25/06/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Intervista ad Agostino Miozzo, responsabile della protezione civile in Sri Lanka
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E' stato approvato ieri il piano di distribuzione equa degli aiuti  promosso dalla presidente dello Sri Lanka, Chandrika Kumaratunga, nonostante alcune proteste. Il governo è infatti in crisi dopo l’uscita dalla coalizione di maggioranza del People Liberation Front (JVP) che si opponeva a un accordo con le Tigri tamil, i guerriglieri che controllano il Nord e l’Est del Paese. Intanto a sei mesi dal tragico 26 dicembre 2004, Agostino Miozzo, responsabile della Protezione Civile italiana nell’ex isola di Ceylon, fa il punto sul processo di ricostruzione.
 
A sei mesi dallo tsunami, qual è la situazione in Sri Lanka?
La situazione rimane piuttosto complessa. Bisogna tenere conto di due aspetti, quello della sicurezza e quello della ricostruzione. Per quanto riguarda il primo, la sicurezza nelle zone tamil è ancora precaria. Ci sono frequenti incidenti e scontri che non interessano la comunità internazionale, ma che creano instabilità e possono compromettere il lavoro di ricostruzione. In altre parti del Paese invece non ci sono problemi particolari, soprattutto nel sud, e l’intervento sta procedendo.
 
Oltre ai problemi di sicurezza, quali sono gli ostacoli alla ricostruzione?
Sono molti e a diverso livello. Per esempio il governo ha deciso che ci sono aree costiere in cui non si può più edificare, ma non le ha ancora identificate con precisione. Ciò rallenta inevitabilmente la ricostruzione. Qui, infatti, non si possono ricostruire le vecchie abitazioni distrutte dallo tsunami, ma si deve edificare in zone dove spesso il terreno non è di demanio pubblico e quindi disponibile. Ci sono così molti progetti di scuole e altre strutture ancora da realizzare.  
 
Nelle zone tamil la guerriglia ha frenato il vostro lavoro?
Non parlerei di guerriglia, ma di scontri legati a tensioni di vario genere, soprattutto interreligiosi tra induisti e buddisti. Recentemente, la sola costruzione di una statua dedicata a Buddha ha generato proteste. Il processo di ricostruzione, tuttavia, laddove siamo impegnati, sta andando avanti. Per esempio stanno avanzando in modo spedito i lavori nell’area di Trincomalee, sulla costa est del Paese. Non possiamo dire, dunque, di avere particolari problemi in questo momento. Naturalmente, però, i tempi sono lunghi perché la ricostruzione è un processo complesso.
 
Barche distrutteQuanto è importante collaborare con i soggetti locali?
Noi collaboriamo sia con le autorità di governo sia con quelle tamil, che tra l’altro sono anche nella capitale Colombo. E’ importante che la ricostruzione risponda alle esigenze effettive della popolazione dello Sri Lanka e che si rispettino criteri di equità e standard locali, per esempio riguardo ai progetti di riforma scolastica e sanitaria. Le scuole e gli ospedali insomma non vanno di certo ricostruiti sui modelli dei donatori. E la definizione di modi di operare comuni comporta tempi lunghi: in fondo sono passati solo sei mesi, che sono pochi rispetto a una catastrofe del genere.
 
Quanto pensate di rimanere nel Paese?
Fino alla fine del 2006.
 
Nei mesi scorsi ci sono state polemiche sui fondi. E’ stato detto che erano rimasti bloccati. Finora quanti soldi sono stati raccolti e come sono stati impiegati?
Sono stati raccolti circa 47 milioni di euro e un’altra quota di circa 5 milioni di euro è stata data dal Dipartimento della Protezione Civile. Questa grande cifra, con l’eccezione di un milione di euro, è stata impegnata. Sono state cioè finanziate Organizzazione non governative (Ong) italiane e organizzazioni internazionali come la Fao. La gestione dei fondi è monitorata e razionale, nonostante le critiche che abbiamo ricevuto.
 
Come stanno reagendo i sopravvissuti allo tsunami, contando che in Sri Lanka ci sono stati 31mila morti e gli sfollati sono 500mila?
In modo splendido, nonostante il senso di precarietà di chi vive ancora nelle tendopoli e nei prefabbricati. L’economia del Paese si sta riprendendo, anche grazie all’attenzione e agli investimenti della comunità internazionale, che sono stati notevoli.
 
 

Francesca Lancini

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