stampa
invia
“Ritengo che tutto questo sia stato causato da un fallimento totale del Ministero della difesa”. Sir William Gage è il giudice a capo della Commissione d’inchesta sulla morte di Baha Mousa, il portiere d’albergo iracheno catturato il 14 settembre 2003 a Basra, in Iraq, dal primo Battaglione del Queen’s Lancashire Regiment. Così scrive così al termine del rapporto di chiusura delle indagini, pubblicato dopo un anno di lavoro. Per l’esercito inglese quello di oggi è un giovedì nero, con la condanna senza appello lanciata delle 1.400 pagine del rapporto.
Baha Mousa è morto nelle carceri inglesi, per “mancanza di acqua e cibo, calore, paura, hooding (una tortura per cui il detenuto viene lasciato per ore totalmente incappucciato, ndr) e la permenenza a lungo in posizioni inumane”. Metodi che fanno parte delle “5 tecniche”, dei metodi di tortura banditi dall’esercito inglese nel 1972.
Nel rapporto Sir William Gage non si limita a condannare il caporale Donald Payne, già nel 2007 dalla Corte militare britannica. Il giudice Gage scala tutti i gradini dell’esercito inglese, dal cappellano, padre Peter Madden, fino al Colonnello Jorge Mendoca, l’uomo al vertice del reggimento, e denuncia la mancanza di direttive precise dal ministero della Difesa inglese. L’attuale ministro Liam Fox ha reagito dicendo che il governo britannico non ha scuse e può solo ammettere la sua colpevolezza.
Parole chiave: baha mousa, inchiesta, donald payne, iraq