16/09/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Un agguerrito politico di 30 anni ha deciso di diventare l'alternativa al vecchio presidente. Aprendo una faida interna tra i pilastri del Anc

Fuori dall’Alta Corte di giustizia di Johannesburg, una folla di duemila persone ulula contro la sentenza appena emanata in tribunale. È il 12 settembre. In aula, il giudice Collin Lamont ha appena vietato che la canzone “dhubula ibhunu” (“spara al boero”) venga intonata a chiusura dei comizi poilitici perché inneggia “gratuitamente all’odio razziale”. A intentare il procedimento penale erano stati una lobby di afrikaaners chiamata AfriForum e parte dell’establishment dell’African national congress, il partito di governo. La sentenza scuote i sotenitori di Julius Malema, il leader della Lega giovanile dell’African national congress, che è solito chiudere i discorsi con il canto zulu. Il diretto interessato, che non si è presentato al processo, risponde gridando allo scandalo: “È una canzone simbolo della lotta all’apartheid, non va presa alla lettera”. Malema divide l’opinione pubblica fra chi è con lui e chi è contro, mette in discussione i vertici anziani del suo partito e confonde le carte in tavola nella partita per l’eredità di Jacob Zuma, l’attuale presidente sudafricano. La resa dei conti sarà a metà del 2012, al prossimo congresso dell’Anc, a Manguang. “Siamo in guerra, ma vi assicuro che vinceremo” aveva gridato Malema l’11 settembre ad Alexandra, il quartiere di Johannesburg soprannominato Gomorra per l’alto tasso di criminalità. L’arma di cui dispone Malema è un programma politico radicale, molto più spinto rispetto alla grigia amministrazione Zuma: nazionalizzazione delle miniere, esproprio forzato della terre ai contadini boeri e recupero della lotta contro i bianchi che ha contraddistinto gli albori dell’Anc. E conta sui quattrini che arrivano a fiumi nelle sue casse, portati dai businessmen di Limpopo, la sua regione di nascita. Uomini della sua cerchia, alleati nella campagna per far cadere Jacob Zuma.

Chi è Julius Malema Trent’anni, cresciuto tra i “Mashupatsela”, i “giovani pionieri” che a 10-12 anni imparano a imbracciare il fucile per combattere contro i bianchi, in caso di un nuovo regime di apartheid, Julius Malema poggia la sua fortuna politica su un populismo che fa breccia nei cuori dei neri poveri delle metropoli sudafricane. In più ha una disponibilità di liquidi da fare invidia: il giornale sudafricano City press in un’inchiesta ha svelato che ha pagato il bus ad alcuni sostenitori perché lo seguissero in tutto il Paese. Nel Limpopo, un trust di famiglia, la Retang family trust, controlla aziende di trasporti e di estrazione del carbonio. Un’ottima fonte per sostenere economicamente le sue incursioni nell’arena politica, dove Malema ha tanti avversari: dai comunisti dell’Sacp, che l’hannno fischiato quand’è intervenuto al loro congresso di fine agosto, fino al sindacato dei minatori, il National union mineworkers, che considera “impraticabile” la sua idea di nazionalizzare il settore minerario.

Il fronte interno Quando dopo l’ultimo congresso dell’Anc a Polokwane nel 2007 si è aperto un fronte interno fra il presidente Jacob Zuma e Thabo Mbeki, poi divenuto premier, Malema aveva dichiarato: ”Sono pronto a uccidere se Zuma non sarà il mio presidente”. Poi, nel 2009, qualcosa è cambiato. I vertici dell’Anc hanno iniziato a giudicare la sua visione politica troppo radicale, il suo stile di vita eccessivamente lussuoso. Lo hanno accusato di corruzione, di riciclaggio di denaro sporco e lui ha controattacato stringendo rapporti con alcune elite dello Zanu-PF, il partito dello Zimbabwe di cui Robert Mugabe è presidente, e scontrandosi frontalmente con il governo del Botswana, da lui definito alla mercé degli “imperialisti”. Fino alla manifestazione organizzata durante l’ultimo processo per inneggiamento alla violenza. Non tutto il blocco dell’Anc è ostile alla sua politica. Il segretario generale Thandi Modise e il tesoriere Mathews Phosa sono dalla sua parte, come Fikile Mbalula, ministro dello sport, candidato forte alla presidenza. Il sogno di Malema è vederlo presidente e lui premier, al suo fianco. Per il 27 ottobre, il leader della sezione giovanile dell’Anc ha indetto una manifestazione per protestare contro il governo. Zuma prova a mostrare l’altra guancia e gettare acqua sul fuoco: “Malema può essere un buon leader, dobbiamo solo rimodellarlo. Ha caratteristiche da buon uomo politico”. Forse poco per rinsaldare dei rapporti incrinati da tre anni. I tempi della distensione sembrano ancora lontani e la corsa per il congresso di Manguang è solo all’inizio.

Lorenzo Bagnoli

Parole chiave: malema, apartheid, zuma, anc
Categoria: Politica
Luogo: Sudafrica