E’ stata secca la
decisione del Viminale, che ha decretato l’espulsione e il rimpatrio
coatto di tutti gli ospiti scomodi, meno uno, l’unico minorenne dei 37
che per oltre venti giorni hanno atteso a bordo della nave tedesca il
permesso – mai ottenuto – di entrare in Europa. Dopo alcune
indagini e le pratiche di identificazione, il ministro dell’Interno
Pisanu non ha avuto più dubbi sulla loro provenienza, tema su cui si è
dibattuto a lungo: “Sono tutti ghanesi e nigeriani – ha commentato
Pisanu – e non hanno alcun diritto al riconoscimento dello status di
profughi”. Eppure le notizie riportate da chi era salito a
bordo della nave per portare viveri o semplicemente assistenza
umanitaria non corrispondono ai risultati delle indagini condotte dalle
nostre autorità.
In principio, tutti i
naufraghi avevano dichiarato di provenire dal Darfur, nel Sudan
occidentale, dove dal febbraio 2003 si combatte una guerra che semina
l’orrore tra la popolazione civile. Questo avrebbe potuto
avvantaggiarli – almeno sulla carta – nella pratica di richiesta
d’asilo, che si ottiene più facilmente se si dimostra di venire da un
paese in conflitto. Alcuni operatori umanitari accorsi sulla Cap Anamur
avevano fatto una breve verifica, giungendo alla conclusione che solo
parte di loro provenisse effettivamente dal Sudan. Gli altri
- sostenevano - venivano da altre zone disastrate
dell’Africa occidentale, probabilmente Liberia e Sierra Leone.
Appena sbarcati a Porto Empedocle, il 13
luglio scorso, le autorità avevano subito fatto sapere che si trattava
di ghanesi e nigeriani, con una prontezza e una rapidità che destavano
qualche dubbio. Rinchiusi nel Centro di permanenza temporanea
di Agrigento e poi trasferiti in quello di Caltanissetta, sembrava
ormai chiaro che l’espulsione fosse solo una questione di giorni.
La Germania aveva respinto le
loro richieste di asilo e Malta, coinvolta in quanto primo paese
toccato dai naufraghi quando la Cap Anamur ha transitato per le acque
maltesi con loro a bordo, non ne voleva sapere. La
pronuncia della Consulta del 15 luglio scorso, che giudicava
incostituzionali due articoli della legge Bossi-Fini sull’espulsione
immediata degli immigrati clandestini, non bastava a trattenerli sul
nostro territorio. Il 20 luglio cinque naufraghi, da poco trasferiti al
Cpt romano di Ponte Galeria sono stati fatti salire su un aereo diretto
a Lagos. E ieri altri 25 sono stati fatti rimpatriare in
Ghana. Ma c’è un lato oscuro nella vicenda
di ieri mattina. Inizialmente i naufraghi espulsi erano stati
fatti salire a bordo dell’aereo della Ghana Airways, il cui decollo era
previsto per la mezzanotte tra mercoledì e giovedì. Tuttavia,
le proteste di alcuni tra i clandestini avrebbero innervosito
le forze dell’ordine e a bordo ci sarebbero stati dei
disordini. Sei persone sono state fatte scendere per
essere portate in una stanza dell’aeroporto. E un’attivista
della Rete Asilo di Palermo, Alessandra Sciurba, ha raccontato di
essere stata chiamata alle 4.00 della mattina da uno dei clandestini
che aveva avuto il cellulare mentre si trovava nel Cpt di Agrigento.
“Ci stanno maltrattando!”, aveva detto l’uomo alla Sciurba, che
racconta di aver sentito delle grida in sottofondo, prima che la
comunicazione fosse interrotta bruscamente. L’aereo è decollato solo
intorno alle 5 di mattina. Secondo le autorità, i quattro che
sono stati fatti scendere dall’aereo dovrebbero essere rimpatriati
entro breve. Se così fosse, dei 37 naufraghi della Cap Anamur ne
rimarrebbe solo uno, che avrebbe dichiarato di essere
nigeriano. La vicenda lascia con l’amaro in bocca
chi in Italia si era mobilitato e attivato affinché i naufraghi fossero
accolti come richiedenti asilo. Nei giorni in cui la nave tedesca
attendeva in alto mare erano stati innumerevoli gli appelli di membri
di organizzazioni umanitarie e della società civile, molti dei
quali si erano detti disposti ad offrire accoglienza ai
profughi. Ma con l'imminente partenza degli
ultimi protagonisti di questa sventura, anche le
ultime speranze sembrano aver preso il
volo.