perdonargli l’inefficienza con cui affronta la costante crisi economica e la crescente epidemia di Aids che fa scivolare il Malawi tra gli ultimi paesi del continente africano. Nel 1999 Muluzi vince di nuovo le presidenziali ed entra nel suo secondo mandato con il partito dell'Udf. Ma la situazione non migliora e il paese continua a precipitare nel vortice della miseria e dell’instabilità economica. Le esportazioni scendono ai minimi storici, le fabbriche chiudono, l’inflazione aumenta. Molte famiglie stentano ad arrivare alla fine della giornata. Nel 2003 il presidente cerca un escamotage per modificare la costituzione e presentarsi alle elezioni per la terza volta. Molti tra i suoi stessi alleati si oppongono, costringendolo alla resa. Da ieri non è più alla guida del paese.
 
Il suo successore, ha il gravoso compito di portare il Malawi fuori dall’impasse che gli impedisce di scrollarsi di dosso il marchio di “paese sottosviluppato”. Impresa difficile, considerando che il 65 per cento della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno. “Nelle aree rurali la denutrizione è fin troppo evidente”, racconta dalla città meridionale Mangochi, Serena, una volontaria italiana. “Le pance di centinaia di bambini sono gonfie di sola aria ed è capitato che qualcuno morisse di fame. Le infrastrutture mediche sono pressoché assenti e molte comunità sono lasciate a sé stesse, sotto la minaccia costante di malattie come la malaria e la tubercolosi, che qui colpiscono con una frequenza preoccupante”.
 
Ma è l’Aids l’altra vera grande piaga del Malawi. Seppur approssimative – i controlli arrivano con più difficoltà nei villaggi e nelle campagne – le statistiche parlano di un milione di persone infette su una popolazione di 11 milioni di abitanti. Una cifra troppo alta che, nonostante il recente avvio di un programma da 195 milioni di dollari per la distribuzione dei farmaci lanciato dall’Udf e sponsorizzato dalle Nazioni Unite, continua ad aumentare al ritmo di 85mila contagi all’anno. Lo sanno bene i 450mila orfani che il virus ha lasciato per le strade di tutto il paese. E lo sa bene lo stesso ex presidente Muluzi, che poco tempo fa ha raccontato pubblicamente di come l’Aids si è portato via uno dei suoi fratelli.
 
“Il neopresidente wa Mutharika avrà ora un duplice compito”, commenta Bilarani Semuhbanda, giornalista del principale quotidiano indipendente del paese, il Malawi Nation. “Dovrà garantire alla popolazione sicurezza alimentare anche nei periodi di crisi economica o di calamità naturali. La gente che vive nelle aree rurali è stanca di avere lo stomaco vuoto. Vogliono maggiori garanzie e più accesso agli aiuti umanitari inviati dalle agenzie internazionali. La battaglia contro l’Aids è un altro degli obiettivi importanti che il nuovo governo porterà avanti. Ma chi vuole avere successo da queste parti deve trovare il modo di farci uscire dalla povertà che ci stringe in una morsa giorno dopo giorno”.
 
Pablo Trincia
Categoria: Elezioni, Politica
Luogo: Malawi