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Ridurre l'insicurezza che attanaglia le città venezuelane e debellare la presenza di armi da fuoco per le strade del Paese. Questo lo scopo principale del "Proyecto de Ley para el Desarme y Control de Armas y Municiones" messo in piedi dalle autorità di Caracas che vogliono cambiare la cultura del possesso di armi, purtroppo molto in voga nel Paese.
Il responsabile del progetto, Freddy Bernal, ha fatto sapere che nei prossimi mesi tutti i settori della società venezuelana verranno chiamati in causa per partecipare ala lotta per frenare le violenze. Un'esperienza, quella della lotta alla violenza e per il disarmo, che dovrà essere condivisa da ogni cittadino venezuelano.
Nel frattempo, il viceministro per la Seguridad Publica y Politica Interior, Edewin Rojas, ha fatto sapere che entro breve quasi 41mila armi, sequestrate nel Paese da inizio anno. A queste dovranno essere aggiunte le oltre 65mila armi che lo scorso 13 maggio sono state distrutte e convertite in tondini per cemento armato destinati alla costruzione delle unità abitative del progetto Gran Mision Vivienda Venezuela.
In ogni caso il progetto, ambizioso, potrà essere testato in alcune aree del Paese, dove popolazione e istituzioni lavoreranno insieme per arrivare a garantire il maggior disarmo possibile. Sulla consegna volontaria di armi da fuoco da parte dei cittadini, infatti, l'amministrazione venezuelana conta molto. E nel caso la popolazione non rispondesse in modo soddisfacente alle richieste del progetto, allora lo Stato potrebbe decidere di intervenire in maniera coercitiva. "Certo - dice Pablo Fernadez, segretario tecnico della commissione presidenziale sul progetto - abbiamo anche già dimostrato che questo progetto può funzionare. Ma può anche migliorare. Così come possono migliorare i rapporti con le comunità locali".
Ed è allo studio delle autorità politiche del Paese anche un progetto che prevede lezioni nelle scuole che promuovano i valori della pace e della convivenza. "Siamo un Paese in transizione verso un nuovo modello di socialismo, ma abbiamo ancora a che fare con valori negativi, la cultura del consumismo, l'individualismo, la violenza. Dobbiamo combattere l'eredità negativa lasciata dal capitalismo e batterci per difendere le conquiste degli ultimi 12 anni in campi come la salute e l'educazione" continua Fernandez che si dice anche convinto che il progetto avrà sicuramente successo.
Successo che deriverà, oltre che dalla partecipazione popolare, anche grazie alla ricerca scientifica, alle campagne di comunicazione e attraverso una legislazione corretta. Inoltre, ha ricordato Fernandez, che sarà utile viaggiare in altri Paesi del Sudamerica, come ad esempio il Brasile, per scambiare esperienze e confrontare i programmi di disarmo.
"Lo sviluppo di una nazione passa soprattutto dalla cultura di pace e dall'educazione che uno Stato riesce a dare ai suoi figli" dicono alcuni rappresentanti delle associazioni per i diritti umani in Venezuela.
Alessandro Grandi