27/06/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



I piccoli schiavi fantini tornano a casa, liberi. Ma nessuno li aspetta
Nadeem, Sohail, Arshad, Tanveer, Nasir, Shahzada, Hussain, Ghulam, Mohammed, Mohammed Jameel, Shaukat, Akram, Mohammed Aslam, Mohammed Asif, Mohammed Irfan, Khadija, Mohammed Saeed, Mohammed Usman, Mehmooda, Saeeda, Tasleema, Siraj.
Sembrano nomi come tanti. Eppure, avrebbero potuto scrivere un capitolo nuovo di una brutta storia. Sono i bambini del primo gruppo di piccoli schiavi pakistani, utilizzati negli Emirati Arabi Uniti come fantini per le corse dei cammelli. Il volo da Dubai per Lahore è partito il 23 giugno scorso, ma all’arrivo in Pakistan del gruppo di bimbi liberati la delusione è stata grande: nessuno si è presentato per riportarli a casa.
 
i bambini pakistani all'aeroporto di lahoreDoccia gelata. Il volo era il primo previsto dall’accordo stipulato tra i governi del Qatar e degli Emirati Arabi Uniti e l’Unicef (l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa dei diritti dell’infanzia). Dopo che questi due paesi, nei mesi scorsi, avevano reso efficace la legge che vieta l’utilizzo di fantini sotto i 16 anni o con un peso inferiore a 45 chili nelle corse di cammelli (svago che appassiona tante persone nei paesi del Golfo Persico), l’Unicef aveva chiesto uno sforzo ulteriore ai governi di Dubai e Qatar: quello di farsi carico del reinserimento sociale dei piccoli schiavi e di permettere il ricongiungimento familiare dei bimbi. Quasi tutti i minori che vengono utilizzati come fantini sono infatti comprati nei paesi dell’Estremo Oriente da trafficanti senza scrupoli che li rivendono in un secondo momento ai proprietari delle scuderie di cammelli che li tengono in condizioni di schiavitù. L’obiettivo della campagna dell’Unicef era chiaro: guarire, se mai fosse possibile, le ferite di questi bambini e riportarli dai loro genitori.
 
i bambini si preparano alla corsa dei cammelliUn traffico disumano. Ma non è andata così. Il primo volo verso il Pakistan, con un gruppo di 22 bambini tra i 6 anni e i 17 anni, si è rivelato una drammatica delusione. Nessuno dei parenti dei piccoli si è infatti presentato a riabbracciare i bimbi. I giudici tutelari di Lahore ne hanno quindi predisposto l'affidamento agli orfanotrofi locali. Superato lo choc iniziale di fronte alla notizia, non è difficile cogliere il senso di quello che è accaduto. In Pakistan, e anche negli altri paesi che fanno da riserva ai trafficanti di esseri umani, è reato vendere familiari ai mercanti di vite. Le famiglie quindi, nel caso in cui si fossero presentate all’aeroporto, avrebbero praticamente ammesso di aver accettato somme di denaro in cambio della vita di un figlio. Inoltre, non essendoci procedure di anagrafe in Pakistan e nei paesi vicini, è impossibile risalire ai genitori naturali dei bimbi. Non sempre i bambini vengono venduti, ma spesso rapiti. Anche in questo caso però, i genitori non possono tornare a prendere i bimbi perché le rappresaglie delle bande di sequestratori sarebbero immediate.
 
un piccolo fantino con una ferita alla gamba dovuta a una cadutaSchiavi di un gioco. Il traffico dei minori destinati a fare i fantini nelle corse di cammelli nei paesi del Golfo Persico è un affare che muove un giro di miliardi di dollari. Le scuderie dei proprietari di cammelli, per un bimbo leggero che possa fare il fantino, sono disposti a pagare cifre da capogiro. I trafficanti procurano, dall’India, dal Pakistan e dagli altri paesi poveri dell’Estremo Oriente, i bambini e i proprietari si occupano di una breve preparazione. Per il resto, anche per ammortizzare i costi, i bimbi vengono tenuti in condizioni inumane e sono denutriti. Infatti il vantaggio di avere un fantino leggero è inestimabile in una corsa di cammelli e i piccoli schiavi vengono tenuti a pane e acqua per non ingrassare. Rinchiusi in capannoni di lamiera e legati in modo che non scappino. I cammelli, lanciati nella corsa, raggiungono velocità impressionanti e i fantini, quando non muoiono di stenti, sono soggetti a cadute che spesso hanno conseguenze letali. Negli ultimi tempi, anche grazie alle proteste internazionali, si è pensato di sostituire dei piccoli automi ai bimbi fantini. Ma per adesso non è successo nulla. La legge votata in Qatar ed Emirati Arabi Uniti, per quanto non risolva il problema negli altri paesi del Golfo dove le corse di cammelli sono una passione, sembrava comunque un primo passo verso la liberazione di questi piccoli schiavi. Per quei 22 bambini però, è arrivata un’altra delusione. 

Christian Elia

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