09/07/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Malta si tira indietro dal pasticcio diplomatico e in Italia continuano gli appelli
Cap AnamurMalta non ha nulla a che vedere con la vicenda della Cap Anamur e dei suoi immigrati clandestini. E’ lapidario il commento del governo maltese, che ha inviato ieri un comunicato stampa attraverso il suo ministero di Giustizia e dell’Interno, nel quale prende le distanze dalla nave umanitaria tedesca e dai suoi 37 clandestini di origine africana.
 
Una posizione che complica ulteriormente il groviglio burocratico europeo in cui si trova la Cap Anamur, immobile tra le onde di nessuno a 15 miglia dalle coste italiane. Dopo il lungo ‘no’ dell’Italia all’ingresso della nave a Porto Empedocle e il passo indietro della Germania, è la piccola isola mediterranea, fresca di Europa, a chiudere le porte in faccia ai naufraghi che ormai venti giorni fa lasciarono la Libia su un canotto.
 
”La nave in questione non ha mai richiesto l’assistenza delle autorità maltesi e non le ha mai informate della presenza a bordo di immigrati clandestini (sic) o di naufraghi salvati mentre si trovavano in alto mare”, esordiscono dai palazzi governativi di La Valletta. “Se – cosa ancora da verificare – la nave si fosse trovata nei pressi delle coste libiche, le leggi internazionali specificano che il capitano avrebbe dovuto portare gli immigrati in un porto della Libia. Non ci si aspetti dunque che il governo maltese si prenda le responsabilità di questi immigrati clandestini, soprattutto a diversi giorni di distanza dal loro salvataggio. Infine – conclude secco il comunicato – non c’è nulla che possa provare esattamente dove siano stati trovati questi immigranti. Quello che invece sembra certo è che si trovavano a bordo della nave quando quest’ultima è arrivata al largo delle coste siciliane”.
 
La patata bollente torna dunque dove era arrivata otto giorni fa, tra il tredicesimo meridiano e il trentasettesimo parallelo, dove si trova ancora la Cap Anamur. L’atteggiamento di Malta, che definisce ‘immigrati clandestini’ i 37 naufraghi, di fatto considerandoli fuori legge, è chiaro e inequivocabile. In Italia l’opinione sembra condivisa dal sottosegretario agli Interni Antonio d’Alì, secondo il quale i 37 africani a bordo della Cap Anamur non possono sbarcare sul territorio italiano perché hanno perso lo status di naufraghi, in base alle leggi che regolano il diritto internazionale.
 
La posizione di Malta non chiarisce tuttavia un nodo importante su cui non si è ancora fatto luce. Resta infatti da capire se la Cap Anamur, che a Malta era stata per alcune riparazioni prima del ritrovamento dei naufraghi, ci sia successivamente passata con loro già a bordo mentre scortava una imbarcazione in panne di somali. Se così fosse, l’equipaggio dell’organizzazione tedesca avrebbe dovuto chiedere alle autorità maltesi – e non a quelle italiane - il permesso di far sbarcare i naufraghi. Ma a Malta – si sa – chiunque tocchi terra senza documenti o permesso si ritrova le manette ai polsi.
 
Nel frattempo, nella bonaccia politica e burocratica che da giorni alimenta dichiarazioni e polemiche, qualcosa sembra muoversi dal governo italiano in direzione della Cap Anamur. Ieri pomeriggio, a Montecitorio, il ministro per gli Italiani nel Mondo, Mirko Tremaglia, ha lanciato un appello affinché i 37 profughi vengano fatti sbarcare in nome di un’emergenza umanitaria alla quale l’Italia deve far fronte. Tremaglia ha tuttavia sottolineato che non scatterebbe automaticamente la questione dell’asilo politico, pur restando l’emergenza una priorità. Ieri sulla nave la relativa calma che durava da una settimana si è rotta per qualche ora a causa di un’incomprensione tra il presidente della Cap Anamur Elias Bierdel e il medico della Cgil, Francesco Ingrillì. Quest’ultimo, salito mercoledì a bordo della nave, aveva infatti riscontrato in uno dei naufraghi visitati i sintomi di un risentimento appendicolare. La notizia è pervenuta a Bierdel solo nella tarda serata dello stesso giorno, quando la delegazione di giornalisti e operatori umanitari aveva già lasciato la nave. Il comunicato stampa della Cgil, che parlava di un caso di emergenza sanitaria aveva irritato l’equipaggio della Cap Anamur, che si è subito accertato delle condizioni del naufrago, il quale ha detto di star bene e chiesto di non lasciare la nave. Nel pomeriggio Bierdel, attraverso il suo avvocato, Filippini - La Rosa, ha fatto sapere di avere pronto un piano di evacuazione accordato con Emergency, nel caso in cui uno dei naufraghi avesse un malore improvviso.
 
Nel frattempo, i 37 africani - solo alcuni dei quali sarebbero sudanesi del Darfur - continuano ad attendere a poche miglia da un’Europa che non li vuole. Chi è stato con loro racconta di pianti, di lunghi silenzi, di sguardi che ricordano gli orrori della guerra e della fame. La loro storia ha fatto mobilitare i comboniani che, per voce di padre Alex Zanotelli, si sono appellati all’Italia affinché si attivi per accogliere i naufraghi. Sono loro i rari superstiti delle onde di un Mediterraneo che – ricordano – sta diventando, anno dopo anno, la tomba d’Europa.
 
"Giornalmente decine di migranti sbarcano sulle nostre coste, perchè - si chiedono - 36 disperati fanno tanta paura al governo italiano, da rispondere con le navi della guardia costiera. L’ obbligo del soccorso, il diritto d’ asilo sono principi sacri del consorzio umano". "L’ Italia - affermano - pur avendolo inserito tra i principi fondamentali della Costituzione, è l’ unico paese tra gli Stati dell’ Unione Europea a non avere ancora una legge organica sul diritto d’ asilo, bloccata in commissione parlamentare per le ostilità contenute nella legge Bossi-Fini».
 
"Il mediterraneo - concludono i comboniani - diventato un immenso cimitero, non deve diventare il luogo di un immorale conflitto burocratico. Come missionari non possiamo accettare questa situazione e chiediamo all’ Unione Europea di recuperare il suo patrimonio di civiltà rilanciando la solidarietà internazionale ed il diritto dei più deboli".
 
Pablo Trincia
Categoria: Profughi, Migranti
Luogo: Italia