Dopo una notte drammatica, alle
10.45 dalla nave tedesca parte un fax
verso la Capitaneria di Porto: "A bordo abbiamo una situazione di
emergenza. Non possiamo più stare qui fermi. Chiediamo che entro
mezzogiorno ci sia concessa l'autorizzazione allo sbarco, all'attracco
in porto".
Alle 11.30,
nessuna risposta è ancora arrivata dalle autorità portuali. Dalla radio di bordo,
sul canale 16, parte un messaggio in
codice "PAN PAN", il codice di emergenza di livello appena inferiore al
May-Day. Dalla Capitaneria rispondono di non aver ricevuto
nessun fax, e chiedono alla nave di rimandarlo.
Il fax riparte, e con il fax si accendono i motori. Sono le
11.55, e la situazione a bordo è sempre più drammatica. Alle 12.00, la
Cap Anamur si muove verso le acque territoriali italiane, facendo rotta
verso Porto Empedocle.
"Nella notte - racconta Mario Porqueddu del Corriere della Sera da bordo della
nave
- i profughi hanno dato in escandescenze. La
situazione si è fatta tesissima. Uno di loro ad un certo punto si è
tolto la maglietta di dosso, e correndo verso il parapetto ha
minacciato di gettarsi in mare. Poi ha avuto una crisi nervosa.
Talmente forte da andare in iperventilazione. Adesso è sedato,
sdraiato su una barella qui di fianco a me".
La nave è, alle 14.45, ferma a tre miglia
da Porto Empedocle, e il permesso di attracco sembra sia stato
revocato. "Ci hanno detto di gettare l'ancora e di stare alla fonda" -
ha detto Elias Bierdel, presidente della associazione
tedesca. "Ma il comandante della nave - continua Elias - non è
più in grado di garantire la sicurezza per la nave stessa, per
l'equipaggio, e per i profughi. Sta a lui decidere se arrivare fino al
porto. E in questa situazione di emergenza, nessuno può
impedirglielo".
Nel frattempo, da Porto
Empedocle sono partiti alcuni motoscafi della Guardia di Finanza, che
si sono diretti a sirene spiegate verso la Cap Anamur. E dal Centro di
Permanenza Temporanea (Cpt) di Agrigento, soprannominato "il lager",
sarebbero partite alcune ambulanze per recuperare i profughi.
Questo probabilmente significherebbe, per i trentasette
naufraghi, la detenzione e la successiva espulsione dal
paese. Certamente significherebbe passare da una "detenzione"
ad un'altra detenzione senza virgolette.
A
Porto Empedocle attendono la nave gli avvocati del Cir e
personale delle
associazioni Emergency e Medici senza Frontiere, che si stanno
mobilitando contro il trasferimento dei trentasette profughi nel
Cpt.
Passano le ore e la nave rimane alla
fonda. Le autorità italiane dichiarano che non concederanno il permesso
di sbarco fino a quando non sarà chiarita la volontà della
Germania, cui i trentasette hanno presentato richiesta d'asilo, di
accogliere i profughi. E la procura di Agrigento ha aperto un
fascicolo contro ignoti che ipotizza il reato di immigrazione
clandestina in base alla legge Bossi-Fini.
Nel frattempo Gaspare Spadavecchia, padre comboniano che
è sbarcato oggi dalla Cap Anamur per riferire all'Arcivescovo
sulla situazione, racconta che i profughi stanno "crollando
psicologicamente". Un altro padre comboniano rimane a
bordo.
La Cap Anamur si prepara ad un'altra
notte in mare. E le luci di Porto Empedocle sembrano sempre
più lontane.