17/09/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Intervista allo sceneggiatore Andamion Murataj su un film che fa riflettere

Nik e' un diciassettenne che frequenta l'ultimo anno delle superiori in una piccola città di campagna dell'Albania e sogna di poter aprire un Internet Point e scopre l'amore adolescente. La sorella, Rudina, quindicenne, vorrebbe poter frequentare l'università. Il padre entra in conflitto con un'altra famiglia. Questo cambierà la vita di tutti e tre per sempre. Le leggi della tradizione sconvolgono il futuro. E' questa la trama di La Faida, un film albanese che ha stupito e affascinato, vincendo il premio per la sceneggiatura al Festival di Berlino.
Intervista allo sceneggiatore Andamion Murataj, che ha scritto La Faida, film albanese premiato al Festival di Berlino. Un film che racconta la storia di due fratelli, che vedono rivoluzionata la loro vita da una tradizione che colpisce il padre.

tratto da HermesNews

Che cosa è stato più difficile per voi, la sceneggiatura o la produzione di questo film?
Nel mio film ho scritto lo sceneggiatura (insieme al regista Joshua Marston) e anche il co-produttore, e il direttore del casting. Devo dire che la parte più difficile e stata quella del produttore. Primo perché ci sono tanti ostacoli burocratici, essere mediatore per le diverse compagnie nel campo cinematografico non è stato facile, poiché in Albania non c'è un'infrastruttura specializzata del film, e dovevo cominciare tutto da capo.

Quanto tempo è durato la realizzazione del film La Faida?
Quasi due anni, partendo dall'inizio (idea). Il primo incontro che ho avuto con il regista Marston è stato al Producer Club di New York.

Come vedete il periodo che sta vivendo la cinematografia albanese?
Quest'anno per il film albanese è stato segnato da grandi successi, che la cinematografia non vedeva da molto tempo. Ci sono sempre stati meteore nel nostro mondo cinematografico, ma questo anno c'è stato un successo per un gruppo di film venuti dall'Albania.

Voi avete detto che il vostro film non ha trovato molto sostegno finanziario.
Questo è stato un anno difficile per l'Albania. Il successo a Berlino è stato seguito, stranamente, da un abbassamento del budget per il film in Albania, quando invece il budget doveva essere duplicato. È successo quello che in queste occasioni nel cinema mondiale non succede. È normale che l'attenzione dei burocrati doveva andare sul aumento del budget. E come quando in uno sport uno vince una medaglia d'oro per Albania è una cosa grande e merita più attenzione. Quello che è successo in Albania è stato invece il taglio del budget. Un po' mi è dispiaciuto per questo. 

Perché La Faida?

Come sapete, il film parla della vita di una sorella e del suo fratello, dopo che il padre uccide una persona in un conflitto banale. Noi non vediamo mai il conflitto, non sappiamo chi ammazza. La famiglia si chiude dentro casa. Il film non si occupa della vita del padre assassino, ma della vita della sorella e del fratello, e il modo in cui questi due cadendo in una situazione che non hanno mai scelto, cercando di sopravvivere. Parliamo di un conflitto generazionale. Da una parte, i giovani che hanno sogni da realizzare e vogliono costruire la vita nel loro villaggio, e le tragedie che gli pone la generazione precedente con le sue tradizioni. Quello che fa lo scenario molto interessante, e che è stato molto apprezzato, è che niente è bianco o nero. Non è contro di loro, e da questo punto di vista il film è innovatore, perché quello che succede in generale con il cinema e che un personaggio è positivo o negativo. Non è cosi in questo film: tutti i personaggi sono più che motivati in quello che fanno e pensano.

Avete detto che questo premio viene dedicato al popolo di Scutari. Perchè?.
Sono stati loro che ci hanno aperto le loro case. Ascoltare le loro storie, conoscere le vite personale di migliaia si persone, quindi dividere tutto questo scenario era troppo grande. Abbiamo visitato centinaia di case. Tutto quello che abbiamo imparato, è stato molto personale, perché non è facile che qualcuno ti apra la porta e divida con te le cose personali che vive. Sono molto grato ai cittadini di Scutari.

Da circa venti anni vivete fuori dal paese. Di che cosa vi siete occupati durante questo periodo?
Io mi sono laureato all'Academia delle belle arti a Tirana e ho lavorato come pittore in Grecia. Nell '99 ho cominciato il mio master per il film, (MFA) nell' American University Washington D.C. Ho lavorato come direttore della fotografia e come produttore. Nel frattempo ho girato anche il documentario Children Will Listen che è stato trasmesso dalla PBS in prima serata nella sera del Ringraziamento, quella con la più alta visibilità in tv.

Da dove vi ispirate per i film che fate?
Dovunque. In caffe, viaggi, nelle occasioni che ti porta la vita. Mi piace osservare, e sento molto tutto quello che succede attorno a me. Poi quello che mi caratterizza e la positività come persona. Cerco di trovare il raggio di luce, dovunque. È se la realità e troppo buia io cerco di essere positivo.

Sentite anche l'invidia?
L'arte è un campo con tanto ego: più risultati avrai, più audience otterrai. Io amo la diversità.

Cosa non deve fare una persona?
Una persona , se non rischia, fa un grande errore. Noi siamo in continua ricerca. Cerchiamo sempre di oltrepassare i nostri limiti, perché è questo che caratterizza la persona, e la crea. Vivere la vita professionale è importante, ma tutto comincia nell'equilibrio che tu hai con te stesso. Io penso che la cosa più importante nella vita è viverla.

Doriana Metollari
Parole chiave: faida, tirana, andamion murataj, kanun
Categoria: Storia, Costume
Luogo: Albania