Qualche cosa si muove in Chiapas. Forse un nuovo soggetto politico
Gli indigeni del Chiapas esistono e stanno alzando la loro voce per ricordarlo a tutto il mondo.
Il 20 giugno scorso il sub-comandante Marcos aveva nuovamente fatto parlare di
sé come comandante di un esercito ribelle e non, come ultimamente stava accadendo,
per le sue doti di scrittore o di organizzatore di eventi sportivi.
La notte fra il 19 e il 20 giugno scorso è, per l’Ezln, sicuramente una data storica, da tenere in mente, che può aprire nuovi scenari
di lotta in un’organizzazione che da 11 anni cerca visibilità e ascolto.
Sulle montagne. L’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale si è ritirato sulle montagne impervie della selva Lacandona, ufficialmente per paura di un attacco da parte dell’esercito regolare messicano,
che in maniera massiccia (sono circa 400 le postazioni militari dislocate nella
regione) presidia da oltre un decennio il Chiapas.
Le Junte del Buen Gobierno, gli organismi di controllo che stazionano nei Caracoles, lavorano in clandestinità.
Gli uomini sono stati richiamati alle armi e l’allarme ha
raggiunto il massimo livello.
Ma le cause che hanno scatenato questa azione da parte degli zapatisti sono molteplici
e complesse e potrebbero essere interpretate in tre modi.
Interpretare il gesto 1. In un primo momento si è parlato di un intervento nelle comunità zapatiste dell’esercito
messicano per estirpare alcune coltivazioni di marijuana. Una scusa già usata
in numerose zone dell'America Latina da parte dei governi e difficile da credere
se si pensa che le droghe, sia quelle leggere sia quelle pesanti, come anche gli
alcolici e i superalcolici, sono assolutamente vietate all’interno dei territori
zapatisti fin dal 1993, un anno prima della rivolta.
Furono le donne delle comunità a volere questa regola, e a tutt’oggi è una delle
leggi maggiormente rispettate e fatte rispettare proprio per salvaguardare le
comunità.
Una conferma al fatto che le piantagioni non sono la causa principale dei fatti
dei giorni scorsi arriva direttamente dalla presidenza della Repubblica, che ha
sottolineato, tre giorni dopo l’accaduto, che le piante di canapa indiana si trovavano
ai margini del territorio ribelle, in zone "periferiche".
Queste zone sono abitate in prevalenza dai ‘priiristi’ (quelli che sono iscritti al Pri, partito rivoluzionario istituzionale), paramilitari,
e antizapatisti, gente normalmente disposta a fare di tutto pur di racimolare
quattro spiccioli.
"Un'altra cosa". Nel secondo caso si potrebbe pensare che il Sub Marcos
abbia pensato ad una scelta politica nuova e vigorosa, "un'altra cosa" rispetto
a qiuello che è il movimento in questo momento.
Forse anche lui si è stufato di sentire parlare dei suoi uomini, e del popolo
per il quale lotta da più di un decennio, solo in occasione di partite di calcio
o per la stretta corrispondenza con il Presidente dell’Inter, Massimo Moratti.
Lo stesso Marcos ha fatto sapere che "In qualcuno dei comunicati diffusi dei giorni scorsi, vi abbiamo informato che
abbiamo avviato una consultazione interna. Presto avremo i risultati e ve li faremo
conoscere"
E’ da tempo che nelle zone zapatiste si respira aria di rinnovamento. E da tempo
si parla di una connessione tra la zona del Chiapas e gli stati di Guerrero e
di Tobasco, dove gli indigeni vivono in condizioni estremamente disagiate e senza
il rispetto dei loro diritti.
Nell’aprile di questo anno sicuramente gli zapatisti stavano lavorando ad un
nuovo soggetto politico. In un comunicato diramato qualche giorno fa dai vertici
dell’Ezln si sottolineava che nel caso di eventuali arresti da parte degli uomini
di Fox, non ci sarebbero stati grandi problemi, i nuovi vertici dell’esercito
sarebbero già stati designati. Le preoccupazioni erano evidenti. Tutte le associazioni
che avevano in qualche modo a che fare con l’Ezln sono state
sollevate da ogni responsabilità in caso di nuove azioni da parte degli uomini
di Marcos.
La terza via. Dopo tutto questo però dobbiamo tenere in considerazione l’esistenza di una
terza via. Quella di una discussione profonda all’interno del movimento zapatista.
Che vedrebbe il sub comandante Marcos costretto ad affrontare una divisione fra
quelli che vogliono aprirsi all’esterno, magari collaborando con gruppi ed organizzazioni
straniere alla luce del sole, e quelli che invece vogliono un’assoluta autonomia
da tutto e tutti.
Il Sub Comandante Insorgente Marcos nel suo ultimo libro scritto a quattro mani
con Paco Ignacio Taibo II dice: “Se una cosa dura più di sei mesi o è una gravidanza oppure non ne vale la pena”. A
questo punto è evidente che la storia dell'Ezln è destinata a cambiare.