28/06/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Qualche cosa si muove in Chiapas. Forse un nuovo soggetto politico
MarcosGli indigeni del Chiapas esistono e stanno alzando la loro voce per ricordarlo a tutto il mondo.
Il 20 giugno scorso il sub-comandante Marcos aveva nuovamente fatto parlare di sé come comandante di un esercito ribelle e non, come ultimamente stava accadendo, per le sue doti di scrittore o di organizzatore di eventi sportivi.
La notte fra il 19 e il 20 giugno scorso è, per l’Ezln, sicuramente una data storica, da tenere in mente, che può aprire nuovi scenari di lotta in un’organizzazione che da 11 anni cerca visibilità e ascolto.
 
Sulle montagne. L’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale si è ritirato sulle montagne impervie della selva Lacandona, ufficialmente per paura di un attacco da parte dell’esercito regolare messicano, che in maniera massiccia (sono circa 400 le postazioni militari dislocate nella regione) presidia da oltre un decennio il Chiapas.
Le Junte del Buen Gobierno, gli organismi di controllo che stazionano nei Caracoles, lavorano in clandestinità.
Gli uomini sono stati richiamati alle armi e l’allarme ha Marcosraggiunto il massimo livello.
Ma le cause che hanno scatenato questa azione da parte degli zapatisti sono molteplici e complesse e potrebbero essere interpretate in tre modi.
 
Interpretare il gesto 1. In un primo momento si è parlato di un intervento nelle comunità zapatiste dell’esercito messicano per estirpare alcune coltivazioni di marijuana. Una scusa già usata in numerose zone dell'America Latina da parte dei governi e difficile da credere se si pensa che le droghe, sia quelle leggere sia quelle pesanti, come anche gli alcolici e i superalcolici, sono assolutamente vietate all’interno dei territori zapatisti fin dal 1993, un anno prima della rivolta.
Furono le donne delle comunità a volere questa regola, e a tutt’oggi è una delle leggi maggiormente rispettate e fatte rispettare proprio per salvaguardare le comunità.
Una conferma al fatto che le piantagioni non sono la causa principale dei fatti dei giorni scorsi arriva direttamente dalla presidenza della Repubblica, che ha sottolineato, tre giorni dopo l’accaduto, che le piante di canapa indiana si trovavano ai margini del territorio ribelle, in zone "periferiche".
Queste zone sono abitate in prevalenza dai ‘priiristi’ (quelli che sono iscritti al Pri, partito rivoluzionario istituzionale), paramilitari, e antizapatisti, gente normalmente disposta a fare di tutto pur di racimolare quattro spiccioli.
 
"Un'altra cosa". Nel secondo caso si potrebbe pensare che il Sub Marcos Marcos abbia pensato ad una scelta politica nuova e vigorosa, "un'altra cosa" rispetto a qiuello che è il movimento in questo momento.
Forse anche lui si è stufato di sentire parlare dei suoi uomini, e del popolo per il quale lotta da più di un decennio, solo in occasione di partite di calcio o per la stretta corrispondenza con il Presidente dell’Inter, Massimo Moratti.
Lo stesso Marcos ha fatto sapere che "In qualcuno dei comunicati diffusi dei giorni scorsi, vi abbiamo informato che abbiamo avviato una consultazione interna. Presto avremo i risultati e ve li faremo conoscere" 
E’ da tempo che nelle zone zapatiste si respira aria di rinnovamento. E da tempo si parla di una connessione tra la zona del Chiapas e gli stati di Guerrero e di Tobasco, dove gli indigeni vivono in condizioni estremamente disagiate e senza il rispetto dei loro diritti.
Nell’aprile di questo anno sicuramente gli zapatisti stavano lavorando ad un nuovo soggetto politico. In un comunicato diramato qualche giorno fa dai vertici dell’Ezln si sottolineava che nel caso di eventuali arresti da parte degli uomini di Fox, non ci sarebbero stati grandi problemi, i nuovi vertici dell’esercito sarebbero già stati designati. Le preoccupazioni erano evidenti. Tutte le associazioni che avevano in qualche modo a che fare con l’Ezln sono state Marcossollevate da ogni responsabilità in caso di nuove azioni da parte degli uomini di Marcos.
 
La terza via. Dopo tutto questo però dobbiamo tenere in considerazione l’esistenza di una terza via. Quella di una discussione profonda all’interno del movimento zapatista. Che vedrebbe il sub comandante Marcos costretto ad affrontare una divisione fra quelli che vogliono aprirsi all’esterno, magari collaborando con gruppi ed organizzazioni straniere alla luce del sole, e quelli che invece vogliono un’assoluta autonomia da tutto e tutti.
Il Sub Comandante Insorgente Marcos nel suo ultimo libro scritto a quattro mani con Paco Ignacio Taibo II dice: Se una cosa dura più di sei mesi o è una gravidanza oppure non ne vale la pena”. A questo punto è evidente che la storia dell'Ezln è destinata a cambiare. 

Alessandro Grandi

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