11/07/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



La Cap Anamur si prepara ad un'altra notte in mare
Cap AnamurDopo una notte drammatica, alle 10.45 dalla nave tedesca parte un fax verso la Capitaneria di Porto: "A bordo abbiamo una situazione di emergenza. Non possiamo più stare qui fermi. Chiediamo che entro mezzogiorno ci sia concessa l'autorizzazione allo sbarco, all'attracco in porto".
 
Alle 11.30, nessuna risposta è ancora arrivata dalle autorità portuali. Dalla radio di bordo, sul canale 16, parte un messaggio in codice "PAN PAN", il codice di emergenza di livello appena inferiore al May-Day. Dalla Capitaneria rispondono di non aver ricevuto nessun fax, e chiedono alla nave di rimandarlo.
 
Il fax riparte, e con il fax si accendono i motori. Sono le 11.55, e la situazione a bordo è sempre più drammatica. Alle 12.00, la Cap Anamur si muove verso le acque territoriali italiane, facendo rotta verso Porto Empedocle.
 
"Nella notte - racconta Mario Porqueddu del Corriere della Sera da bordo della nave - i profughi hanno dato in escandescenze. La situazione si è fatta tesissima. Uno di loro ad un certo punto si è tolto la maglietta di dosso, e correndo verso il parapetto ha minacciato di gettarsi in mare. Poi ha avuto una crisi nervosa. Talmente forte da andare in iperventilazione. Adesso è sedato, sdraiato su una barella qui di fianco a me".
 
La nave è, alle 14.45, ferma a tre miglia da Porto Empedocle, e il permesso di attracco sembra sia stato revocato. "Ci hanno detto di gettare l'ancora e di stare alla fonda" - ha detto Elias Bierdel, presidente della associazione tedesca. "Ma il comandante della nave - continua Elias - non è più in grado di garantire la sicurezza per la nave stessa, per l'equipaggio, e per i profughi. Sta a lui decidere se arrivare fino al porto. E in questa situazione di emergenza, nessuno può impedirglielo".
 
Nel frattempo, da Porto Empedocle sono partiti alcuni motoscafi della Guardia di Finanza, che si sono diretti a sirene spiegate verso la Cap Anamur. E dal Centro di Permanenza Temporanea (Cpt) di Agrigento, soprannominato "il lager", sarebbero partite alcune ambulanze per recuperare i profughi. Questo probabilmente significherebbe, per i trentasette naufraghi, la detenzione e la successiva espulsione dal paese. Certamente significherebbe passare da una "detenzione" ad un'altra detenzione senza virgolette.
 
A Porto Empedocle attendono la nave gli avvocati del Cir e personale delle associazioni Emergency e Medici senza Frontiere, che si stanno mobilitando contro il trasferimento dei trentasette profughi nel Cpt.
 
Passano le ore e la nave rimane alla fonda. Le autorità italiane dichiarano che non concederanno il permesso di sbarco fino a quando non sarà chiarita la volontà della Germania, cui i trentasette hanno presentato richiesta d'asilo, di accogliere i profughi. E la procura di Agrigento ha aperto un fascicolo contro ignoti che ipotizza il reato di immigrazione clandestina in base alla legge Bossi-Fini.
 
Nel frattempo Gaspare Spadavecchia, padre comboniano che è sbarcato oggi dalla Cap Anamur per riferire all'Arcivescovo sulla situazione, racconta che i profughi stanno "crollando psicologicamente". Un altro padre comboniano rimane a bordo.
 
La Cap Anamur si prepara ad un'altra notte in mare. E le luci di Porto Empedocle sembrano sempre più lontane.
Categoria: Profughi, Migranti
Luogo: Italia