Sono state due le imbarcazioni che hanno
raggiunto la Cap Anamur nel corso della giornata di ieri. La prima a
partire in tarda mattinata dal porto di
Sciacca è stata la “Piga”. A bordo c’erano Emilia Tornatore
di Emergency e un medico, raggiunti in seguito da Christopher Hein,
presidente del Consiglio Italiano per i Rifugiati (Cir).
Peacereporter ha trovato un’altra barca a Porto
Empedocle, dove sono saliti i giornalisti di Sky, Rai, La7, Ansa,
Manifesto, l’Unità e Repubblica. Anche loro hanno raggiunto la Cap
Anamur, nel primo pomeriggio. A bordo, il presidente
dell’organizzazione Elias Bierdel e l’equipaggio hanno organizzato una
conferenza stampa, per sottolineare ancora una volta la posizione
dell’organizzazione sulla questione.
“L’impressione che si ha alla vista di tutte le persone a
bordo – equipaggio e naufraghi – è che abbiano una grande forza
d’animo”, racconta Davide Camarrone, inviato della Rai. “Ma quello che
traspare da quegli sguardi è la sofferenza di chi ha perso tutto. I
naufraghi raccontano di aver lasciato tutto all’improvviso, chi il
lavoro, chi lo studio, chi la famiglia. Tutti soffrono di problemi
psichiatrici legati agli orrori che dicono di aver visto e al viaggio
estenuante fino al limite delle nostre acque territoriali. Sono sulla
nave da 18 giorni, dopo chissà quanti altri di fuga”.
Emilia Tornatore ha assistito alle visite mediche a cui si
sono sottoposti alcuni dei naufraghi. “Appena siamo scesi nella stiva dove
dormono ci hanno applauditi” - racconta - alcuni di loro erano felici,
altri avevano un’espressione davvero disperata. Uno di loro piangeva
senza sosta. Erano provati”. La volontaria di Emergency
racconta di aver visitato la Cap Anamur, guidata dal presidente
dell’associazione, Elias Bierdel. “Abbiamo fatto un giro per
vedere la nave. I naufraghi vivono in alcuni container interni, puliti
e ben equipaggiati. Sul ponte c’è un’infermeria molto ben attrezzata e
una sala operatoria che però è momentaneamente fuori uso. A bordo c’è Brigitte,
tedesca, un’infermiera che ha lavorato
in Afghanistan e Sierra Leone. Ha una grande esperienza, ma resta
un’infermiera, non un medico. Il medico portato da Emergency
-continua Emilia Tornatore - non ha riscontrato patologie
particolari tra i naufraghi, tranne che per uno di
loro, che ha una sospetta appendicite e che necessita
di cure immediate nonostante gli antibiotici che il personale della Cap
Anamur gli sta facendo prendere. Molti hanno diarrea, problemi
di stomaco, uno di loro soffre di amebiasi. I malesseri più
comuni sono dolori ossei ascrivibili a stress nervoso. E poi
ci sono i problemi tecnici tipici di una nave che si trova in mare
aperto da più di due settimane. La spazzatura si è accumulata, mancano
frutta, cibo fresco e l’acqua potabile sta finendo”.
Anche
ieri, in conferenza stampa, Elias Bierdel ha ribadito le
motivazioni che inducono la Cap Anamur a continuare il suo sit-in in alto mare
con i 37 naufraghi a bordo. Il
Mediterraneo deve cessare di essere la tomba d'Europa e quest'ultima
non può ignorare chi ogni giorno annega tra le sue acque per sfuggire
alla guerra o alla fame. Le autorità italiane devono prendere coscienza
di questo e intervenire, concedendo alla nave umanitaria il permesso di
entrare e occupandosi dei naufraghi. Bierdel ha comunque
aperto uno spiraglio alle trattative con il governo italiano,
ammettendo che - nel caso in cui la Cap Anamur avesse
commesso qualche errore o inesattezza burocratica
- sarebbe disposto a scusarsi pubblicamente. Il
presidente dell'organizzazione tedesca ha comunque ricordato di essere
nuovo a simili operazioni nel Mediterraneo e di non essersi mai trovato
di fronte a una situazione simile, nonostante l'esperienza più che
ventennale di salvataggio dei boat people in altre
acque.
Il nodo della questione resta l'isola
di Malta, dove la Cap Anamur avrebbe transitato il 24 giugno scorso
(quindi con i naufraghi già a bordo), per scortare una barca in panne
con alcuni somali a bordo. Secondo l'Italia, sarebbe stato quello il
primo Paese a cui chiedere asilo politico, secondo le leggi
internazionali che regolano la richiesta
d'asilo. "Ma a Malta i naufraghi sarebbero stati
arrestati", interviene Cristopher Hein del Cir, che sta svolgendo il
ruolo di mediatore nella vicenda. "Questo è il motivo che ha indotto
Bierdel e la Cap Anamur a proseguire verso l'Italia, meta originaria
della nave".
Resta avvolta nel mistero la
provenienza dei profughi, che - rivela Hein - non sarebbero tutti sudanesi del
Darfur. "Ho
verificato di persona insieme a un interprete sudanese. Sebbene possa
confermare che provengono tutti dall'Africa sub-sahariana, ho
constatato personalmente che molti vengono da zone di guerra, ma non
dal Darfur".
La provenienza dei profughi non
sembra comunque essere una priorità, in questi giorni di attesa. I
naufraghi sono sfiniti, debilitati, provati. Sono fuggiti da qualcosa
che li ha segnati e si trovano davanti un muro, oltre a un caso
diplomatico che li vede come scomodi protagonisti. Tutte le sere,
raccontano dalla nave, si ritrovano insieme, cristiani e musulmani, per
pregare in silenzio.
"Uno di loro mi ha
colpito in particolare", rivela Guy Chiappadenti, inviato de La7.
"Guardava l'orizzonte e nelle mani teneva una Bibbia. Poi si è voltato
verso di me e mi ha detto: chissà dov'è l'Italia. So che è
laggiù, oltre l'orizzonte. Ma non la vedo. E dopo questo viaggio così
lungo non so ancora dove mi trovo".
Pablo Trincia