08/07/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Alcuni giornalisti e Emergency raggiungono la Cap Anamur
Cap AnamurSono state due le imbarcazioni che hanno raggiunto la Cap Anamur nel corso della giornata di ieri. La prima a partire in tarda mattinata dal porto di Sciacca è stata la “Piga”. A bordo c’erano Emilia Tornatore di Emergency e un medico, raggiunti in seguito da Christopher Hein, presidente del Consiglio Italiano per i Rifugiati (Cir).
 
Peacereporter ha trovato un’altra barca a Porto Empedocle, dove sono saliti i giornalisti di Sky, Rai, La7, Ansa, Manifesto, l’Unità e Repubblica. Anche loro hanno raggiunto la Cap Anamur, nel primo pomeriggio. A bordo, il presidente dell’organizzazione Elias Bierdel e l’equipaggio hanno organizzato una conferenza stampa, per sottolineare ancora una volta la posizione dell’organizzazione sulla questione.
 
“L’impressione che si ha alla vista di tutte le persone a bordo – equipaggio e naufraghi – è che abbiano una grande forza d’animo”, racconta Davide Camarrone, inviato della Rai. “Ma quello che traspare da quegli sguardi è la sofferenza di chi ha perso tutto. I naufraghi raccontano di aver lasciato tutto all’improvviso, chi il lavoro, chi lo studio, chi la famiglia. Tutti soffrono di problemi psichiatrici legati agli orrori che dicono di aver visto e al viaggio estenuante fino al limite delle nostre acque territoriali. Sono sulla nave da 18 giorni, dopo chissà quanti altri di fuga”.
 
Emilia Tornatore ha assistito alle visite mediche a cui si sono sottoposti alcuni dei naufraghi. “Appena siamo scesi nella stiva dove dormono ci hanno applauditi” - racconta - alcuni di loro erano felici, altri avevano un’espressione davvero disperata. Uno di loro piangeva senza sosta. Erano provati”. La volontaria di Emergency racconta di aver visitato la Cap Anamur, guidata dal presidente dell’associazione, Elias Bierdel. “Abbiamo fatto un giro per vedere la nave. I naufraghi vivono in alcuni container interni, puliti e ben equipaggiati. Sul ponte c’è un’infermeria molto ben attrezzata e una sala operatoria che però è momentaneamente fuori uso. A bordo c’è Brigitte, tedesca, un’infermiera che ha lavorato in Afghanistan e Sierra Leone. Ha una grande esperienza, ma resta un’infermiera, non un medico. Il medico portato da Emergency -continua Emilia Tornatore - non ha riscontrato patologie particolari tra i naufraghi, tranne che per uno di loro, che ha una sospetta appendicite e che necessita di cure immediate nonostante gli antibiotici che il personale della Cap Anamur gli sta facendo prendere. Molti hanno diarrea, problemi di stomaco, uno di loro soffre di amebiasi. I malesseri più comuni sono dolori ossei ascrivibili a stress nervoso. E poi ci sono i problemi tecnici tipici di una nave che si trova in mare aperto da più di due settimane. La spazzatura si è accumulata, mancano frutta, cibo fresco e l’acqua potabile sta finendo”.
 
Anche ieri, in conferenza stampa, Elias Bierdel ha ribadito le motivazioni che inducono la Cap Anamur a continuare il suo sit-in in alto mare con i 37 naufraghi a bordo. Il Mediterraneo deve cessare di essere la tomba d'Europa e quest'ultima non può ignorare chi ogni giorno annega tra le sue acque per sfuggire alla guerra o alla fame. Le autorità italiane devono prendere coscienza di questo e intervenire, concedendo alla nave umanitaria il permesso di entrare e occupandosi dei naufraghi. Bierdel ha comunque aperto uno spiraglio alle trattative con il governo italiano, ammettendo che - nel caso in cui la Cap Anamur avesse commesso qualche errore o inesattezza burocratica - sarebbe disposto a scusarsi pubblicamente. Il presidente dell'organizzazione tedesca ha comunque ricordato di essere nuovo a simili operazioni nel Mediterraneo e di non essersi mai trovato di fronte a una situazione simile, nonostante l'esperienza più che ventennale di salvataggio dei boat people in altre acque.
 
Il nodo della questione resta l'isola di Malta, dove la Cap Anamur avrebbe transitato il 24 giugno scorso (quindi con i naufraghi già a bordo), per scortare una barca in panne con alcuni somali a bordo. Secondo l'Italia, sarebbe stato quello il primo Paese a cui chiedere asilo politico, secondo le leggi internazionali che regolano la richiesta d'asilo. "Ma a Malta i naufraghi sarebbero stati arrestati", interviene Cristopher Hein del Cir, che sta svolgendo il ruolo di mediatore nella vicenda. "Questo è il motivo che ha indotto Bierdel e la Cap Anamur a proseguire verso l'Italia, meta originaria della nave".
 
Resta avvolta nel mistero la provenienza dei profughi, che - rivela Hein - non sarebbero tutti sudanesi del Darfur. "Ho verificato di persona insieme a un interprete sudanese. Sebbene possa confermare che provengono tutti dall'Africa sub-sahariana, ho constatato personalmente che molti vengono da zone di guerra, ma non dal Darfur".
 
La provenienza dei profughi non sembra comunque essere una priorità, in questi giorni di attesa. I naufraghi sono sfiniti, debilitati, provati. Sono fuggiti da qualcosa che li ha segnati e si trovano davanti un muro, oltre a un caso diplomatico che li vede come scomodi protagonisti. Tutte le sere, raccontano dalla nave, si ritrovano insieme, cristiani e musulmani, per pregare in silenzio.
 
"Uno di loro mi ha colpito in particolare", rivela Guy Chiappadenti, inviato de La7. "Guardava l'orizzonte e nelle mani teneva una Bibbia. Poi si è voltato verso di me e mi ha detto: chissà dov'è l'Italia. So che è laggiù, oltre l'orizzonte. Ma non la vedo. E dopo questo viaggio così lungo non so ancora dove mi trovo".
 
Pablo Trincia
Categoria: Profughi, Migranti
Luogo: Italia