Bingu wa Mutharika è il nuovo presidente del Malawi. L'opposizione denuncia brogli
Una densa nube di fumo si leva sulle prime ore di governo del
neopresidente del Malawi, Bingu wa Mutharika, ex candidato di punta del
partito di governo, lo United Democratic Front
(Udf). La sua nomina, avvenuta dopo tre
giorni di dubbi e incertezze su risultati che tardavano ad arrivare, ha
provocato un’esplosione di rabbia da parte dei sostenitori
dell’opposizione, che lo hanno accusato di broglii elettorali. Decine
di persone furiose sono scese in piazza nelle città di Lilongwe e
Blantyre, lanciando pietre contro la polizia e dando fuoco ad alcuni
negozi. Le autorità hanno risposto sparando lacrimogeni che
hanno disperso la folla. Nonostante le elezioni si fossero
tenute giovedì scorso, i risultati non si sono saputi prima di ieri, in
seguito allo snervante ritardo di notizie provenienti dai seggi delle
aree rurali. Ritardo che l'opposizione attribuisce a
falsificazioni e alterazioni degli esiti elettorali.
Economista, ex impiegato della Banca Mondiale, wa Mutharika
era stato scelto dall’ex presidente Bakili Muluzi come suo successore
alla guida di uno dei paesi più poveri del pianeta. Ma
nonostante la vittoria, l’Udf non ha ottenuto la maggioranza assoluta
in parlamento, guadagnando appena 49 seggi su 193. Una magra
consolazione per la coalizione di opposizione Mgwirizano e per il suo candidato
Gwanda
Chakuamba, che sostiene di essere il vero vincitore delle
presidenziali. Ma i risultati lo danno addirittura come terzo,
dietro al candidato John Tembo, del Partito del congresso del
Malawi.
Per ora, nelle principali città del paese è tornata la
calma, anche se l’atmosfera resta tesa. La prima sfida di wa Mutharika
sarà quella di dimostrare di aver vinto in modo regolare e senza
brogli. Poi, il nuovo volto del paese, terzo presidente del Malawi
indipendente, dovrà combattere contro un altissimo tasso di povertà,
una corruzione dilagante e la piaga dell’Aids.
Poco si parla del Malawi, lingua di terra stretta
tra Mozambico, Zambia e Tanzania e lambita dalle acque dell’omonimo
lago sulle cui sponde si rinfrescò, un giorno di 145 anni fa, il
celebre esploratore scozzese David Livingstone.
Protettorato britannico con il nome di Nyasaland, nel 1964
diventa indipendente con il nome di Malawi, dietro alla guida
dell’emergente primo ministro Hastings Kamuzu Banda, che due anni dopo
diventa presidente della nuova repubblica dell’Africa meridionale. Nel 1971, Banda
si autoproclama presidente a vita, segnando
l’inizio di un’era buia di repressione. Arresti sommari, torture e
omicidi perpetrati ai danni di oppositori politici e dissidenti sono
all’ordine del giorno per i trent’anni della sua presidenza assoluta,
grazie alla quale l’uomo dell’indipendenza si costruisce una ricchezza
personale inestimabile. Kamuzu Banda è anche passato alla
cronaca per essere stato il primo capo di stato nero a visitare il
Sudafrica in pieno apartheid, stringendo discusse
alleanze politiche ed economiche con le elite bianche di Pretoria,
Johannesburg e Cape Town.
Alla fine degli
anni Ottanta, la guerra civile nel vicino Mozambico causa un’emorragia
di 600mila profughi in territorio malawiano. Poco più tardi, nel 1992,
la vita di milioni di persone nelle aree rurali è minacciata da una
devastante siccità, accompagnata dal ritiro degli aiuti da parte di
alcuni paesi dell’Occidente in rotta con Banda. Nel 1994
quest’ultimo è costretto a scendere ai patti con una popolazione che
non lo vuole più come leader e che ottiene libere elezioni con un
referendum: è il capolinea della sua dittatura trentennale e l’inizio
di una nuova era per il Malawi.
Lo
scettro
di presidente passa nelle mani di Bakili Muluzi, che celebra l’inizio
una politica multipartitica, concede l’amnistia ai prigionieri politici
e maggiore libertà di stampa e di espressione. Tuttavia, su
di lui e sulla sua amministrazione gravano pesanti accuse di corruzione
e l’ombra di alcuni scandali finanziari. Sono in molti a non
perdonargli l’inefficienza con cui affronta la costante crisi economica
e la crescente epidemia di Aids che fa scivolare il Malawi tra gli
ultimi paesi del continente africano. Nel 1999
Muluzi vince di nuovo le presidenziali ed entra nel suo secondo mandato
con il partito dell'Udf. Ma la
situazione non migliora e il paese continua a precipitare nel vortice
della miseria e dell’instabilità economica. Le esportazioni scendono ai
minimi storici, le fabbriche chiudono, l’inflazione aumenta. Molte
famiglie stentano ad arrivare alla fine della giornata. Nel 2003 il
presidente cerca un escamotage per modificare la
costituzione e presentarsi alle elezioni per la terza volta. Molti tra
i suoi stessi alleati si oppongono, costringendolo alla resa. Da ieri
non è più alla guida del paese.
Il suo successore, ha il gravoso compito di
portare il Malawi fuori dall’impasse che gli impedisce di scrollarsi di
dosso il marchio di “paese sottosviluppato”. Impresa
difficile, considerando che il 65 per cento della popolazione vive con
meno di un dollaro al giorno. “Nelle aree rurali la
denutrizione è fin troppo evidente”, racconta dalla città meridionale
Mangochi, Serena, una volontaria italiana. “Le pance di centinaia di
bambini sono gonfie di sola aria ed è capitato che qualcuno morisse di
fame. Le infrastrutture mediche sono pressoché assenti e molte comunità
sono lasciate a sé stesse, sotto la minaccia costante di malattie come
la malaria e la tubercolosi, che qui colpiscono con una frequenza
preoccupante”.
Ma è l’Aids l’altra vera
grande piaga del Malawi. Seppur approssimative – i controlli arrivano
con più difficoltà nei villaggi e nelle campagne – le statistiche
parlano di un milione di persone infette su una popolazione di 11
milioni di abitanti. Una cifra troppo alta che, nonostante il recente
avvio di un programma da 195 milioni di dollari per la distribuzione
dei farmaci lanciato dall’Udf e sponsorizzato dalle Nazioni Unite,
continua ad aumentare al ritmo di 85mila contagi all’anno. Lo
sanno bene i 450mila orfani che il virus ha lasciato per le strade di
tutto il paese. E lo sa bene lo stesso ex presidente Muluzi, che poco
tempo fa ha raccontato pubblicamente di come l’Aids
si è portato via uno dei suoi fratelli.
“Il
neopresidente wa Mutharika avrà ora un duplice compito”, commenta
Bilarani Semuhbanda, giornalista del principale quotidiano indipendente
del paese, il Malawi Nation. “Dovrà garantire alla
popolazione sicurezza alimentare anche nei periodi di crisi economica o
di calamità naturali. La gente che vive nelle aree rurali è stanca di
avere lo stomaco vuoto. Vogliono maggiori garanzie e più accesso agli
aiuti umanitari inviati dalle agenzie internazionali. La battaglia
contro l’Aids è un altro degli obiettivi importanti che il nuovo
governo porterà avanti. Ma chi vuole avere successo da queste parti
deve trovare il modo di farci uscire dalla povertà che ci stringe in
una morsa giorno dopo giorno”.