08/09/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Pubblicato oggi il report della Commissione d'inchiesta sulla morte del giovane portiere d'albergo iracheno, morto nel carcere inglese di Basra, Iraq, otto anni fa

“Ritengo che tutto questo sia stato causato da un fallimento totale del Ministero della difesa”. Sir William Gage è il giudice a capo della Commissione d’inchesta sulla morte di Baha Mousa, il portiere d’albergo iracheno catturato il 14 settembre 2003 a Basra, in Iraq, dal primo Battaglione del Queen’s Lancashire Regiment. Così scrive così al termine del rapporto di chiusura delle indagini, pubblicato dopo un anno di lavoro. Per l’esercito inglese quello di oggi è un giovedì nero, con la condanna senza appello lanciata delle 1.400 pagine del rapporto.

Baha Mousa è morto nelle carceri inglesi, per “mancanza di acqua e cibo, calore, paura, hooding (una tortura per cui il detenuto viene lasciato per ore totalmente incappucciato, ndr) e la permenenza a lungo in posizioni inumane”. Metodi che fanno parte delle “5 tecniche”, dei metodi di tortura banditi dall’esercito inglese nel 1972.

Nel rapporto Sir William Gage non si limita a condannare il caporale Donald Payne, già nel 2007 dalla Corte militare britannica. Il giudice Gage scala tutti i gradini dell’esercito inglese, dal cappellano, padre Peter Madden, fino al Colonnello Jorge Mendoca, l’uomo al vertice del reggimento, e denuncia la mancanza di direttive precise dal ministero della Difesa inglese. L’attuale ministro Liam Fox ha reagito dicendo che il governo britannico non ha scuse e può solo ammettere la sua colpevolezza.