24/06/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Non esiste una guerra giusta. Che fare?
Howard ZinnUn estratto della conferenza organizzata da Emergency che lo storico statunitense Howard Zinn ha tenuto il 23 giugno a Roma.

Io vengo da un paese che è in guerra, e che è stato in guerra quasi ininterrottamente dalla fine della seconda guerra mondiale. Gli Stati Uniti non sono stati invasi per quasi duecento anni, dal 1812, ma hanno invaso altri paesi, più e più volte, come stanno facendo in questo momento in Iraq, e per questo io provo vergogna.
Il mondo è stato in guerra, più e più volte lungo tutto il ventesimo secolo.
Ed ecco qui un nuovo secolo, e ancora non siamo riusciti a liberarci dell'orrore della guerra. Per questo motivo, dovremmo tutti vergognarci.
Dobbiamo riconoscere che per abolire la guerra non possiamo affidarci ai governi del mondo, perchè loro, e gli interessi economici che rappresentano, dalla guerra traggono beneficio. Ma i governi del mondo non possono fare una guerra senza la partecipazione del popolo.

Sfida alla propaganda. Portare il mondo al punto in cui gli uomini si rifiuteranno di combattere, e i governi non avranno alcun appoggio per dichiarare guerra, questa è la nostra sfida.
L'arma più potente dei governi nel costituire gli eserciti è l'arma della propaganda, dell'ideologia.
I Crociati del Medio Evo combattevano per Cristo. Le truppe d'assalto naziste avevano la scritta “Gott mit uns”, Dio è con noi, sul cinturone.
Oggi, se si chiede ai giovani americani perchè vogliono andare in Iraq, loro risponderanno: “Devo qualcosa alla mia Patria”. Dio, la libertà, la democrazia, la Patria: tutti esempi di quel che il grande romanziere Kurt Vonnegut chiama “granfaloons”, vuote astrazioni senza significato che hanno poco a che fare con gli esseri umani.

I want you!, manifesto della propaganda di guerra UsaBugie. “Hanno dato la vita per il nostro paese”: c'è una doppia bugia in questa breve frase. Primo, quelli che sono morti in guerra non hanno dato la vita: la vita è stata tolta loro dai politici che li hanno mandati in guerra, politici che oggi si inchinano al Memorial Day.
Secondo, non hanno dato la vita per “il loro paese”, ma per il governo - nel caso odierno per Bush, Cheney, Rumsfeld e i dirigenti di Halliburton e Betchel: tutta gente che trae profitti, sia finanziari che politici, dall'azione militare che ha ucciso finora 1700 americani e innumerevoli iracheni.
No, non sono morti per il loro paese. La gente comune, quella che il paese lo costruisce, non trae beneficio dal sangue versato in Iraq.

La storia e la guerra giusta. L'idea di una guerra giusta, una guerra buona, una guerra per la democrazia, per la libertà, una guerra per porre fine a tutte le guerre, sembrava nel 1918 completamente screditata. La prima guerra mondiale si era rivelata in tutto il suo orrore e nessuno avrebbe potuto indicare alcunchè di positivo che fosse derivato dal sacrificio di tutti quegli esseri umani.
In tutto il mondo, sempre più persone riconobbero che la grande guerra del 1914-1918, che doveva essere una guerra contro la tirannia del Kaiser tedesco, una guerra, come l'aveva definita Wilson, “per rendere il mondo un posto sicuro per la democrazia”, era stata in realtà una lotta tra potenze imperiali, al prezzo di milioni di giovani vite.

Hitler e MussoliniGuerra al fascismo. Ma già il fascismo era in marcia in Europa. Il primo segnale di questa aggressività nei confronti degli altri stati fu il bombardamento e la conquista italiana dell'Etiopia nel 1935. Hitler era allora al potere in Germania, e presto avrebbe annesso l'Austria.
Hitler e Mussolini insieme permisero a Franco di prendere il potere in Spagna, poi i Nazisti marciarono sulla Cecoslovacchia nel 1938, invasero la Polonia nel settembre 1939, ed era cominciata la seconda guerra mondiale.
A questo punto l'idea della guerra giusta, la guerra buona, ricevette il suo più potente sostegno.
Niente sarebbe stato più giustificabile di una guerra contro il fascismo, che stava implacabilmente annientando il dissenso in patria, e invadendo altri paesi, mentre proclamava teorie di supremazia razziale e promuoveva uno spirito di arroganza nazionalistica.

La mia esperienza. Vorrei dirvi qualcosa di me, perchè io sono cresciuto negli anni '30, e vorrei dirvi come la mia personale idea di guerra sia cambiata negli anni.
Da ragazzo, negli Stati Uniti, leggevo racconti di avventura sulla prima guerra mondiale che era rappresentata come una storia di eroismo militare e di cameratismo. Era una guerra pulita e gloriosa, senza morte o sofferenza. Questa visione romantica svanì completamente quando, a diciott'anni, lessi il libro di uno sceneggiatore di Hollywood che si chiama Dalton Trumbo. Anni dopo sarebbe stato imprigionato per aver rifiutato di parlare delle sue affiliazioni politiche davanti a una commisione del Congresso.
Il libro di Trumbo si intitola "E Johnny prese il fucile".
Scritto alcuni anni dopo la Prima Guerra Mondiale, questo è forse il più sconvolgente racconto contro la guerra che sia mai stato scritto.

L'infermera di JonnhyE Johnny prese il fucile. Johnny è un soldato americano devastato dalla guerra, senza più braccia, gambe, cieco e muto. E' un tronco d'uomo muto e pensante in un letto di ospedale, che trova il modo per comunicare con una gentile infermiera.
Quando una delegazione di ufficiali in visita va ad appuntargli una medaglia sul petto, egli batte un messaggio. Dice: ”Portatemi nei luoghi di lavoro, nelle scuole, mostratemi ai bambini e agli studenti del college, fate vedere loro che cos'è la guerra. Portatemi dove ci sono i parlamenti e i congressi e le riunioni degli statisti. Voglio essere lì quando parlano di onore e giustizia e di rendere il mondo un posto sicuro per la democrazia”.
Per Johnny la retorica dei politici che l'hanno mandato in guerra - il linguaggio della libertà, della democrazia, del patriottismo - è il culmine dell'ipocrisia.
Quel romanzo, E Johnny prese il fucile, ebbe su di me un effetto devastante. Mi lasciò con un profondo disgusto della guerra.
Ero d'accordo con il giudizio del biografo romano Plutarco, che diceva: ”I poveri vanno in guerra a combattere e morire per le delizie, le ricchezze e il superfluo degli altri”.
Ero d'accordo con il leader socialista Eugene Debs, che disse nel 1917 ad una folla di americani: ”Le guerre lungo tutto l'arco della storia sono state condotte per la conquista e il saccheggio. La classe dominante ha sempre dichiarato le guerre, il popolo ha sempre combattuto le battaglie”.

Volonario in aviazione.
E tuttavia, all'inizio del 1943, mi arruolai volontario nell'aviazione. I bombardamenti erano quotidiani, giorno e notte, in Europa. Io volevo dare il mio contributo alla sconfitta del fascismo. Sì, avevo imparato ad odiare la guerra. Ma questa guerra, pensavo, non era per il profitto o per l'impero, era una guerra di popolo, una guerra conto l'indicibile brutalità del fascismo.
Entrai a far parte dell'equipaggio di un B-17, un bombardiere pesante che volava dalla Gran Bretagna al Continente.
Sganciai bombe su Berlino, su altre città in Germania, in Ungheria, in Cecoslovacchia, e anche su un piccolo villaggio della costa atlantica francese.
Non misi mai in discussione quello che facevo. Bisognava resistere al fascismo e sconfiggerlo.
Presi parte all'ultima missione di bombardamenti della guerra. Ricevetti la mia medaglia e le stellette, ed ero abbastanza orgoglioso di aver partecipato alla grande guerra per sconfiggere il fascismo. Non avevo dubbi. Quella, era una guerra giusta.
Eppure, quando alla fine impacchettai le mie cose e misi i registri di navigazione, le foto e altri ricordi in un raccoglitore, lo intitolai,
quasi senza pensarci, “Mai più”.
Non so ancora perché l'ho fatto, suppongo che stessi cominciando inconsciamente a fare quello che poi avrei fatto consapevolmente: mettere in discussione le motivazioni, la conduzione e le conseguenze di quella crociata contro il fascismo.
La mia repulsione per il fascismo non era in alcun modo diminuita, ma quella luminosa certezza che mi aveva spinto nell'aviazione come un entusiasta bombardiere era ora oscurata da molti pensieri.

Dubbi sulla guerra giusta.
Forse i dubbi cominciarono durante le mie missioni di bombardamento, nelle conversazioni con un aviatore di un altro equipaggio. Con mio grande stupore, egli parlava della guerra come di una “guerra imperialista”, combattuta da entrambe e parti per il potere nazionale.
La Gran Bretagna e gli Stati Uniti si opponevano al fascismo solo perché minacciava il loro controllo sulle risorse e sulla gente. Si, Hitler era un dittatore, aveva invaso altri Paesi.
Ma che dire dell'impero britannico e della sua lunga storia di guerre contro i popoli nativi, per sottometterli a beneficio del profitto e della gloria dell'impero?
E l'Unione Sovietica, non era anche quella una dittatura brutale, preoccupata non per la sorte delle classi operaie di tutto il mondo ma per il proprio potere?
E che dire del mio paese, con le sue ambizioni imperiali in America Latina e in Asia?
Gli Stati Uniti non erano entrati in guerra quando i giapponesi commettevano atrocità in Cina, ma solo quando il Giappone ha attaccato Pearl Harbor, una colonia americana.
 
Hiroschima, 6 agosto 1945Hiroshima: la svolta. Quando finì la guerra in Europa, il mio equipaggio tornò negli Stati Uniti sullo stesso aereo che usavamo per bombardare.
Ci diedero trenta giorni di permesso, e poi avremo dovuto andare nel Pacifico in missione contro i Giapponesi. Io e mia moglie ci eravamo sposati prima che io attraversassi l'oceano. Decidemmo di passare un po' di tempo in campagna, prima che io andassi nel Pacifico.
Mentre andavamo alla stazione degli autobus passammo avanti a un chiosco di giornali. Era il sette di agosto 1945. C'era un titolo enorme: “Sganciata una bomba atomica su Hiroshima. La città distrutta”. Non avevo idea di cosa fosse una bomba atomica, ma mi ricordo la sensazione che provai, una sensazione di sollievo: la guerra sarebbe presto finita. Non sarei dovuto andare nel Pacifico.
Poco dopo la fine della guerra, accade qualcosa d importante che mi face cambiare idea su Hiroshima, e anche ripensare l'idea che quella in cui eravamo stati coinvolti fosse una guerra giusta. Lessi il resoconto di un giornalista, John Hersey, che andò ad Hiroshima poco dopo il bombardamento e parlò con i sopravvissuti.
Lessi le loro storie, e per la prima volta realizzai quali fossero le conseguenze, in termini di esseri umani, causate da un bombardamento.

Il nemico è anche un bambino? Per la prima volta mi resi conto che non avevo idea di quello che facevo agli esseri umani quando sganciavo bombe sulle città in Europa.
Quando sganci delle bombe da un'altezza di otto chilometri non vedi quel che accade sotto. Non senti urla, non vedi sangue. Non vedi i bambini fatti a pezzi dalle esplosioni delle tue bombe.
Cominciai a capire come, in tempo di guerra, le atrocità vengano commesse dalla gente comune, che non vedono le loro vittime come esseri umani, li vedono soltanto come “il nemico”, anche se il nemico ha cinque anni.
Poi cominciai a pensare ai bombardamenti della popolazione civile da parte degli alleati durante tutta la guerra. Rimanemmo sconvolti quando gli italiani bombardarono Addis Abeba, i tedeschi Conventry, Rotterdam e Londra.
Ma quando i leader alleati  si incontrarono a Casablanca all'inizio del 1943, decisero massicci attacchi aerei per minare il morale del popolo tedesco.
Winston Churchill e i suoi consiglieri, con il beneplacito del'alto comando americano, stabilirono che bombardare i quartieri della classe operaia in Germania avrebbe raggiunto lo scopo.
E così cominciarono i bombardamenti di Francoforte, Amburgo, Colonia, che uccisero decine di migliaia di persone in ciascuna città.
La città tedesca di Dresda fu bombardata per un giorno e una notte dagli aereoplani inglesi e americani. E quando l'intenso calore generato dalle bombe creò un vuoto d'aria, una gigantesca tempesta di fuoco spazzò via la città, che all'epoca era piena di rifugiati.
Furono uccise decine di migliaia di persone, forse cinquantamila, o forse centomila. Nessuno sa esattamente quante.

Howard Zinn (foto Mario Trani/PeaceReporter)Salti logici. Gradualmente sono giunto ad alcune conclusioni sulla guerra, qualsiasi guerra, anche la cosiddetta “guerra buona”, una “guerra giusta” per sconfiggere il fascismo.
Ho deciso che la guerra corrompe chiunque vi prenda parte, che avvelena le menti e gli animi della gente su tutti i fronti.
Ho realizzato che esiste un meccanismo per cui io a altri siamo diventati gli assassini di gente innocente.
All'inizio della guerra si fa una scelta: che la tua parte è buona e l'altra parte è cattiva. Una volta che hai fatto questa scelta, non hai più bisogno di pensare: qualsiasi cosa tu faccia, non importa quanto orribile sia, è accettabile.
Ho anche capito che l'idea di una guerra giusta si basa su salti logici. Uno di questi è che, se l'altra parte è cattiva- come il fascismo sicuramente era- allora la tua parte deve essere buona.
Un altro è un salto logico che avviene inconsciamente, ma che va esaminato.
Il salto è questo: una causa può indubbiamente essere giusta- un paese è stato invaso, un tiranno ha preso il potere – ma poi l'idea di una causa giusta sfuma quasi impercettibilmente nell'idea di guerra giusta. In altre parole, una causa può essere giusta, può essersi verificata un'ingiustizia, ma questo non significa che l'uso della guerra per porre rimedio a questa ingiustizia sia esso stesso giusto.
E' ora di considerare un'idea che non fa parte del pensiero convenzionale sulle relazioni internazionali: che se ci sono ingiustizie nel mondo, qualunque esse siano, dobbiamo cercare una modo per porvi rimedio senza guerra.

La guerra sconfigge davvero i suoi nemici? Nella seconda guerra mondiale, il simbolo della guerra giusta, la gioia per la sconfitta della Germania dell'Italia e del Giappone fu grande. Ho un  vivido ricordo dell'8 maggio 1945. Avevamo ragione a festeggiare. Hitler era morto, la macchina militare giapponese distrutta, Mussolini era stato appeso in piazzale Loreto.
Ma nel mondo dopo la guerra il fascismo era stato davvero sconfitto? O le componenti del fascismo, come il razzismo e il totalitarismo, erano ancora vive in tutto il mondo?
Il militarismo era stato sconfitto? No. Ora c'erano due superpotenze, armate di migliaia di ordigni nucleari che, se usati, avrebbero fatto sembrare l'Olocausto di Hitler una cosa insignificante.
E dopo cinquanta milioni di morti nella seconda guerra mondiale, era questa la fine della guerra? No, le guerre sono continuate nei decenni successivi, e in queste guerre sono morte decine di milioni di persone...

Ho capito che la guerra, anche una guerra vittoriosa contro un nemico cattivo, come nel caso della guerra contro il fascismo, è come una droga, che dà uno slancio di euforia. Ma quando svanisce hai bisogno di un'altra guerra.
Sì, la guerra è una dipendenza che dobbiamo decidere di spezzare, per la salvezza dei bambini del mondo.

La migliore di tutte le guerre: sbagliata. Ho parlato della seconda guerra mondiale perchè è il classico esempio della guerra giusta, la guerra buona, la guerra umanitaria. Insisto a parlarne anche perchè i suoi elementi di immoralità non sono stati esaminati.
E se, esaminandola, ci poniamo domande imbarazzanti anche su questa guerra che è “la migliore di tutte”, che cose possiamo dire per giustificare qualsiasi altra guerra?  

Howard Zinn e Gino Strada (foto Mario Trani/PeaceReporter)L'informazione è per la pace.
Torniamo ad Einstein, che diceva che “Le guerre finiranno quando gli uomini si rifiuteranno di combattere”.  Questo sta cominciando ad accadere in Iraq. Migliaia di soldati hanno disertato. Alcuni hanno parlato pubblicamente contro la guerra. Il Pentagono riferisce di avere problemi a reclutare nuovi soldati. Le famiglie dei soldati- alcuni di loro hanno perso un figlio o una figlia- cominciano a criticare la guerra.
Due anni fa, solo il 20 percento del pubblico disapprovava la guerra in Iraq. La scorsa settimana, il 60 percento degli intervistati ha dichiarato di non credere nella guerra. Abbiamo imparato dalla storia che la gente può cambiare drasticamente opinione quando entra in possesso di nuove informazioni. All'inizio della guerra in Vietnam, il 60 percento del popolo americano sosteneva la guerra. Pochi anni dopo, il 60 percento si opponeva alla guerra. La ragione di questo cambiamento sta nel graduale emergere della verità.

Che fare? Tutto questo suggerisce che cosa dobbiamo fare se vogliamo sbarazzarci della guerra, non di questa in particloare, ma della guerra in generale. Dobbiamo, tutti noi, diffondere le informazioni. Dobbiamo indagare le motivazioni dei nostri leader politici, sottolineare i loro legami con il potere delle corporation, mostrare come si traggono enormi profitti dal dolore e dalla sofferenza.
Dobbiamo insegnare la storia, perchè quando guardiamo alla storia delle guerre vediamo come la guerra corrompa chiunque vi sia coinvolto.
Dobbiamo sottolineare lo spreco delle ricchezze mondiali nella guerra e nel militarismo, mentre un miliardo di persone al mondo non ha accesso all'acqua pulita, e cento milioni di persone soffrono di Aids e altre malattie mortali.
Dobbiamo farci portatori della visione di un mondo diverso, in cui i confini nazionali siano cancellati, in cui siamo davvero un'unica famiglia umana. Un mondo in cui trattiamo i bambini di tutto il mondo come fossero in nostri bambini, e questo significa non fare più la guerra.

La nostra parte. Forse, per porre fine alla guerra, servirà una combinazione di fattori. Diventerà intollerabile per la gente e impraticabile per l'establishment. E il fattore cruciale che lo renderà impraticabile sarà il fatto che, come è accaduto per l'Unione Sovietca in Afghanistan e per gli Stati Uniti in Vietnam, i cittadini delle nazioni che fanno la guerra non tollereranno  la morte dei loro giovani e il furto delle loro ricchezze nazionali. C'è ancora tempo per rendere questo ventunesimo secolo diverso da quello che l'ha preceduto. Ma tutti dobbiamo fare la nostra parte.
 
 
Howard Zinn
Categoria: Guerra, Politica, Storia
Luogo: gli articoli
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