27/06/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Il racconto di chi vive ogni giorno con e per i bambini di strada
scritto per noi da
Tia Roby*
 
Menino de rua, BrasileAlle volte mi sembra proprio impossibile. Per quanto che io sia abituata ad ascoltare e affrontare le storie di droga, di violenza, di abbandono, sopportate della maggior parte di questi ragazzi, in alcuni casi faccio ancora molta fatica a credere che si tratti della realtà, della quotidianità.
 
Non è un film. Spesso stento a credere che questi giovani, che io amo e considero semplici ragazzi carenti d’affetto, possano aver fatto certe cose. Intendiamoci, non é che questo pensiero mi faccia paura e mi allontani da loro. Non provo meno amore per loro. È che sento quanta ingiustizia viva fra questa gente. Se solo ci fosse stato qualcuno al momento giusto, quando ancora si era in tempo, ad amarli e orientarli come ora tentiamo di far noi, mai sarebbero arrivati a fare quello che invece fanno. Quasi ogni giorno.
 
Una per tutti: la storia di X. E' uno dei ragazzi del centro, che conosco ormai da un anno. Fin da subito abbiamo instaurato un rapporto molto profondo, anche se spesso conflittuale. È dolcissimo e sensibile. Ha 18 anni e ancora si succhia il dito, come i piccini. Senza nessuna vergogna, infatti, ammette che si sente solo e che ha tanto bisogno di amore. Ma spesso fa un sacco di stupidaggini. Spesso, troppo spesso, si lascia coinvolgere da altri e ogni volta inizia un nuovo dramma.
 
Favela brasilianaMenino de rua. È una vita complessa da spiegare in poche parole ma tentiamo di capire.
Nasce a Rio, da qualche parte della grande favela di Rio. Il padre e la madre lo adorano. Lui però ha un carattere ribelle (come si dice qui), capriccioso, e a 15 anni si fa coinvolgere nel narcotraffico. Ma fin qui, purtroppo, è storia comune, la triste vicenda che appartiene a moltissimi ragazzi brasiliani!
Cosa c’è di diverso in questo giovane dal viso di bambino? Cosa nascondono i suoi grandi occhi? Lui, che mi abbraccia e, come a cercare garanzie della mia presenza in futuro, mi chiede se voglio sposarlo, nonostante io continui a rassicurarlo sul mio amore di mamma, un sentimento che dura per sempre e che non cambia mai.
Proprio lui, col dito in bocca come i bambini, con tutta la naturalità di questo mondo quasi stesse parlando di un’altra persona, mi racconta che quando stava in strada si vendeva agli omosessuali. “Ma non sono un viado”, tende a precisare, “non mi prestavo passivamente, quindi non lo sono. Era per soldi, niente più”.
Poi, guardandomi dritta in faccia, senza mutare il tono della voce, mi confessa che durante il periodo in cui ‘lavorava’ nel traffico di droga ha ucciso 4 uomini e una donna. “Ma non l’ho fatto da solo. Eravamo tutti assieme”. Il branco, la banda di meninos de rua, una delle tante. Aveva 15 anni all’epoca. La ragazza uccisa 19. “E’ stata ammazzata perché faceva la spia alla polizia”, mi dice. Poi con la solita tranquillità aggiunge: “Tutti l’abbiamo violentata, sia prima di ucciderla sia... dopo, dopo averle sparato in testa. Sì, quando lei era già morta. Alcuni hanno fatto un sacco di cose con il suo corpo. Anch’io, però. Io le ho tagliato le dita e la lingua. Perché ci sono delle leggi da rispettare per vivere in strada”. Sì, le leggi del traffico di droga: non indicare nessuno e non parlare con nessuno di quello che si vede. Altrimenti…
Vita nelle favela
Oltre l'apparenza.
Io lo guardo. Intensamente. E continuo a vederlo come uno dei ragazzi a cui tengo di più, a cui mi sento più legata. Gli chiedo come si sente quando ripensa a quel periodo. Ma non risponde. Sembra, ripeto, che stia raccontando la storia di qualcun altro. Sembra non provare emozioni. Appare freddo. Sarà un modo, forse l’unico, per sopravvivere a tutto questo?
 
Cronaca dall'inferno. “Sono sicura che se non fossi stato solo non avresti fatto nulla di tutto questo”, gli dico. E’ l´istinto del branco. “Devi imparare a porti dei limiti morali, a metterti nei panni altrui”, aggiungo. Parliamo tanto. Ho un nodo alla gola, che cresce. “È la mancanza di amore, è tutta colpa della mancanza di amore”, mi ripeto.
Questi fatti sembrano compiuti da un mostro, da un pervertito. Ma è proprio qui che sta il peggio: la cosa più triste é che si tratta di un ragazzo come tanti, al quale sarebbe bastato poco, molto poco per evitare una vita all’inferno.

Categoria: Bambini
Luogo: Brasile