12/07/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Ce l’avevano quasi fatta
Dal nostro inviato
Pablo Trincia
 
Cap AnamurErano arrivati a poche centinaia di metri da Porto Empedocle, dopo essere entrati in acque territoriali italiane sfidando leggi, burocrazie e diplomazie. Avevano costretto l’equipaggio della nave e il capitano ad entrare, infischiandosi del divieto imposto dalle autorità italiane e minacciando di tuffarsi in mare. E invece, per l’ennesima volta, al calar del tramonto, i naufraghi della nave umanitaria tedesca Cap Anamur hanno capito che la loro odissea non era ancora finita.
 
La giornata di ieri era cominciata in modo burrascoso. Dopo aver mostrato in svariate occasioni segni di insofferenza e logoramento psicologico, i naufraghi africani salvati dall’equipaggio di Elias Bierdel il 20 giugno scorso in pieno Mediterraneo non ce l’hanno più fatta. E sono scoppiati, minacciando che se non si fosse trovata una soluzione al più presto si sarebbero gettati in mare. C’era da capirli. Erano fuggiti da guerra e miseria, la morte dei familiari ancora negli occhi, un viaggio attraverso il Sahara e poi quello per il Mediterraneo a bordo di un canotto in panne. Poi, più di venti giorni di mare senza vedere la terra, senza sapere dove si trovavano, né dove sarebbero arrivati.
 
“Siamo costretti a sbarcare”, avevano annunciato ieri mattina Bierdel e il capitano della nave, Stephen Schmidt. “La situazione sta diventando insostenibile. Uno dei naufraghi ha avuto un raptus, voleva gettarsi in mare. Lo abbiamo trattenuto a stento, ora è imbottito di sedativi. Non riusciamo più a garantire la sicurezza dell’equipaggio”. Alle ore 12 la nave, che non aveva ancora ottenuto il permesso di entrare nelle nostre acque, oltrepassava il muro invisibile che attraversa le onde internazionali da quelle italiane. Sul molo di Porto Empedocle si sono appostate le volanti della polizia, dei carabinieri e della guardia di finanza. Con loro sono arrivate le telecamere, i taccuini, gli attivisti umanitari, qualche curioso. Tutti a scrutare la linea dell’orizzonte, interrotta da un puntino blu in avvicinamento. Dal porto è cominciato il viavai di motovedette della guardia costiera, dirette a tutta velocità verso la Cap Anamur. Ma dal Viminale nessuno ordine, nessuna indicazione. Nel primo pomeriggio, la nave era arrivata a poche centinaia di metri dall’ingresso del porto.
 
Ed è lì che si è fermata, bloccata dalle motovedette e da un’ordinanza del ministero dell’Interno che ne aveva proibito l’ingresso. “Non possiamo fermarci”, gridava agitato Elias Bierdel al telefono, “a bordo la situazione è ingestibile, se qualcuno si butta è la fine”.
 
Poi il caos. Sul porto e sulle agenzie è più volte girata la notizia che il ministro per l’Interno Pisanu aveva concesso alla nave il permesso di entrare per ragioni umanitarie. “Nessuno ci ha detto nulla”, continuavano a ribadire dalla nave, svelando quella incomunicabilità tra equipaggio e autorità che è alla base di questa vicenda.
 
Quando la nave ha cominciato a muoversi, tutti hanno pensato che stesse effettivamente entrando. Invece ha girato la prua verso il mare aperto, indietreggiando di quale centinaio di metri, fino a un miglio dalla costa. Ordine del nostro governo.
 
Nel tardo pomeriggio è arrivata una barca con a bordo il comboniano Padre Gaspare, che aveva passato due giorni a bordo con i naufraghi. Il missionario era stravolto e soprattutto sconvolto. “A bordo tira una brutta aria” – aveva dichiarato al questore con insistenza – qui bisogna intervenire immediatamente inviando uno psichiatra. Preghiera non ascoltata. L’unico a salire sulla Cap Anamur sarebbe stato l’avvocato del Consiglio Italiano per i Rifugiati, Giorgio Bisagna. “C’è gente disperata, sdraiata in terra e con le mani sugli occhi”, aveva continuato Padre Gaspare. “Non possiamo continuare a farli aspettare. E’ snervante”.
 
In serata la notizia: la decisione definitiva spetterà alla Germania, che dovrà accettare le richieste d’asilo dei naufraghi, inoltrate la sera di venerdì a Berlino. Accettandole, l’Italia potrebbe fare da ponte, assistendo i naufraghi nelle prime ore dello sbarco, per poi spedirli in Germania. L’arrivo del presidente del Cir, Christopher Hein, principale mediatore tra la Cap Anamur e le autorità italiane e tedesche, ha rincuorato chi aveva ormai perso le speranze: la nave dovrebbe sbarcare oggi stesso. Salvo imprevisti. 
Categoria: Profughi, Migranti
Luogo: Italia