12/09/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



I dimostranti protestano contro il ravvicinamento diplomatico tra i due Paesi, che metterebbe in primo piano i rapporti economici a discapito dei diritti umani

Ieri il presidente del Ruanda, Paul Kagame, si è recato a Parigi per la prima visita ufficiale in Francia dopo il genocidio ruandese del 1994. Nell'ultimo decennio le relazioni diplomatiche tra i due Paesi sono state segnate dal contenzioso legato al ruolo della Francia nel genocidio che, tra aprile e giugno 1994, ha causato la morte di più di 800 mila persone.

Durante l'incontro l'Eliseo ha annunciato che l'Agenzia francese per lo sviluppo (Afd) è pronta ad aumentare i suoi investimenti in Ruanda, che passeranno dagli attuali 23,7 milioni di euro a 42,2 milioni. Parigi, si legge in un comunicato, si impegnerà anche per supportare il settore energetico del Paese.

Kagame, intervistato dall'agenzia France Presse, ha commentato che i due leader vogliono "superare le controversie passate". Le scuse ufficiali della Francia per il suo coinvolgimento nel genocidio passano in secondo piano: "scuse o non scuse preferisco lasciare la questione agli interessati. Non posso forzare nessuno", ha dichiarato il Presidente ruandese.

A Parigi, una manifestazione contro la visita del Presidente ruandese è degenerata quando un gruppo di manifestanti ha dato fuoco ad automobili e pneumatici sulla tangenziale di Parigi, provocando disagi al traffico.

Kagame ha posto fine al genocidio dei tutsi da parte della popolazione hutu, ma il regime che ha messo in piedi nel Paese è tuttaltro che democratico. Un rapporto dell'Alto commissariato per i diritti umani del 2010 denuncia la responsabilità dell'Esercito di Kagame nei massacri ai danni della popolazione hutu nelle foreste congolesi, in particolare nella regione di Kivu. La Francia dal canto suo non ha mai chiesto scusa pubblicamente per il suo ruolo nel genocidio, denunciato dal rapporto della Commissione di giustizia ruandese (Rapporto Mucyo) del 2008 che riferisce che Parigi "ha sostenuto diplomaticamente e politicamente il regime hutu... che stava programmando un genocidio".

Nel 2010 il Presidente Sarkozy, durante una visita ufficiale a Kigali, aveva ammesso che una "sorta di cecità" aveva impedito alla Francia di vedere il massacro che il regime stava preparando. 

L'organizzazione Survie denuncia che Parigi e Kigali si stanno riavvicinando con due obiettivi: il ritorno della Francia come partner economico nella regione e l'amnistia reciproca per i crimini rispettivi. Sarkozy vuole che le autorità ruandesi "chiudano un occhio sul coinvolgimento francese nel genocidio dei tutsi"; in cambio le autorità francesi non denunciano il ruolo del Rwanda nei conflitti nel Kivu.